Un tuffo nell’Arte all’Idroscalo

di Luca Bartolommei

“Light signs” è il titolo di questa scultura in bronzo di Patrizia Guerresi che possiamo vedere al Parco dell’Arte dell’Idroscalo Milano. L’opera è inserita all’interno di un gruppo di circa 30 installazioni che si sussseguono lungo la riva orientale del “mare di Milano”. Queste mani, l’inverno scorso, erano piene di neve. Foto di Luca Bartolommei

Se non conoscete il Parco dell’Arte e il Museo Giovani Artisti all’Idroscalo della Città metropolitana di Milano direi che è proprio il caso di colmare questa lacuna visitandoli quanto prima. Lungo la riva orientale del “mare di Milano” si snoda il percorso che accoglie circa 30 opere di artisti di livello e fama internazionale (cito Baj, Manzù e Monguzzi tra gli altri) che sono seguite, in un anello che si percorre a piedi in circa due ore, da sculture di giovani artisti emergenti. Tutti interventi, come dicono quelli che se ne intendono, site specific ovvero installazioni pensate proprio per quel particolare posto. A mio parere, anche nel caso non lo fossero, lo diventano comunque, integrandosi perfettamente con l’ambiente.

Da domenica 12 settembre sarà possibile effettuare visite guidate al sito, ma pare che la prima giornata sia andata sold out in mezz’ora, quindi meglio ripiegare sulla  successiva domenica 19 e seguire le guide di Civita Mostre e Musei, presso cui è possibile prenotare. Sarà anche possibile, però, aggregarsi sul posto anche all’ultimo momento.

La conferenza stampa di ieri ha visto l’intervento profondo e vivace della Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera Livia Pomodoro, al solito molto elegante, che ha parlato della «diffusione della cultura che impone conoscenze reciproche» e della necessità di scambi in ogni senso tra i giovani di tutto il mondo. Il tutto facendosi aria con un ventaglio che le alleviava la calura prodotta dal sole incombente. La prossima volta, all’aperto va bene ma dopo dieci minuti c’era da svenire.

Docenti dell’Accademia, sponsor tipo Fondazione Cariplo, la vice-sindaca della Città metropolitana Arianna Censi, Cristina Pinoschi, direttrice dell’Idroscalo che ha parlato di semplificazione e accessibilità, per rendere l’arte «una cosa di tutti i giorni». Tante donne. Bene.

Poi la nuova App Idroscalo, novità della giornata presentata da Orpheo, che permetterà di essere informati su tutte le attività del Parco nonché di seguire il percorso espositivo mediante una mappa e vedere tutte le opere con commenti audio e testuali. 

“Fil rouge” è l’installazione di Nicola Salvatore che diventa, ma forse il bello è proprio questo, un comodo stendi-asciugamano. Foto di Luca Bartolommei

Finita la presentazione, divisi in gruppetti e forniti di ricevitori audio, parte il tour, guidato da esperte di Civita Mostre e Musei. Fedra Pavesi è competente, sicura e empatica e tiene un buon passo (ci dirà che è un’appassionata ciclista), il gruppo si sfilaccia e un po’ arranca, ma si ricompatta in fretta accanto al Grande nuotatore, ma in realtà sono tre, di Luciano Minguzzi, opera che mi ha stregato.

Tondino metallico rosso ciliegia per le balene stilizzate di Nicola Salvatore opera su cui, così ci dice la nostra guida, le/i bagnanti appendono con nonchalance ad asciugare accappatoi e asciugamani. Un fauno accovacciato di Giacomo Manzoni e poi, finalmente, un’opera creata da una donna, Light signs, bronzo di Patrizia Guerresi. Due mani attraversate da linee bianche che si uniscono a formare una conchetta, come quando si beve l’acqua da una fontanella. Già, l’acqua… chi non se l’è portata dietro ha sofferto, perché il percorso è privo di pozzi e/o oasi, e sotto il sole di mezzogiorno c’è chi ha abbandonato la corsa.

Notevoli le installazioni di Maria Cristina Carlini, Nada Pivetta, Grazia Varisco e Nanda Vigo. Ci siamo salutati dopo aver ascoltato anche una serie di dati storici su Milano e il suo mare, e ho voluto raccontare anch’io un breve aneddoto. Ai tempi dell’università, ebbene sì, qualcosa ho frequentato anch’io, ho assecondato un amico criminale nell’idea di seguire un corso di canoa del CUS Milano. Tutto bene fino a che un pomeriggio di febbraio mi sono ribaltato in un punto dell’Idroscalo che è risultato essere il più lontano da qualsiasi riva. Imbarcazione salva, io quasi assiderato. Ho piantato lì con la canoa olimpica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

#donnedellarealtà

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