“Quel manifesto fascista con la mia condanna a morte sui muri di Bellano”

di Antonietta Osio Nogara

Sopra Bellano c’è un Santuario del Seicento che ha alle spalle boschi di castagni profumati e di fronte montagne con le cime candide per gran parte dell’anno, sorgenti dalle acque del lago di Como che nei mesi di sofferenza della pandemia si sono svuotate di vele e suoni. Un piccolo tondo sacro con una Madonnina e il suo bambino conduce qui da secoli persone che cercano o hanno trovato un appiglio di speranza, come testimoniano le centinaia di ex voto appesi dietro l’altare maggiore. Tra questi c’è, incorniciato, un manifesto della Guardia nazionale repubblichina che l11 agosto del 1944 annunciava la fucilazione di “Scalcini Pietro Leopoldo, Cameroni Antonio fu Pietro, Bazzi Giusto di Giacomo, Osio Antonietta nata Nogara e Brumana Bruna fu Giovanni”. Quel manifesto è lì per volontà di Umberto Osio, marito di Antonietta Nogara, appartenente a una facoltosa famiglia di banchieri e diplomatici, che in una lettera scritta alla madre Ester il 22 maggio del 1945 racconta perché i fascisti l’avevano arrestata, condannata a morte e rilasciata soltanto due ore prima della fucilazione. Un documento di eccezionale valore, che sono stata autorizzata a pubblicare, contenuto nel libro Antonietta Osio Nogara 1904 – 1987, Diari e pagine sparse, fatto stampare dall’ambasciatore Bernardino Osio, suo figlio, nel 1989. Con un grazie alla signora Donata della Biblioteca di Bellano per la collaborazione. (Paola Ciccioli)

L’ex voto nel Santuario della Beata vergine di Lezzeno (foto di Paola Ciccioli)

Vorrei poterti raccontare tutto ma credi mi è doloroso riandare col pensiero a tutto quello che ho passato io, Umberto e i ragazzi. Quante, quante volte vi ho chiamato, desiderato e mi sono trovata così sola, così disperatamente sola ad affrontare tutto!

Come sai, Umberto il 29 marzo del ’44 ha dovuto scappare di casa e rifugiarsi prima presso dei contadini buoni e generosi, poi in Brianza, per un mandato di cattura che veniva dal Ministero degli Interni, dietro indicazione di elementi locali. In Brianza ha dovuto vivere nascosto, chiuso in una casa, le ricerche per lui sono state continue sino al 24 aprile ’45. Da Milano, da Como si alternavano per venire a cercarlo. Ed io, rimasta sola con i bambini, dovevo farmi in quattro per far andare avanti la baracca, per sostenere Umberto, per provvederlo di tutto: non ti dico le strade che ho fatto con il cuore in gola per la paura di essere pedinata, per andare in cerca di sempre nuovi rifugi per Umberto.

Tutti mi consigliavano di non lasciarlo cadere in mano ai repubblicani. Ed infatti le accuse contro di lui erano gravissime. Ma ecco che non potendo prendere lui, hanno cominciato a tormentare me. Bellano era il centro di un nucleo forte di forze armate repubblicane, venute per l’ordine, per i rastrellamenti ed erano aizzati dalla famiglia Larghi. Quante lacrime hanno fatto versare quella gente! Quante fucilazioni per colpa loro! Quante case distrutte e bruciate dietro loro ispirazione. Cose da non credere.

Proprio il giorno della liberazione di Roma vengono in casa mia degli agenti di polizia per una perquisizione a fondo: e mi hanno buttato all’aria tutto ma niente hanno trovato, nemmeno una fotografia di Umberto che tanto volevano avere; ma nello stesso tempo c’era l’ordine di arresto per me. La nostra Madonnina di Lezzeno mi ha protetto facendo trovare Chicco a letto con un febbrone altissimo venuto improvvisamente e di fronte a questo piccolo che chiamava la Mamma hanno avuto pietà e mi hanno dato tempo quattro giorni. Che giorni di agonia!

Paolo e Antonio con degli appoggi a Como sono riusciti a far annullare questo ordine contro di me. Pareva tornato tutto tranquillo ed avevo ripreso con calma la mia vita cercando di far dimenticare ai ragazzi le brutte giornate dando loro una buona compagnia di amici e portandoli a spasso. Ma il 7 di agosto improvvisa viene la minaccia terribile. Sono presa come ostaggio e incarcerata qui a Bellano con l’accusa di essere la moglie di un capo parigiano.

Eravamo una trentina in carcere. Non sto a raccontarti tutto ma la minaccia era gravissima: fra di noi c’erano quelli destinati alla fucilazione se entro un dato termine non venivano riconsegnati tre militi fuggiti. E pensa, Mamma, che scossa hanno avuto i miei ragazzi quando, scesi in paese, hanno visto il manifesto col nome della loro Mamma fra le prime quattro persone destinate alla fucilazione, quel giorno stesso alla mezzanotte!

Il paese era in fermento, tutti piangevano e pregavano. Il prevosto era in cerca disperata di questi tre ragazzi fuggiti che fortunatamente erano caduti in mano dei partigiani i quali, saputo le gravi condizioni che ci minacciavano, sono subito scesi a trattative ed hanno consegnato i tre militi. Quando il prevosto è rientrato in paese, riportando questi ragazzi, è stato un urlo di gioia, di sollievo: si sono aperte le prigioni ed io mi sono trovata stretta fra le braccia dei miei ragazzi e di tutta Bellano. Pensa che sono uscita alle 10 di sera ed a mezzanotte doveva esserci l’esecuzione.

Per me non era più possibile fermarmi a Bellano e così al mattino presto, col cuore stretto ho dovuto lasciare la mia casetta e con me sono venuti Roberto e Sandra. Mi sono rifugiata prima nel Varesotto, ospite di amici, poi ho dovuto prendere una decisione. Ho messo i ragazzi in collegio a Galbiate, Roberto, Arturo e Bernardino ed io con Sandra siamo stati accolti presso una famiglia di amici, pure a Galbiate. I ragazzi sono stati bravi ma com’erano scossi! Chicco è rimasto a Bellano. Ed ho passato così tutto l’inverno fino al 25 aprile, lottando con tutto, col freddo, con le persecuzioni che continuavano ancora non più contro di me, ma contro le nostre case; volevano bruciarmi tutto Colico, farmi sequestrare tutto, bruciare Bellano, mi hanno distrutto Foppabona. Ma ora siamo liberi e siamo felici di essere di nuovo riuniti.

Ecco in breve quanto abbiamo passato, ma ti basti per farti sapere quanto abbiamo sofferto e penato. Ci vedremo presto, Mamma cara? Lo desidero tanto tanto e mi pare di avere diritto di essere circondata dalle vostre tenerezze ancora.

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