Festival di Sanremo: la verità vi fa male, lo so

di Roberta Valtorta

Record di ascolti e di polemiche, piedi nudi, linguaggio dei segni, reunion, familismi e monologhi che vorrebbero far dimenticare le gaffe. La nostra inviata speciale nell’insidioso mondo degli stereotipi ci riporta al lapsus freudiano che tiene insieme il mastodontico carrozzone del festival di Sanremo.

Questi sono i bozzetti degli abiti che Francesca Sofia Novello indosserà domani e sabato sera sul palco di Sanremo. La modella milanese , legata al campione di motociclismo Valentino Rossi, li ha pubblicati sul proprio profilo Instagram, alimentando così l’attesa per la propria “co-conduzione” dell’edizione 2020 del festival della canzone italiana (immagine da informazione.it)

Se anni fa non avessi passato il test d’ammissione a Psicologia mi sarei probabilmente iscritta a Giurisprudenza. Avevo deciso che l’avvocatura sarebbe stato il mio piano B, ma la cosa singolare è che avevo ben in mente questa alternativa pur non avendo la minima idea di quello che avrei fatto con una laurea in Psicologia. Curioso, no? Mi sono iscritta non sapendo nulla di quello che avrei voluto e potuto fare con quel titolo di studio, però ero sicura che se fosse andata male avrei fatto l’avvocata. Mi piaceva e si coniugava perfettamente con la vivace personalità che avevo da bambina. Ho cominciato a parlare prestissimo e, una volta iniziato, sembrava non volessi mai smettere. Parlavo tanto (forse troppo), ogni cosa era per me una “questione di principio”, adoravo raccontare i fatti miei e mi impicciavo sempre di quelli degli altri, ragione per cui dai 2 ai 10 anni fui simpaticamente ribattezzata da alcuni amici di famiglia “la portinaia”.

La pre-adolescenza e l’adolescenza mi hanno vista diventare un’altra persona, più introversa, taciturna e riservata, ma come si dice?, “Chi nasce tondo non può morire quadrato”. Quella parte di me, a suo modo, è sempre al mio fianco. La sento sbraitare da un punto indefinito tra stomaco e cuore ogni volta che, durante una discussione, il bisogno di avere l’ultima parola è più forte di qualsiasi altra cosa. La sento gridare euforica ogni volta che un amico o un’amica mi dice che ha qualcosa di importante da raccontare, e la sento ridere di gusto ogni volta che mamma mi rimprovera perché – come dice lei – «non so tenere un cecio in bocca» e racconto al resto della famiglia che ha trasgredito alla dieta mangiando un dolcetto. Non ho più la parlantina di quando ero piccola, ma le parole… ah, quanto mi piacciono le parole!

Quando da bambina avevo qualche dubbio, la soluzione era uno sproloquio senza fine durante il quale coinvolgevo tutti coloro che mi stavano attorno; oggi, nella medesima situazione, il porto sicuro sono un foglio di carta e una penna. Scrivere mi aiuta a fare ordine e chiarezza, mi aiuta a dare una voce (seppure d’inchiostro) al groviglio di pensieri che spesso mi si incastra in testa e lì ci rimane, senza riuscire a trovare una via d’uscita. A volte mi rendo conto di quello che penso riguardo una determinata tematica solo nel momento in cui ne scrivo ed è esattamente con questa speranza che oggi mi sono piazzata davanti allo schermo, pronta a lasciar andare libere le mani sulla tastiera e a porre l’attenzione sulla vicenda che più di qualunque incendia (in maniera francamente inaspettata) i social da diversi giorni a questa parte: Sanremo e le dichiarazioni di Amadeus. Lo riconosco, il livello non è altissimo e non salverò di certo il mondo con questa riflessione, ma ammettilo mio/a caro/a lettore/rice… almeno un pensiero lo avrai fatto anche tu sull’argomento, quindi perché non scriverci qualcosa?

Torniamo al 16 gennaio 2020: durante la conferenza stampa della 70esima edizione del festival di Sanremo, Amadeus presenta le donne che condivideranno con lui il palco e parlando di Francesca Sofia Novello, fidanzata del pilota motociclista Valentino Rossi, ha affermato di «averla scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro». E anche adesso che il festival è nel vivo sto sentendo e leggendo queste parole in tutte le forme e in tutti i colori, tra chi grida allo scandalo e chi difende il conduttore. È triste sentire ancora certe affermazioni ed è altrettanto triste ritrovarsi a scrivere sempre le stesse cose, ma sapete che c’è? C’è che qualcosa in questa polemica mi ha infastidita, qualcosa che ha fatto riemergere “la portinaia” che è ancora da qualche parte qui dentro e che in questo momento sento strepitare in cerca di attenzioni.

Tutto questo ergersi a paladini delle donne chiedendo a gran voce delle scuse da parte di Amadeus mi ha disturbata non poco perché, dal mio punto di vista, il vero problema non sono le parole del conduttore – contro cui tutti si sono scagliati – ma il grande carrozzone televisivo che sta alla base del “fenomeno Sanremo”. Amadeus ha scelto “le sue co-conduttrici” ma non vi pare che, già solo per questo, quel “co-” valga qualcosa di meno? Così come lui è stato scelto dai vertici Rai, non sarebbe stato giusto un processo di selezione analogo per chi, al pari suo, dovrebbe presentare la kermesse e condividere con lui il palcoscenico? Il fatto di essere state scelte dal conduttore comporta di per sé un’implicita subordinazione. Parliamoci chiaro, l’etichetta “co-conduttrici” che ci piace tanto perché politically correct non è altro che una maschera per il più verosimile ruolo di “valletta”, tanto anacronistico quanto dannoso per il mondo femminile. E allora, cosa avrà mai detto di così sconvolgente Amadeus nel presentare al pubblico una delle “sue donne”, se non la verità? Per il ruolo di valletta, ha scelto una ragazza giovane, bella, di mestiere modella e che sa stare un passo indietro, silente e sullo sfondo. Una bellissima decorazione adatta per lo scopo.

Quanto sarebbe credibile Antonio Ricci, autore e regista di Striscia la Notizia – tg satirico di dubbio gusto trasmesso da Canale 5 –, se dichiarasse di aver scelto “le sue veline” perché colte e dotate di spiccate qualità oratorie? Poco e niente, immagino. Mi pare cristallino: il problema è a monte e va al di là di quello che è stato detto nel corso della conferenza stampa. Il problema è che ancora una volta è stata persa un’occasione importante non solo per mostrare che esistono le donne della realtà, ma anche per far capire che questo “esemplare raro” di essere umano può essere presente all’interno di un programma di intrattenimento senza il bisogno vitale di avere una “donna oggetto” al proprio fianco a mo’ di contrappeso. Scritto questo, mi pare già di sentire la voce di chi «ma non ti va mai bene niente!». Forse sì, perché è vero che è meglio tutto questo piuttosto che il silenzio, ma nel 2020 vorrei finalmente poter vedere anche qualcosa di diverso.

2 thoughts on “Festival di Sanremo: la verità vi fa male, lo so

  1. Sono d’accordo, ma il conduttore è maschio, e le altre sono co-conduttrici. Perfino l’Albania ha avuto una conduttrice donna! Comunque non abbiamo mai avuto un Presidente della Repubblica o del Consiglio Donna, abbiamo pochissime donne alti dirigenti o prime Manager, ci dobbiamo accontentare di avere una donna al vertice della Magistratura? Naturalmente no! Peró intanto la giornalista Rula ha avuto la possibilità di recitare un bel monologo! Come dicevo non dobbiamo accontentarci, penso che voci e interventi come il tuo non solo sono sacrosanti ma devono essere continui e sistematici. Oserei dire infiniti.

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    • Grazie per il commento, Silvio. Mi trovi d’accordo con tutto quello che hai scritto.
      E’ vero, il conduttore è maschio e le altre sono co-conduttrici, ma il problema sta proprio nell’aver utilizzato l’espressione “co-conduttrici” che, a mio avviso, è inappropriata per il ruolo che hanno effettivamente rivestito le donne nel corso del programma. Di fatto, nessuna è stata “co-“. Concordo sull’intervento di Rula, unica nota positiva.

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