Marì, che “scasettava” e faceva ridere le donne con gli stornelli

di Anna Caltagirone

Quasi quattro anni fa, intorno ai suoi 90 anni, Anna Caltagirone ha iniziato a scrivere (e questo blog a pubblicare) il racconto della propria vita: l’infanzia in Sicilia, la perdita del padre ferroviere, gli studi magistrali interrotti e la fuga da Palermo durante la seconda guerra mondiale, l’arrivo a Cupra Marittima superando la paura dei bombardamenti, il diploma di maestra, il suo primo incarico nel 1950 come insegnante di ruolo in una “scuoletta” di montagna a San Severino Marche, l’incontro con l’uomo così bello da sembrare un attore che avrebbe sposato, i tre figli, il trasferimento nella frazione Convento di Urbisaglia, in provincia di Macerata, e i riti e le amicizie di un modo di essere comunità ormai scomparso. 

L’esistenza di una donna che è anche la Storia d’Italia oggi si arricchisce di un nuovo volto, di un nuovo racconto. Tutti gli altri li trovate elencati e consultabili in coda al post. (p.c.)

Marì de Cioci in un bel ritratto custodito dalla Biblioteca di Urbisaglia, con un grazie ad Alberto Antinori per la collaborazione

Marì de Cioci era una vecchietta smilza e arzilla. Abitava in paese e a casa non ci stava quasi mai perché amava scasettare. La conoscevano tutti e le davano da dire perché sapevano che aveva sempre la risposta pronta. Se era di buon umore, attaccava discorso e rispondeva a tono, altrimenti non ci pensava due volte a mandarti in quel paese.

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«Affidavo i miei figli a Gina, mamma sorella»

di Anna Caltagirone Antinori*

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Gina Aguzzi Ciccioli, qui giovane e sorridente, con Maria Vittoria e Fabrizio, i figli di Anna Caltagirone Antinori. L’autrice del post è stata maestra delle elementari di Paola Ciccioli, alla quale ha donato questa foto

Era il 1959 quando mio marito venne chiamato per un incarico a tempo determinato presso la Cassa di risparmio di Urbisaglia. Era un’occasione che non potevamo lasciarci sfuggire. Fernando accettò l’incarico e, per la durata dell’anno scolastico in corso, restai sola tutto il giorno con due bambini piccoli: Marvì di poco più di due anni e Fabrizio di pochi mesi. Ci eravamo sistemati nell’appartamento dell’edificio scolastico, in contrada Collevago del comune di Treia. Stavamo bene, circondati da brava gente impegnata tutto il giorno nei lavori dei campi. Era venuta a vivere con noi una ragazza che badava ai miei figli nelle ore in cui scendevo al piano inferiore per fare lezione ai bambini di una pluriclasse. Le mie giornate si somigliavano tutte, scandite dalle ore di lezione, poi la pappa per i bimbi, il pranzo e le faccende domestiche.

Fernando partiva la mattina presto e tornava a sera inoltrata. La nostra preoccupazione era il mio dover stare sola, in campagna, senza mezzi di comunicazione (il telefono era a Chiesanuova a due chilometri di distanza) e senza mezzi di trasporto con due bambini in tenera età. Fernando non stava tranquillo e fu così che decisi di chiedere trasferimento. Avevo già abbastanza punteggio, così lo ottenni a Convento di Urbisaglia e alla fine dell’anno scolastico cambiammo residenza.

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