Joan Baez all’Arena nel racconto dei più grandi

di Luca Bartolommei

Joan Baez sul palco dell’Arena Civica di Milano il 24 luglio 1970. Questo è l’interno della copertina del vinile. Si può notare come l’immagine sia stata montata con destra e sinistra invertite, la cantante-chitarrista statunitense infatti non è mancina. Foto Picasa. Enez Vaz – WordPress.com

Joan Baez ci ha insegnato negli anni attraverso le sue canzoni ed il suo esempio che prendere una posizione è doveroso. Come descritto nel post di due giorni fa, ha dedicato Forever young di Bob Dylan, cantandola in pieno periodo di lockdown in un video dalla (presumo) cucina di casa, a quelli che lei ha definito gli Eroi della pandemia e ci ha fatto così conoscere il suo pensiero su quanto è successo e succede negli Stati Uniti.

Scrivendo le mie considerazioni su quel video ed il suo contenuto, mi sono ricordato del fatto che sono da poco trascorsi cinquant’anni dal suo famoso concerto tenuto all’Arena Civica di Milano il 24 luglio 1970. Io non ho assistito alla serata, va bene essere liberi e libertari, ma a dodici anni scordatelo proprio di andare, anche se con gli amici più grandi, perdipiù in motorino… in due… discorso chiuso, punto.

Questa è una breve cronaca di quella notte di musica fatta un po’ attraverso i racconti di chi c’era e un po’ facendo finta di esserci stato io, anche se con i calzoni corti…

È sera e il tempo minaccia pioggia, sul palco ci sono solo lei con la sua chitarra e la sua voce. Veste alla moda, miniabito e sandaletti, i capelli appena sopra le spalle e un paio di orecchini pendenti incorniciano il bel viso messicano da parte di padre. È elegante, c’è poco da dire, però scappano diversi «che gambe…» È anche molto tesa, sotto il palco la confusione è tanta. Nonostante il prezzo “popolare” del biglietto (700 lire), gran parte del pubblico ha “scavalcato”, come si diceva allora, e ha superato anche le transenne di protezione, assiepandosi proprio lì sotto di lei, con i carabinieri che hanno cercato vanamente di tenere lontani fan e attivisti vari. Lei è preoccupata e si vede, ma alla fine placa gli animi e canta, e la sua voce tranquillizza tutti, forze dell’ordine e pubblico. Magia e mistero della musica.

Ha il colpo di genio di modificare leggermente il testo di Farewell Angelina di Bob Dylan cantando «There’s no need for anger, there’s no need for carabinieri» e il pubblico applaude e i militi si rilassano. Niente incidenti. Canta A song for David, dedicata a suo marito, col pubblico che le fa da sottofondo gridando “Nixon boia, Nixon boia…” e qui apro una parentesi.

Chi non si ricorda di Woodstock? Della Baez che canta Joe Hill col pancione quasi nascosto dalla chitarra, piuttosto che Drugstore truck drivin’man, dedicata all’allora governatore della California Ronald Reagan? Il marito David Harris, attivista pacifista, era stato arrestato un mese prima della storica kermesse per obiezione di coscienza essendosi rifiutato di partire per il Vietnam. E lei si esibì comunque. Era l’agosto del 1969 e a dicembre sarebbe nato Gabriel, oggi percussionista, che tra l’altro ha accompagnato la mamma nel tour del 2015 anche a Milano al Teatro degli Arcimboldi.

Torniamo all’Arena, dove la pioggia è lì lì per arrivare. Joan Baez invita il pubblico a cantare insieme a lei e attacca C’era un ragazzo che come me, poi zittisce il pubblico, molto “impegnato” ma molto maleducato per terminare il brano come si deve.

Scorrono tranquille tutte le canzoni in scaletta, che saranno raccolte in un LP che l’etichetta Vanguard Records ha pubblicato solo in Italia, per arrivare alla pioggia purificatrice e salvifica, che sotto la forma di un diluvio biblico fa terminare il concerto con il pubblico che in parte fugge a trovare riparo e in parte salta bellamente sul palco e in pratica travolge la povera Joan che nemmeno riesce più a tenere la chitarra in mano. Tutti fradici, ma in fondo la pioggia torrenziale c’era stata anche a Woodstock, alla fine della sua esibizione…

Gli amici più grandi che erano andati all’Arena parlavano del concerto come di qualcosa di speciale, di già storico anche se c’era stato due giorni prima, mentre altri mi chiedevano di imparare in fretta a suonare le canzoni della Baez perchè alle ragazze piacevano molto. Uno (uno di quelli impegnati) non riusciva a spiegarsi perché lei cantasse una canzone di Gianni Morandi, che per lui era “musica dei padroni”. Che volete, beata gioventù, un po’ di tutto e di più. Peraltro quelli erano gli anni formidabili. O no?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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