Nell’ombra di un gigantesco padre

di Giuliana Pogliani

Giuliana Pogliani, educatrice, donna sportiva e di buone letture, scrive a Paola Ciccioli su Assolo sul padre. Il teatro della vita, la famiglia dietro il Nobel (Aletti Editore, 2019), il libro nel quale la giornalista ha ricostruito per la prima volta la complicata vita affettiva del poeta Salvatore Quasimodo attraverso la “confessione” del figlio Alessandro.

Su questo libro, che svela fatti inediti del vissuto del Premio Nobel 1959, abbiamo già pubblicato le considerazioni di Giulia Berti Lenzi mentre il blog si prepara a ospitare i pareri di altre lettrici e altri lettori, sorpresi di scoprire un uomo, un marito e un padre molto “fragile” dietro un letterato celebrato.

Giuliana Pogliani in un autoscatto davanti alle maschere di cartapesta create con i suoi allievi

Ciao Paola, ho letto il tuo libro.

La prima parola che mi gira per la mente è intensissimo. Il tuo modo di scrivere così immediato e raffinato comunica le emozioni che tu vuoi far arrivare. Mi piace molto anche come hai articolato il libro: lettere, stralci di pensieri che ripercorrono la vita di questo figlio. L’attenzione è sempre mantenuta alta e viene voglia di leggerlo tutto d’un fiato. Ma poiché la tua scrittura è fresca, immediata e senza “schermi”, non risparmia nessun tipo di emozione. Così mi sono trovata ad essere travolta da due fronti opposti tra loro.

Da un lato mi sono immedesimata nel figlio, la sofferenza per un genitore assente, e comunque sentito come figura gigantesca, irraggiungibile e talmente sovrastante fino a far sentire “ombra”. E ancora. La sofferenza per l’altro genitore, amatissimo a tal punto da sviluppare un sentimento di protezione perché affranto e in qualche modo dipendente dall’altro genitore. E infine, la sofferenza di bambino che non ha la sicurezza del suo nucleo familiare, sempre in balia degli umori del genitore gigantesco.

Tutto ciò sotto la “versione” figlio.

Ma le sensazioni dominanti sono quelle da adulto e cioè, come madre, nel vedere il proprio figlio senza una base sicura. Assediato addirittura dalle donne del momento che si permettono di andare a scuola per accompagnarlo a casa, destabilizzando la sua serenità di bambino. Il terrore di mancare, come madre, di non essere abbastanza stabile per rendergli una vita piacevole e gioiosa. Mi ha caricato molto di ansia.

Il pensiero va ad Alessandro adulto perché penso che abbia sofferto moltissimo, anche per sua madre, e sicuramente avrà trovato delle strategie per arginare il dolore, proteggendosi. Ma non si è mai liberato dall’ombra del gigantesco padre.

Non oso pensare quali problemi, irrisolti, possano avere spinto Salvatore ad avere una simile vita…

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