«Ti vedo nelle occhiaie che mi solcano il viso»

di Maria Grazia Iannone – Foto di Valerio La Torre

L’autrice del post è un’infermiera che vive a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, ed è stata infettata in forma lieve dal Corona Virus: le sue parole è come se fossero rivolte direttamente al nemico invisibile che l’ha fatta ammalare e che ha piegato l’Italia e il mondo.

“Never give up”, Non mollare mai. Maria Grazia Iannone mostra il cartello con la sua esortazione nella foto scattata in casa dal marito Valerio in questi giorni di convalescenza

Sono qui che ti osservo. Quando mi sveglio la mattina ti vedo nelle occhiaie che solcano il viso e nel pallore della pelle. Mi hai contagiata in forma lieve e ho la fortuna di rimanere a casa ed essere accudita dalla persona che amo. Il pensiero va a chi è in quarantena da solo, a chi ha avuto il terrore di contagiare i propri cari, a chi è finito in ospedale. Sono fortunata: mio marito è stato asintomatico.

Hai sospeso le vite di tutti noi rendendo i nostri sogni dei progetti incompiuti e instabili. Cerchiamo di preoccuparci di cosa succederà dopo la pandemia, se ci sarà una crisi economica mondiale e come ne usciremo, ma ho l’impressione che questo proiettarsi nel futuro celi una terribile paura del presente.

Ti sentiamo vicino e ci spaventi. Quando fai visita ad un nostro caro e lo conduci in ospedale, non sappiamo se lo rivedremo. Nella nostra frenetica quotidianità avevamo abbandonato l’idea della malattia e della morte, il nostro sistema sanitario ci proteggeva in modo estremamente efficace. Siamo saliti sulle spalle della scienza e ci siamo inebriati del suo profumo a tal punto da convincerci che le persone debbano rimanere in salute per sempre.
In questo 2020 sei arrivato tu, Covid, togliendoci la frenesia e costringendoci a fare i conti con quello che non ci piace. Le persone muoiono, e muoiono sole, senza che ci sia concesso salutarle.

I riti funebri che ci sono stati rubati hanno l’importante ruolo di permetterci di trovare conforto: ci stringiamo uno all’altro toccandoci e abbracciandoci e speriamo di sentirci meglio. Adesso ci guardiamo sospettosi da dietro una
mascherina, ci chiediamo se chi è in fila davanti a noi abbia davvero motivo di uscire e teniamo la distanza di sicurezza.

Sembra che le persone vogliano pensare al domani escludendo l’ipotesi che tu possa infestarlo, ma la storia ci insegna che probabilmente saremo costretti a convivere finché la fortuna non ci concederà di trovare una cura o un vaccino che possa ucciderti. Con altre malattie ce l’abbiamo fatta e sono sicura che ce la faremo anche con te. Dobbiamo accettare il dolore del saluto e della separazione, la consapevolezza che la morte esiste anche se abbiamo tentato di nasconderla sotto il tappeto. Dobbiamo raccogliere queste vite in pausa
e imparare da esse: possiamo ancora trovare conforto, bisogna capire come.

Nella storia più o meno recente siamo già stati investiti da pandemie, ma erano momenti diversi: c’era stata la guerra e la morte era tra noi.
La straordinarietà dell’essere umano risiede nell′adattamento. È questo che abbiamo fatto durante tutta la nostra storia: ci siamo adattati a condizioni di  vita più o meno favorevoli e alla fine abbiamo urbanizzato la terra. L’abbiamo sentita nostra a tal punto da dirci che dovevamo fare un passo indietro e rendere un po’ di libertà alla natura.

Sono convinta che abbiamo la forza di fermarci sul qui ed ora senza dover correre avanti in un futuro troppo incerto: siamo tutti in prima fila in questa  profonda crisi, e con un po’ di fortuna avremo l’opportunità di crescere e cambiare.

AGGIORNATO IL 4 MAGGIO 2020

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