Nella trasformazione la linfa della bellezza

di Hermann Hesse*

A Montagnola, in Canton Ticino (Svizzera), fino al 2 febbraio 2020 resterà aperta una mostra sul «lunghissimo rapporto di amicizia che legò Theodor Heuss e Hermann Hesse dai primi contatti professionali, avviati quando entrambi erano due giovani cultori della letteratura, agli ultimi anni della loro carriera, che videro il primo insignito del Premio Nobel e l’altro eletto alla carica di Presidente della Repubblica Federale Tedesca». 

Scritta e da lui stesso illustrata nel 1922 per la cantante mozartiana Ruth Wenger, che sarebbe poi diventata la sua seconda moglie, la “Favola d’amore” rappresenta anche la rinascita come uomo e artista di Hermann Hesse dopo un lungo periodo di silenzio creativo e crisi personale. (La foto è di Paola Ciccioli)

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese: «Sei tu l’albero della vita?». Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt’occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.

E di nuovo vide un albero, che era insieme sole luna.

Pictor chiese: «Sei tu l’albero della vita?».

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Torino, la città della bellezza visibile

di Luca Bartolommei

Torino è il «tutto in un punto» per Italo Calvino. E a Torino domani sera (20 marzo, ore 21) l’attrice Sonia Bergamasco leggerà “Città visibili e invisibili” nell’Auditorum Intesa San Paolo per il terzo e ultimo appuntamento dedicato allo scrittore che nella torinese casa editrice Einaudi «ha progettato i suoi libri e i libri degli altri». Introduce la serata Domenico Scarpa e la lettura può per la prima volta essere seguita anche in streaming sul sito http://www.grattacielointesasanpaolo.com/news/

Noi vogliamo omaggiare la bella città di Torino con questi appunti di viaggio di Luca Bartolommei, in ricordo di una notte speciale illuminata da luci d’autore.

“La città di Valdrada, tratta dal celebre romanzo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, è la prima della serie ‘Le città e gli occhi'”. Da: http://bistrocharbonnier.altervista.org/valdrada-citta-riflessa/

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Sulle tracce delle compositrici dimenticate

di Angela Giannitrapani

Ascoltiamo un brano di Cécile Chaminade, prima compositrice francese a ottenere nel 1913 la Legione d’Onore, e ringraziamo Angela Giannitrapani che ci fa da guida nel “Pomeriggio musicale” della Casa delle donne di Milano.

Lo sapevate che ci sono almeno duemila compositrici di talento, in un periodo che va dal ‘500 ai giorni nostri, non registrate nella storia della musica? Tra le dimenticate di recente si nominano Anna Mahler o Fanny Mendelssohn o Maria Anna Mozart. Andando indietro verso il 1100 ecco Hildegard von Bingen e Maddalena Casulana, che nel tardo ‘500 fu la prima musicista pubblicata. Per una manciata di famose salvate dall’oblio ce ne sono, però, tante altre che sembravano svanite nel nulla o le cui note sono rimaste soffocate da padri misogini o mariti e fratelli famosi.

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«…in quella bellezza ferma, senza tempo»

di Erica Sai

Giorgia ha deciso di riprendere a danzare, la sua amica Erica è andata a vederla: ecco cosa ne è nato.

Illustriamo la poesia di Erica Sai con una foto di Meg Stuart alla quale la Biennale di Venezia ha attribuito il Leone d’Oro alla carriera, che la danzatrice e coreografa americana riceverà il 22 giugno 2018 (http://www.labiennale.org/it/news/i-leoni-la-danza-2018) Foto da: http://blog.calarts.edu/2009/10/15/photo-gallery-choreographer-meg-stuart-at-the-school-of-dance/

BALLERINA

 

Lo sguardo si irrigidisce serio

insieme al collo, alla schiena

a tutto il corpo

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«Perché lavoro a Milano? Lavorare altrove mi sembrerebbe strano»

Ancora Milano, ancora un artista che le resta aggrappato e ne fa – questa volta – il set naturale dei suoi film sospesi tra finzione e realtà.

«In basso a destra il cortile set di “Ratataplan” al 24 di via de Castillia… Sopravissuto a tutto, anche al bosco verticale». Scrive così Maurizio Nichetti commentando questa foto che ha postato su Facebook e nella quale le vecchie case con cortile, dove il regista ha girato nel 1979 il suo film d’esordio, sembrano volersi fare ancora più piccole di fronte allo svettare dei griffatissimi grattacieli alberati. In questo link la famosa e divertente sequenza del bicchiere d’acqua, noi l’abbiamo rivista di recente nella sede di Film Tv Lab con aneddoti live su “Ratataplan” dalla voce dello stesso Maurizio Nichetti: https://www.youtube.com/watch?v=2aOFoPh8wPc

di Maurizio Nichetti*

Qualche anno fa mi hanno chiesto: «Ma tu perché sei rimasto a lavorare a Milano?». Bella domanda. Il cinema, come tutti sanno, si fa a Roma: Già… Perché allora io sono rimasto a Milano? … E ci ho girato anche otto dei miei dodici film!

Non ci avevo mai pensato. Così ho risposto, tutto d’un fiato:

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Schubert e le fanciulle, ovvero Anna e Lucia Molinari

Testo e foto di Luca Bartolommei

Ci è stata offerta la possibilità di assistere, nel bellissimo e ritrovato Teatro Gerolamo di Piazza Beccaria a Milano, al concerto di premiazione organizzato da Le Dimore del Quartetto. Tra i premiati, il quartetto Dàidalos,  formazione nata a Novara nell’ottobre del 2014 dall’incontro, tra amicizia e Conservatorio, di Anna Molinari e Stefano Raccagni violini, Lorenzo Lombardo viola e Lucia Molinari violoncello. Questi i giovani musicisti quasi tutti di vent’anni, ma c’è chi ancora non li ha compiuti, che hanno proposto per l’occasione una convincente esecuzione del quartetto “La morte e la fanciulla” di Franz Schubert. Siamo stati colpiti dalla freschezza e dalla verve interpretativa dell’ensemble, ed abbiamo chiesto alle sorelle Anna e Lucia Molinari di raccontare la parte femminile dei Dàidalos, ma non solo quella,  alle nostre lettrici e ai nostri lettori.

Il Quartetto Dàidalos in questa foto scattata il 17 dicembre al Teatro Gerolamo. Potremo ascoltare i giovani musicisti, presentati dalla Società del Quartetto di Milano e proposti da Dimore del Quartetto, in un concerto organizzato il 27 gennaio 2018 a Villa Necchi Campiglio a Milano.

Incontro Anna e Lucia Molinari in un pomeriggio piovoso e freddo di fine dicembre. La conversazione con le sorelle novaresi, 18 e 20 anni, rispettivamente violinista e violoncellista, scivola via tranquilla e ci scalda da subito. Le due ragazze sono spontanee, sciolte, ma estremamente determinate, professionali.

Bene, ecco cosa ci siamo detti. Continua a leggere

Un amore di musica

di Maria Elena Sini

Sof’ja Tolstaja (1844-1919) nel 1862, a soli 17 anni, sposò Lev Tolstoj ed ebbe da lui 13 figli. Il suo “Romanza senza parole” (pubblicato in Italia da La Tartaruga) è rimasto inedito fino al 2010 per volontà della stessa dell’autrice

In passato mi è capitato di riflettere sul  pregiudizio che spesso ha limitato e soffocato tante potenziali scrittrici, pittrici o musiciste che non hanno avuto il coraggio di aprire i loro diari o mostrare le loro opere temendo di essere testimoni di un mondo troppo piccolo o portatrici di un’arte che il mondo non era pronto ad accogliere. Ho letto, ad esempio, che Sof’ja Tolstaja, moglie di Lev Tolstoj, per molti anni fu la fida consigliera del suo sposo, trascrisse e apportò correzioni alle opere del più celebre marito al punto che oggi molti critici trovano difficile distinguere le parti scritte dall’autore di “Guerra e pace” da quelle di sua moglie.  Continua a leggere

«Ehi, Orsa Maggiore, esigi/ che ci assumano in cielo da vivi!»

di Vladimir Majakovskij*

Cover of Jakobson, Svyatopol-Mirskiy, Smert Vladimira Mayakovskogo, 1930. Photo by László Moholy-Nagy (https://monoskop.org/)

SETTEMBRE 1917

Battete in piazza il calpestio delle rivolte!

In alto, catena di teste superbe!

Con la piena d’un nuovo diluvio

laveremo le città dei mondi.

 

Il toro dei giorni è pezzato.

Il carro degli anni è lento.

Il nostro dio è la corsa.

Il cuore è il nostro tamburo.

 

Che c’è di più celeste del nostro oro?

Ci pungerà la vespa d’un proiettile?

Nostre armi sono le nostre canzoni.

Nostro oro le voci squillanti.

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Zanzarella, la giustiziera degli animali abbandonati

di Pier Didoni

Ilustrazione di Riccardo Mazzoli da “Zanzarella salva Ugo il tartarugo dal fosso puzzolente”, una delle favole musicali che hanno come protagonista la zanzara buona, generosa e sensibile nata dalla fantasia del pittore, musicista e compositore Pier Didoni (Music-Milano) http://ferrarididoni.com/index.php/tag/zanzarella/

Ebbene sì, a Milano le zanzare colpiscono ancora, indifferenti al calendario (novembre!) e alla stagione (autunno!). Sono tenaci, sovrappeso, moleste al di là di ogni umana sopportazione. Non come la “Zanzarella” immaginata da Pier Didoni che, in duo con la pianista Emanuela Ferrari, domani 9 novembre 2017 porta in scena lo spettacolo “Quadri in esposizione” al Circolo familiare di viale Monza 140, a Milano. 

“Ci vuole una bella pulizia a questo punto per il nostro povero Ugo”, disse Zanzarella, che ormai si era dimenticata che a casa c’era una torta che l’aspettava.

E chiamò al raduno tutte le zanzare che passavano di là. “Sentite amiche zanzare, dobbiamo ripulire da testa a zampe questo tartarugo puzzolente, e rimetterlo a nuovo”.

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«Così, in un deposito di cianfrusaglie, ho trovato le foto di Vivian Maier»

di John Maloof*

New York, 1954. Così, semplicemente, è intitolata la fotografia scattata da Vivian Maier, esposta fino a domenica 8 ottobre nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova, all’interno della mostra, promossa da Civita, dal titolo “Una fotografa ritrovata” http://www.mostravivianmaier.it

Nel 2007, mentre lavoravo a un libro sulla storia degli abitanti di Portage Park, una comunità nel Nordest di Chicago, mi sono imbattuto casualmente nell’archivio fotografico di Vivian Maier. La serie di eventi scatenata da questa scoperta ha scombussolato non solo il mondo della street photography ma anche la mia vita. Ciò che è cominciato come una sfida personale ha ben presto suscitato l’interesse del pubblico e mi ha portato negli ultimi tre anni a dedicarmi all’archiviazione e alla conservazione dell’ampia opera della Maier, rimasta sconosciuta per più di mezzo secolo.

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Dio abita a Cuba?

di Maria Elena Sini

Il mare di Cuba e i suoi colori in uno scatto di Raffaella Dolcini, una delle compagne di viaggio di Maria Elena Sini. Quella che pubblichiamo ora è la prima parte di un documentatissimo approfondimento sull’isola caraibica che in queste ore è di nuovo al centro di tensioni con gli Stati Unti di Donald Trump

«Gli Stati Uniti intendono diffondere una allerta invitando i cittadini americani a non recarsi a Cuba, in seguito a timori per possibili “attacchi” negli hotel dell’isola che metterebbero a repentaglio la salute dei viaggiatori», questo è quanto riferisce l’Agenzia Ansa. Grazie a Maria Elena Sini, che è stata a Cuba di recente, siamo in grado di raccontare com’è adesso l’isola di Raúl Castro. Al di là del suo mare bellissimo, degli stereotipi e della propaganda. 

In questi giorni sto leggendo Dio non abita all’Avana di Yasmina Khadra, edizioni Sellerio, e non è una lettura casuale, dato che quest’estate ho trascorso dieci giorni a Cuba e da allora ogni cosa che riguarda la splendida isola dei Caraibi mi incuriosisce. Quindi quando ho visto il libro sul banco della libreria l’acquisto è stato irrinunciabile. Appena tornata dal viaggio volevo parlare delle mie impressioni su Cuba, ma mi sembrava troppo difficile descrivere le emozioni contrastanti che il posto mi aveva suscitato e invece Don Fuego, il protagonista del libro, mi ha catapultato di nuovo nelle strade e nella musica dell’Avana ed è stato inevitabile ripensare a quell’atmosfera di decadenza e di antica bellezza e cercare il modo per condividerla.

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Buio a New York

a cura di Paola Ciccioli

Craigie Horsfield, “Broadway, 14th day, 18 minutes after dusk, September 2001, 2012” (https://www.luganolac.ch/it/933/craigie-horsfield)

Ho visto questo arazzo di Craigie Horsfield a Lugano, al Museo d’arte della Svizzera italiana. C’era anche l’artista inglese, quel giorno, perché si inaugurava la sua mostra “Of the Deep Present”, con quelle opere, a volte grandi quanto un’intera parete, che sono “dipinti fotografici” di fortissimo impatto. Come questa scena della distruzione delle torri gemelle di New York, realizzata su un “tessuto” di lana, cotone, seta e filato sintetico 11 anni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Lascio la parola alla critica d’arte statunitense Nancy Princenthal e a quel che scrive nel sontuoso catalogo:

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«Lucio Fontana mi disse di leggere adagio le mie poesie, e intanto lui disegnava»

di Lina Angioletti*

Lucio Fontana, “Ambiente Spaziale”, 1967. E “Ambienti/Environments” è il titolo della mostra «che raccoglie per la prima volta nove Ambienti spaziali e due interventi ambientali, realizzati da Lucio Fontana tra il 1949 e il 1968 per gallerie e musei italiani e internazionali». Dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, Milano, Pirelli HangarBicocca, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana (http://www.hangarbicocca.org/)

Un altro amico illustre è stato Lucio Fontana.

La prima volta che illustrò una mia raccolta di poesia fu attraverso l’Editore Arturo Schwarz; la seconda volta fu per la mia raccolta Discorso a Sergio, Edizioni del Triangolo, e fu dopo la morte del nostro Sergio.

Ricordo che io, che ero un pezzo di dolore e basta, andai dietro pressione affettuosa di Roberto Sanesi nello studio di Fontana; ero seduta da un lato del suo tavolone e lui dall’altro nel suo bellissimo studio di Milano, in corso Monforte.

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Patrizia e le sue borse inimitabili all’aroma di caffè

di Maria Elena Sini

Maria Elena Sini ci racconta oggi un’altra bellissima storia che ha per protagonista una donna ricca di talento, immaginazione e creatività. Parliamo di Patrizia Pigò, insegnante di Scienze motorie di Alghero, capace di trasformare in oggetti unici materiali molto diversi, a cominciare dalle buste del caffè che lei cuce per farne delle borse, come questa fotografata per “Donne della realtà” dalla nostra amica blogger

Metti una giornata di maestrale in spiaggia quando il sole improvvisamente si copre e scompare, il vento muove la superficie del mare, le onde impetuose si infrangono a riva, nuvole scure dipingono il cielo di grigio e poi un lampo accecante fende il cielo come una lama dorata che si spegne nel profondo del verde e dell’azzurro.

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Fratelli al galoppo

di Laura e Luca Bartolommei

Mia sorella Laura mi ha inviato una email e un’immagine dopo aver letto il mio post su “Luci a San Siro“. Ho risposto ai suoi ricordi con altrettanti ricordi, sbucati improvvisamente e inaspettatamente dalla memoria, o forse dalla curva di fondo, al galoppo.

“San Siro” opera di Renato Vernizzi, (Parma 1904 – Milano 1972). Spiega Laura Bartolommei: «L’autore è stato uno dei protagonisti di quella tendenza espressiva che venne definita “chiarismo”. Il quadro ritrae un esile cavallo ed il suo fantino che rientrano al passo nelle scuderie, un senso di pace e di tranquillità li accompagna, dopo la fatica fisica e nervosa dell’allenamento mattutino. Poche pennellate staccano i due dal fondo chiaro della strada, del cielo e dei muri privi di spessore delle due casette, sul bianco risalta il verde delle chiome degli alberi, l’azzurro tenue delle persiane, il rosso della cancellata, il nero dei tronchi alti e sottili che fanno da quinta alla scena principale»

Complimenti per il pezzo su San Siro, bellissimo, mi ha commosso.

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