«Ma va’?», «E già!»

Le acrobazie delle parole quando la “novità” fa sobbalzare la provincia nel libro di Andrea Vitali Olive Comprese (Garzanti, prima edizione 2006). Questa sera – domenica 4 luglio 2021 – lo scrittore sarà al Palasole della sua Bellano, sul lago di Como, in uno spettacolo di “teatro, canzone e letteratura”. Con Francesco Pellicini alle ore 21.

di Andrea Vitali

Andrea Vitali fotografato di spalle da Paola Ciccioli lungo via Manzoni, a Bellano, il borgo dell’alto Lario dove lo scrittore è nato, vive, lavora e inventa le storie dei suoi romanzi: in un intreccio di atmosfera del luogo e sensibilità personale che questo scatto sembra restituire.

Fratina Mazzoli era la serva tuttofare di casa Bonaccorsi. Era soprannominata «Patati». Del tubero aveva l’intelligenza e la mimica. Ma anche la bontà e l’attitudine a essere cucinata in qualunque modo. Solitamente prendeva servizio alle otto in punto. La mattina di quel 10 maggio le era stato concesso di presentarsi alle nove per non disturbare il riposo del podestà dopo la notte di festa per l’Impero. Fosse stata una giornata come le altre quindi sarebbe toccato a lei vedere per prima lo sfregio sul muro a lato del portone d’ingresso di casa Bonaccorsi. E probabilmente non si sarebbe fatta troppe domande, nemmeno una. Avrebbe preso acqua e lisciva e l’avrebbe cancellato.

Invece era toccato alla Settembrelli avvedersi dell’attentato. Verso le otto e trenta Dilenia aveva aperto il portone per raccogliere la bottiglia di latte fresco di mungitura che solitamente era compito della Mazzoli prendere e portare in cucina.

Lo sfregio le era saltato immediatamente all’occhio, ne aveva sentito il richiamo oscuro: una mano nera, aperta, minacciosa e inquietante, stampata sul muro a lato del portone. Era svenuta, soccorsa quasi subito da un pescatore che stava rientrando dal molo e che, tenendola in braccio, l’aveva riportata a casa. Una volta dentro la Settembrelli era tosto rinvenuta. Ma prima ancora di spiegare al marito cosa fosse successo, aveva chiesto di parlare immediatamente con la Sofistrà.

«Andate a chiamarla subito», aveva ordinato Ermete alla Mazzoli che nel frattempo era arrivata. Sarebbe stato inutile, dannoso anzi, opporsi alla volontà della moglie.

Eufrasia era prontamente intervenuta. Solo davanti a lei Dilenia aveva confessato l’accaduto.

«Quella mano nera…» aveva sospirato.

Un paio di mesi prima, aveva aggiunto, suo marito aveva avuto un piccolo attacco di cuore. Roba minima, ma…

«Non sarà un presagio?» aveva chiesto.

«Vado immediatamente a cancellarla», era insorto l’Ermete, facendo scongiuri e ordinando nel contempo alla Mazzoli di volare a prendere una tolla di biacca.

«Non prima che l’Eufrasia la veda», s’era opposta sua moglie.

Intanto Fratina era partita era partita. In strada aveva dato pure lei un’occhiata: s’era portata una mano alla bocca.

«Mamma mia!» aveva mormorato.

Una mano nera…

«Una mano nera?» aveva chiesto Amedeo Bigatti, titolare della ferramenta Bigatti, all’imbocco di via Manzoni.

«Nera», aveva confermato lui stesso poco dopo, passando la notizia al macellaio Divisanti che stava di fronte a lui.

«Sul muro di casa del podestà», aveva raccontato il Divisanti alla moglie.

«Me l’ha detto mio marito», aveva specificato quest’ultima a Rosaneve Nogara, amica sua e moglie dell’offelliere Spiriti il quale, approfittando della distrazione della consorte, aveva lasciato la bottega per andare col suo degno compare, l’elettricista Spatà, a bere il primo bianco della giornata commentando la novità.

Lo Spatà, mentre il socio parlava, aveva sorriso, superiore. Già lo sapeva.

«Ma va’?»

«E già!»

Aveva parlato col pescatore che aveva raccolto da terra la povera Dilenia.

«Svenuta!»

L’oste Malavasi li aveva ascoltati facendo tanto d’occhi. Usciti i due era entrato in cucina per raccontare la novità alla moglie. Quella non gli aveva nemmeno lasciato il tempo di aprir bocca.

«Va’ a prendere il pane lazzarone!» gli aveva detto.

Il Malavasi era partito e s’era sfogato col fornaio. Aveva avuto soddisfazione perché a quell’ora la panetteria era mezza piena. Tra gli altri c’era anche la moglie di Iginio Negri, segretario bellanese del PNF. Che poco dopo, non appena entrata in casa, aveva subito svegliato il marito che dopo la festa dell’Impero stava ancora dormendo pesantemente. 

«Cosa c’è?» aveva chiesto lui, già pronto alla bestemmia.

«Mi chiedi cosa c’è?» aveva detto lei. Ma lo sapeva o no che girava la voce che quella mattina la moglie del podestà era stata aggredita, forse presa a sberle proprio davanti a casa sua?

E lo sapeva, lo voleva proprio sapere da chi?

«Da chi?» aveva chiesto il segretario.

Da uno di quelli che avevano appena conquistato, un negro!

 

(a cura di Paola Ciccioli)

 

 

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