«Noi, bambini d’anteguerra, ci sentivamo i padroni della strada»

di Alba Tiberto Beluffi*

La Milano Pop di Italian Code, con i tram che continuano a sferragliare nella città in trasformazione, è in mostra nella libreria Mondadori di piazza Duomo fino al 2 settembre (https://www.agi.it/blog-italia/punta-di-pennello/tram_milano_arte-4167120/post/2018-07-17/)

Della mia infanzia voglio ricordare la via dove abitavo in una villetta, Via Catalani, una strada profumata da un gigantesco glicine che si arrampicava con garbo e con eleganza ai cancelli di una villa. La Via Catalani è praticamente tagliata in due da Via Porpora, un’arteria dove allora passava il tram N. 3 che portava diritto sotto le guglie del Duomo nel suo lato più suggestivo, l’abside. All’angolo fra Via Catalani e via Porpora c’è un edificio di notevoli proporzioni, una grande villa, che quasi chiudeva la serie di villette piccole e aggraziate che rendevano particolarmente attraente il tratto di via Catalani dove abitavo. In questo edificio abitava la famiglia Omodeo con cui molto tempo dopo mi sarei imparentata. Gli Omodei nostri coetanei erano tre fratelli il maggiore dei quali portava il nome dello zio, Adolfo, stretto e stimatissimo collaboratore e allievo di Benedetto Croce, di cui ho appreso il pensiero e la filosofia nei tempi dell’Università.

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Vera e il suo canto in bronzo alla maternità

di Paola Ciccioli

“La visitazione di Maria a Elisabetta”, dettaglio del portale in bronzo della Chiesa di Santa Maria della Vittoria, in via De Amicis, a Milano. L’opera è della scultrice Vera Tiberto Omodeo Salè (foto di Luca Bartolommei)

«Ah, Michele Zappino era il più giovane insegnante di Brera. Era venuto su dalla Calabria e aveva maglioni di lana ispida, che pungeva». Sì, Vera ritorna con la memoria agli anni in cui frequentava l’aula di scultura dell’Accademia di Belle Arti e quel che restituisce sono i dettagli, il pane necessario di ogni autentico artista.

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