Una scrittrice e una editrice, intrecci di parole tra due donne che lasciano il segno

di Angela Giannitrapani

La scrittrice Silvana La Spina

La scrittrice Silvana La Spina

Ho assistito all’incontro di due donne fuori dal comune. Ma entrambe sono donne che hanno attraversato la realtà, questo è certo.

Una, scrittrice, ne ha creata una parallela a quella primaria, con i suoi personaggi e intrecci. L’altra, editrice, l’ha trasformata.

Silvana La Spina è nata a Padova da madre veneta e padre siciliano e ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza in provincia di Catania. Nel suo ultimo libro La Continentale, edito da Mondadori, attraversa il terreno accidentato del rapporto conflittuale madre-figlia che si gioca all’interno di un altro conflitto: quello tra Nord e Sud. Ci sarebbe di che inciampare. Ma, durante l’incontro avvenuto alla libreria Milano Libri di via Verdi (giovedì 12 giugno), La Spina ha assicurato che, nonostante l’argomento evochi lacrime e sangue, l’ironia che pervade le pagine sospinge il passo e allevia il peso dell’anima. Da alcun brani che sono stati letti, devo dire che aiuta anche una scrittura lineare, dalle frasi brevi e incisive, come freccette lanciate al centro del bersaglio con mira inappuntabile. Fuori dalle pagine la scrittrice è una affabulatrice vulcanica, ricca dei due rami d’Italia che contiene in sé.

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La lunga marcia contro la solitudine delle donne che scrivono

Anna Banti fotografata da Ghitta Carrell nel 1934

di Elisabetta Rasy*

Nel 1983 un gruppo di scrittrici italiane che avevano compiuto i settant’anni furono intervistate e le loro dichiarazioni raccolte in un libretto (Le signore della scrittura a cura di Sandra Petrignani, edizioni La Tartaruga). Erano donne che avevano avuto vite e storie diverse, difficoltà e successo diversi. Gran signore della cultura come Anna Banti, che era stata moglie di Roberto Longhi e redattrice di una delle più prestigiose riviste italiane, Paragone, e solitarie insegnanti come Laudomia Bonanni; autrici osannate e dal successo indiscusso come Elsa Morante (la sua intervista fu costruita a tavolino con brani di precedenti dichiarazioni perché la Morante, allora molto malata, si preparava alla sua morte disperata) e autrici dai cassetti pieni di manoscritti lasciati a marcire per paura e totale sfiducia nel mondo editoriale come Paola Masino. Ma in ognuna, nella diversità, c’era un uguale e vivissimo sentimento: quello della solitudine. Non solo e non tanto una solitudine esistenziale, ma la solitudine come isolamento culturale Continua a leggere