Il vanto, la gallanza e la lingua dell’origine

di Giuseppina Pieragostini

Sabato 20 gennaio Giuseppina Pieragostini, in collaborazione con il Centro Studi Marche e la partecipazione dell’Associazione Donne della realtà, presenta a Roma il suo premiato libro “Il Vanto e la Gallanza. Il paese dei contadini raccontato nella lingua dell’origine” (Pentàgora). L’appuntamento è alle ore 18 nella chiesa di Sant’Eligio dei Ferrari. Eccola la lingua parlata dai contadini del Piceno nel dopoguerra,  “ascoltiamola” direttamente dal primo capitolo, intitolato “La madre”. 

Osvaldo Licini, “Paesaggio marchigiano (Il trogolo)”, 1927 (http://www.archimagazine.com/blicini.htm)

‘Ha fatto l’appusa’ diceva la madre – che poi sarebbe stata la Mercanda – guardando in controluce la bottiglia di vino crudo intorbidata sul fondo e pareva contenta della novità ‘Speriamo che faccia la matre’.

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La storia del cuore raccontata con “lo parlà schietto e puro”

di Nazzareno Gaspari*

Per la copertina del loro libro, Eliana e Silvano hanno scelto la cartolina che Giuseppe Ribes inviò alla fidanzata il 25 aprile 1914

C’è una storia non scritta da cui proveniamo: è nel groviglio di affanni, ansie, sofferenze, fatiche, sacrifici, speranze, affetti, valori attraverso cui di generazione in generazione si è forgiato il nostro modo di stare in questo mondo e si è profilato il senso che gli diamo. Non ha gli onori della Storia con la S maiuscola ma la incrocia e la subisce; è storia tanto anonima e appartata nel suo svolgimento, quanto inaccessibile se non alle ragioni e alle domande del cuore.

Molto (o tutto) di essa rischia di perdersi nel passare delle generazioni. Molto rischia di dissolversi nei sempre più ampi e pervasivi orizzonti della globalizzazione.

Eppure si tratta di una dimensione costitutiva della nostra vita personale e collettiva importante oggi più di ieri, in balia come siamo di una cultura dominante che ci spinge nella direzione contraria del conformismo e dell’omologazione.

La libertà di essere e restare noi stessi è legata anche alla capacità di tenere attiva la consapevolezza di questa dimensione vitale, la memoria dei percorsi esistenziali che ci hanno aperto la strada – culla ancestrale delle identità e dei sentimenti che coltiviamo – che da memoria personale e familiare può diventare oggetto di più ampia comunicazione e condivisione.

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Me gusta a scrie puisie…

di Giovanni Ciurciola

Via Buccolini

Via Buccolini a Urbisaglia, nelle Marche (foto dalla pagina Facebook di Ivana Forconi)

PREFAZIONE

Me gusta a scrie puisie ‘m maceratese…

e chi lo legghje e chi cce pensa sopre?

A stu munnu, ‘m mijardu parla inglese,

ma lo maceratese chi lo scopre?

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«Insomma, fu il gran miracolo della pioggia!»

di Paola Chiavari Pignataro*

Urbisaglia: processione in via Buccolini, 28 aprile 1982

Urbisaglia: processione in via Buccolini, 28 aprile 1982

All’Abbadia di Fiastra Terza PETRINI ci riserva una piccola sorpresa: conosce la canzone di Pacì de lu steru! Ma perché l’ha sentita cantare tante volte da suo padre e direttamente anche da Pacì, quando passava a casa loro, con un gran cesto sotto il braccio… Quello che conosciamo; ma la canzone? Eccola! Terza comincia a canticchiarla: Il 28 d’aprile successe un gran miracolo… e qui, ahimé!, si ferma anche lei. Sicuramente questo sarà stato il verso più facile, ma possibile che insistendo…? Prova e riprova; infine rinuncia e conclude: insomma, che fu un gran miracolo, fu un gran miracolo! Continua a leggere