Quei tre minuti di “Giù la testa”

di Luca Bartolommei

Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928 – Roma, 6 luglio 2020) ci ha lasciati. Ricambiamo con affetto e stima il saluto che sembra mandarci in questa fotografia. Ci mancherà. Foto Cecilia Fabiano – LaPresse www.ilfattoquotidiano.it

L’unica cosa che mi viene da dire al Maestro Ennio Morricone dopo che ci ha lasciati è un semplice grazie. Glielo avrei detto anche prima, se mai lo avessi incontrato. Ho visto pochi dei film di cui ha scritto la colonna sonora e tutti molto datati, non sono un appassionato di cinema, non ho quindi molti ricordi particolari. Della sua musica mi è sempre piaciuto l’uso che faceva di strumenti non tradizionali, addirittura di rumori, suoni non musicali, che infilava in modo geniale all’interno di partiture molto raffinate e anche complesse, piuttosto che nell’arrangiamento di canzoni e canzonette di musica leggera. Se telefonando, Sapore di sale, Il barattolo piuttosto che Il cielo in una stanza alcune di queste. Se metterle tra le canzoni o le canzonette decidetelo pure a vostro gusto.

Nella mia memoria una soundtrack si stacca da tutte le altre ed è quella di Giù la testa. Il suono delle parole… ma chi altri poteva tirare fuori una cosa come sciòn-sciòn, sciòn-sciòn all’interno di un tema musicale come quello… e giù a chiedersi (ma magari a 13/14 anni eravamo in pochi) cosa volesse dire. Poi scopri, chiedendolo casualmente alla prof. di inglese che è semplicemente il nome Giovanni, ma in gaelico o irlandese che dir si voglia. Non John-John ma Seán-Seán, sciòn-sciòn. Un colpo di classe assolutamente geniale che mi ha stregato. Anche qui corsa da Ricordi a comprare lo spartito per chitarra, anche se sapevo benissimo che il brano non lo avrei suonato mai, ma era così, tanto per capire gli accordi.

Ma non è del tema principale di Giù la testa che voglio parlare. Il video della scena in cui si ascolta per la prima volta il brano non lo pubblico perché non bisogna farsi tirare troppo dentro dalle immagini, qui bisogna immaginare e basta, e qui sì che le emozioni potrebbero diventare troppo forti, a me succede ogni volta che lo ascolto. Quindi meglio il titolo Dopo l’esplosione che secondo me non è del tutto corretto ma va ben istess.

La chitarra acustica introduce la melodia che viene esposta da un fischio maschile. Rullante con le spazzole, chitarra basso, entrano i violini. Atmosfera leggera ma di uno spessore incredibile, struggente. Ecco è struggente e potrebbe essere tristissima, ma non lo diventa mai. C’è una semplicità che disarma. Nel breve inciso il tempo passa da due a tre quarti e la dinamica si alza, i violini si fanno sentire per poi tornare giù, proprio in sottofondo. Torna il due quarti e sui miei adorati accordi di settima maggiore, due rintocchi due di campane tubolari per introdurre un lungo accordo minore, quasi una pausa, una tregua, che riporta all’inciso e poi alle campane che chiudono il tutto. Ok, si può respirare. Ma è difficile. Per me una delle più belle pagine del compositore romano. Non riesco ad aggiungere altro.

Grazie, Maestro Ennio Morricone.

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