A Pompei le donne non potevano vedere gli affreschi erotici, ma Marguerite Duras violò il divieto

di Demetrio Vittorini

Per “I grandi autori del Novecento”, Demetrio Vittorini parla di “Elio”a LaFilanda di Mendrisio, in Svizzera. Dal suo libro Un padre e un figlio. Biografia famigliare di Elio Vittorini, Paola Ciccioli ha estratto le pagine su un bel viaggio in macchina da Bocca di Magra fino a Paestum, compiuto da Elio e Demetrio Vittorini in compagnia di (tra gli altri) Marguerite Duras, il suo compagno Dionys Mascolo e Sonia Blair, vedova di George Orwell.

L’appuntamento è per domani, domenica 3 novembre, nella biblioteca LaFilanda di Mendrisio (ore 17,30).

In questa foto in cornice sullo scaffale di una libreria sono ritratti i genitori di Demetrio Vittorini: Rosa Quasimodo ed Elio Vittorini, immortalati nel 1929 a Imperia da Salvatore Quasimodo, fratello della signora Rosa. Questo scatto è stato fatto da Paola Ciccioli nella casa di Lugano del professor Vittorini, scrittore e traduttore lui stesso, studi ad Oxford e docente di italiano in varie università del mondo. Il suo “Un padre e un figlio. Biografia famigliare di Elio Vittorini” è stato pubblicato nel 2000 da Salvioni arti grafiche edizioni

Il viaggio per Elio era la vita. Scrivere per lui era rivivere il viaggio, fermare la vita sulla pagina.

Commentando un viaggio da Milano a Parigi, Marguerite Duras un giorno disse: «Quando Elio viaggia è eccitato e non dorme mai, ma quando arriva a Parigi, dorme più di Outa.(1) Lui si siede tranquillo fuori dalla porta e aspetta in silenzio che Elio si svegli».

Quando era malato, già sul letto di morte, un a

mico (Sandro Cruciani) gli portò la Guida della Francia del Touring che era appena uscita – curata o tradotta da lui – ne fu felice. La lesse e due giorni dopo disse a Cruciani: «L’estate prossima facciamo un viaggio in Francia. È il paese più bello del mondo».

Sì, era anche un lettore di guide. Viaggiatore vero e immaginario. E studiava le carte geografiche e stradali. Faceva note a margine e sottolineava nomi. Conservo ancora due di queste preziose guide chiosate. Era dalle guide e dalle carte che prendeva la geografia e la storia fantastica delle Città del mondo e altri libri e racconti.

Un’estate, partendo da Bocca di Magra, partecipai anch’io a uno di questi viaggi. Facemmo tutta la costa tirrenica fino a Paestum. All’inizio degli anni Cinquanta viaggiare in macchina d’estate era una gioia. Non la condanna ai lavori forzati, il caldo e le code che è adesso.

Eravamo sette persone in due automobili. Marguerite Duras, Dionys Mascolo, una coppia di amici loro che si chiamava De Forêt, Sonia Blair, la vedova di George Orwell che allora viveva a Parigi, Elio e io. Ginetta non venne, doveva occuparsi di sua madre. E non c’era nemmeno Outa. Cambiavamo spesso posti a sedere, macchina e compagnia.

Quando arrivammo in vista di Tarquinia, in cima a un colle, Elio era nella macchina davanti. Io in quella dietro. Vidi Elio togliersi la camicia e agitarla fuori dal finestrino come una bandiera. Urlava eccitatissimo, cantava.

Visitammo le tombe etrusche, la città medievale, il bellissimo museo con i cavallini alati.

Instancabile, carico di energia nervosa, Elio voleva vedere tutto e viaggiare sempre. Al mattino andava a bussare alle porte per svegliare gli altri. De Forêt non doveva condividere questi entusiasmi perché una mattino da dietro la porta gridò a Elio: «Quelle idée!»  Elio si lamentò, offeso con Dionys, che però fu molto divertito.

A Roma sedemmo sotto la scalinata di Trinità dei Monti e Elio espose la sua polemica con la città. A me Roma è sempre piaciuta moltissimo, ma Elio per giustificare la sua preferenza per Milano, aveva bisogno di denigrarla: «…una città da teatro barocco, dove tutto è in esposizione, dove non c’è niente da scoprire…».

Tutto quel cibo da ristorante cominciava a darci fastidio. Io sentivo il bisogno di fare esercizio. Anche l’inglese, Sonia Blair. Facemmo insieme di corsa tutta la scalinata. Fa bene restare senza fiato, almeno una volta al giorno.

Tra Roma e Napoli mancava un ponte. L’Italia non era del tutto ricostruita. Per traversare il fiume Garigliano (o forse era il Volturno?) dovemmo mettere le macchine su un buffo, primitivo traghetto che funzionava a forza di braccia.

A Pompei la guida che parlava francese era un vecchio pornologo che si deliziò a mostrarci gli affreschi scurrili e le specialità del lupanare. Era vietato l’ingresso alle donne, ma cedette volentieri alle insistenze di Marguerite e disse: «Senza responsabilità». Elio commentò che dopo le città bombardate dalla guerra, Pompei aveva perso il suo interesse.

Ad Amalfi ci raggiunse la stanchezza e Elio si lamentava perché io volevo sempre dormire con la finestra aperta. A lui, dopo i primi mattutini, dava fastidio la luce che lo svegliava troppo presto. Voleva trasferirmi nella camera di Sonia, che era un’altra patita dell’aria fresca e della finestra spalancata, ma lei disse che si metteva in hair-curlers (bigodini) la sera e non voleva spaventarmi. Così per via di qualche bigodino non divisi la stanza con questa viaggiatrice che era passata così vicino a Animal Farm e 1984.

Poi nella notte fu Elio a svegliarmi. Eravamo alloggiati in un antico convento trasformato in albergo, a picco sul mare. Elio alla finestra (aperta) di quella ex cella di frate, esclamava sulla bellezza di quanto vedeva fuori. C’era una flottiglia di barche da pesca colla lampada che attirava e stordiva i pesci. Il mare luccicava, come nelle canzoni napoletane.

  1. “Il figlio infante di Duras e Mascolo”.

2 thoughts on “A Pompei le donne non potevano vedere gli affreschi erotici, ma Marguerite Duras violò il divieto

  1. La Duras cercò d’immortalare quel viaggio pubblicando : Les petits chevaux de Tarquinia. Romanzetto che non ebbe nessun successo. Il suo nome resta legato a “La diga sul pacifico” traduzione einaudiana del suo primo e unico bel romanzo.

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