«Io nel tumulto del 25 aprile con il “Grande Capo” in fuga sull’altra riva del lago»

di Anna Bertarini Monti*

Bellano, 25 aprile 2021: 76 anni dopo il corale ringraziamento per la fine della guerra, questa mattina nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Bellano si è pregato ancora per chi ha fatto la Resistenza, per chi allora si è sacrificato per ridare la libertà al nostro Paese. E per chi, ora, sta cercando di portare l’Italia e il mondo fuori dalla pandemia (foto di Paola Ciccioli).

Bellano, 25 aprile 1945: tutto il paese prega per la pace ritrovata. Sulla sponda opposta del lago di Como Benito Mussolini, travestito da tedesco, tenta inutilmente di scappare dall’Italia.

La mattina del 25 aprile c’era nebbia sulle montagne, sembrava quasi nevischio: dalla montagna sembrava che sarebbero scesi i nostri partigiani.

La strada del lago era interrotta: la colonna tedesca che saliva verso la Valtellina era ferma, asserragliata nelle gallerie di Grumo e aspettava gli Americani per arrendersi.

Sulla riva di fronte, “il Grande Capo” era nascosto nell’altra colonna tedesca che saliva anch’essa verso la Valtellina: era un uomo finito, spaventato, mascherato da una divisa tedesca, stava fuggendo per arrivare al confine.

Le notizie erano sconvolgenti, incerte, non si capiva più niente. Quel giorno, sul lago, si concludeva mezzo secolo di storia.

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