Andrea Vitali e il vento di Bellano che scompagina i destini di tre sorelle

di Andrea Vitali

Due pagine, la 174 e la 175, dal nuovo e già amatissimo romanzo di Andrea Vitali, La gita in barchetta, il 36esimo che lo scrittore-dottore ha pubblicato solo con Garzanti. Le proponiamo con il consenso dell’autore, che ringraziamo, mentre immaginiamo di essere all’inizio degli Anni ’60 e di entrare con discrezione in una umile casa di Bellano – il borgo reale e letterario sul lago di Como – dove una vedova e le sue tre figlie cercano di opporsi al vento a volte cattivo della vita. 

Un momento della presentazione del romanzo “La gita in barchetta” che si è tenuta il 20 novembre al Teatro Franco Parenti di Milano nell’ambito di BookCity 2021. Lo scrittore Andrea Vitali, al centro, ascolta con il giornalista Armando Besio una delle cinque canzoni proposte dal duo Angelica De Paoli e Alessandro Balladore, in omaggio alla connotazione fortemente musicale del libro. (Lo scatto è di Paola Ciccioli)

La vedova Cereda invece aveva confidato nel fatto che la permanenza in casa della prima figlia si limitasse a un paio di giorni, massimo tre. Tant’è che la sera di mercoledì, trovandosela ancora sotto gli occhi, seduta a tavola per la cena, le aveva detto: «Ti sei dimenticata di avere una casa?».

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«Ma va’?», «E già!»

Le acrobazie delle parole quando la “novità” fa sobbalzare la provincia nel libro di Andrea Vitali Olive Comprese (Garzanti, prima edizione 2006). Questa sera – domenica 4 luglio 2021 – lo scrittore sarà al Palasole della sua Bellano, sul lago di Como, in uno spettacolo di “teatro, canzone e letteratura”. Con Francesco Pellicini alle ore 21.

di Andrea Vitali

Andrea Vitali fotografato di spalle da Paola Ciccioli lungo via Manzoni, a Bellano, il borgo dell’alto Lario dove lo scrittore è nato, vive, lavora e inventa le storie dei suoi romanzi: in un intreccio di atmosfera del luogo e sensibilità personale che questo scatto sembra restituire.

Fratina Mazzoli era la serva tuttofare di casa Bonaccorsi. Era soprannominata «Patati». Del tubero aveva l’intelligenza e la mimica. Ma anche la bontà e l’attitudine a essere cucinata in qualunque modo. Solitamente prendeva servizio alle otto in punto. La mattina di quel 10 maggio le era stato concesso di presentarsi alle nove per non disturbare il riposo del podestà dopo la notte di festa per l’Impero. Fosse stata una giornata come le altre quindi sarebbe toccato a lei vedere per prima lo sfregio sul muro a lato del portone d’ingresso di casa Bonaccorsi. E probabilmente non si sarebbe fatta troppe domande, nemmeno una. Avrebbe preso acqua e lisciva e l’avrebbe cancellato.

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