Opera, operetta, commedia, varietà, ballo o la pelota? Quella sera di marzo a Milano

di Vincenzo Mantovani*

Due pagine dal libro di Vincenzo Mantovani, Mazurka blu: la strage del Diana, prima edizione Rusconi 1979, ora in versione ebook gratuitamente scaricabile dal sito della Biblioteca Sormani di Milano.

 Luci ancora spente nei teatri italiani per la pandemia anche oggi, 27 marzo 2021, Giornata mondiale del Teatro (foto dall’archivio di Paola Ciccioli)

Quel giorno i milanesi che volevano passare una serata fuori potevano scegliere tra molti programmi.

Agli amanti dell’opera lirica il teatro Dal Verme offriva Dejanice di Catalani; lo spettacolo di quella sera era in onore di Ester Mazzoleni, l’«eletta cantatrice» che, «affrontando l’interpretazione di una parte che non sembrava la più adatta ai suoi mezzi vocali», aveva comunque dato al personaggio «un’anima canora e potenti vibrazioni drammatiche».

Agli appassionati della prosa cinque teatri offrivano la scelta fra quattro commedie in lingua e una in dialetto. Al Manzoni la rappresentazione degli Amanti di Donnay era in onore di Tullio Carminati che quella sera, davanti a un «uditorio elegantissimo», «con fine senso d’arte» avrebbe fornito un’interpretazione «squisita per sobrietà, per naturalezza, per intelligenza di dizione». Né sarebbero mancati gli applausi alla sua partner, l’attrice Alda Borelli, interprete, «con mirabile finezza», del personaggio di Claudina.

Unica novità della serata la commedia dialettale di Piero Ottolini, Var minga la pena!, messa in scena al Filodrammatici dalla compagnia milanese La Lombarda. Era la storia di un reduce che, «deluso nel suo sogno di rinnovamento sociale, abbraccia come unica speranza di salvezza le utopistiche teorie anarchiche fino a rendersi complice di un attentato terroristico»: un ragazzo «inebbriato di vuote parole» che, in singolare coincidenza con gli avvenimenti di quella sera, «andrà a perdersi nella follia di un gesto inutile e crudele».

Chi amava la rivista poteva scegliere tra il Lirico, dove la compagnia Rota-Donati presentava Il nuovo casino di città, e l’Eden, dove la compagnia stabile Castagna metteva in scena All’idea di quel metallo…, tre atti de De Flaviis e Natoli: un «lavoro garbato e piacevole» imperniato sull’idea che «l’oro non rappresenta né la saggezza né il bene» e che, dunque, «più ha chi più produce».

Chi amava il cinematografo, ancora ai primi passi, poteva andare al Garibaldi a vedere Sansone contro i filistei oppure, al Palace, il sesto e ultimo episodio della Tigre sacra.

Chi amava i burattini poteva andare al Gerolamo, dove la compagnia marionettistica Colla (ancora oggi in attività) presentava un doppio programma: I tre gobbi di Damasco e La serenata di Pierrot.

Gli appassionati della pelota basca si sarebbero dati convegno alle nove all’Augusteo; gli amanti del pattinaggio al Luna Palace di corso Buenos Aires; quelli del ballo, certo più numerosi, allo stesso Luna Palace e al Dancing Palace Orfeo di via Torino; quelli del varietà al san Martino e al Trianon.

Restava l’operetta, uno dei generi allora più in voga. Qui la scelta era limitata a tre titoli, essendo il mercoledì il giorno di riposo del quarto teatro (il Verdi) di solito adibito a quel tipo di spettacolo.

Molti andarono al Carcano, dove la compagnia Vannutelli-Pancani n.3 presentava La casta Susanna di Gilbert. Altri preferirono il Fossati, dove la compagnia C. Lombardo n.1 dava di Mascagni. Altri ancora, i meno fortunati, optarono per il Kursaal Diana di Porta Venezia, dove la compagnia di operette Ivan Darclée presentava, con inizio alle 20,30, Mazurka blu, tre atti di Franz Lehar: «il successo più forte della stagione».

*«La sera del 23 marzo 1921 al teatro Diana di Milano era in programma l’operetta Mazurka blu di Franz Lehár. Durante l’intervallo tra il secondo e il terzo atto una potente bomba esplose causando ventuno morti e più di cinquanta feriti. L’attentato fu uno degli eventi più clamorosi di una strategia della violenza che vide trionfare in Italia il fascismo. Gli autori erano un piccolo gruppo di anarchici, intenzionati a colpire Giovanni Gasti, questore di Milano, ritenuto responsabile della lunga e immotivata detenzione di Errico Malatesta e di altri suoi compagni. Ma la loro azione inevitabilmente finì per generare un profondo moto d’orrore nella borghesia e favorì il progressivo isolamento e lo sradicamento sociale del movimento anarchico. Ad avvantaggiarsi di questa situazione fu soprattutto Benito Mussolini, impegnato nella costituzione del Partito nazionale fascista, che prenderà il potere l’anno successivo con la marcia su Roma».

(a cura di Paola Ciccioli, un grazie per la collaborazione a Sergio Seghetti)

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