Le stelle di Lampedusa sanno

di Pietro Bartolo*

La notte, le stelle e la”Porta di Lampedusa – porta d’Europa”, il monumento creato da Mimmo Paladino nell’isola della speranza per i migranti. (Foto di Stefano Buccheri)

Lei è Anila. Ascoltavo la sua storia e a ogni singolo passaggio mi venivano i brividi. Sapevo che dietro ogni parola che il mediatore riusciva a farle pronunciare si celavano sofferenze incredibili.

“E, senti, piccola, dov’è tua mamma che la facciamo contattare?”
“In Europa”
“Eh, sì, in Europa. Ma in Europa dove?”
“In Europa”
“Ma… l’Europa è grande… Dove?”
Silenzio.
“Anila… in Europa dove? Germania? Francia? Italia?”
Silenzio.
“Sai cos’è l’Europa, Anila?”
“No”
“L’Europa è un posto grande, Anila. Grandissimo” (…)

Per un attimo mi mancò il fiato e un forte senso di impotenza cominciò a invadere il mio animo. Quel sentimento è quasi un compagno di vita, per me, ormai. Da quando sono tornato a Lampedusa, non mi dà tregua. E allora, per non pensarci troppo, cammino. (…)

Per fortuna incontro Giacomo.

“Pietro, ti va di fare due passi alla villa?” La villa è una splendida struttura in pietra appartenuta a Domenico Modugno. Sta in uno dei posti più belli dell’isola, a pochi passi dall’isola dei conigli. Praticamente sulla spiaggia. Non ci si può arrivare in macchina, occorre parcheggiare sul ciglio della strada e poi scendere a piedi verso il mare. Di notte è ancora più suggestivo. Le case più vicine sono a qualche chilometro di distanza e così nessuna fonte luminosa interferisce con la luce delle stelle che risultano talmente nitide da sembrare al neon. Ci incamminiamo illuminando a terra con le torce dei cellulari. Dal fondo, accompagnato dai profumi notturni della macchia mediterranea, sale il rumore del mare. Il ritmo lento delle onde che si abbattono sull’isola dei conigli scioglie un po’ la mia rabbia. Spegniamo le torce e rimaniamo per qualche secondo in silenzio, il tempo di lasciare che gli occhi si abituino a quell’oscurità impenetrabile, poi, come per un miracolo, si illumina la notte.

Distinguo la via Lattea, i Carri, Venere. E soprattutto rimango sbalordito, come ogni volta, davanti alla miriade di luci, alcune tremule, altre fisse, che riempiono l’orizzonte.

Ogni volta penso la stessa cosa. A ciò che raccontiamo spesso, ai nostri bambini, per alleviare la loro naturale paura della morte. Quando qualcuno se ne va, spieghiamo loro che quel qualcuno si è trasformato in una stella e che ogni volta che ne sentiranno la mancanza, sarà sufficiente alzare lo sguardo verso il cielo per poterlo salutare. Non mi ha mai convinto, questa cosa. Un po’ perché è una bugia e un po’ perché immaginare che un cielo come questo, profondo e pieno di luci, non sia altro che un cimitero, per quanto immaginario, è troppo lugubre per i miei gusti.

Immaginazione per immaginazione, allora, preferisco pensare che le stelle stiano lì per proteggere le migliaia di bambini che ogni giorno si ritrovano ad affrontare viaggi come quello di Anila. Autentici, coraggiosissimi eroi, capaci di sopportare il dolore e la paura pur di giungere a destinazione, con il sogno di rivedere i loro cari e vivere felici da qualche parte, in un paese senza guerre o persecuzioni.

Ecco perché mi piace così tanto venire a passeggiare quaggiù la notte, perché mi basta alzare lo sguardo per vederli tutti, i bambini che sono passati di qui. Favour, Mohamed, Akim… Le stelle di Lampedusa sono lì per loro.

* Questo brano è tratto da “Le stelle di Lampedusa. La storia di Anila e di altri bambini che cercano il loro futuro fra noi” di Pietro Bartolo (Mondadori, 2018).  E fa parte della libreria virtuale “Bella Ciao” inventata dall’Anpi di Cernusco sul Naviglio, Milano, per scambiare libri e fare insieme letture ad alta voce sul valore della solidarietà e a difesa della democrazia. “Donne della realtà”, nella persona di Paola Ciccioli, ha aderito all’iniziativa. Se l’idea vi piace, possiamo fare da tramite con la libreria “Bella Ciao” e l’Anpi e aggiungere su questi meravigliosi scaffali senza confini anche le vostre segnalazioni. 

One thought on “Le stelle di Lampedusa sanno

  1. Sono stata a Lampedusa da turista circa trenta anni fa, quando l’isola più isola d’Italia era poco popolata da viaggiatori e i locali ne erano ospitali padroni. Il senso di accoglienza antico, la solidarietà di chi vive periodicamente separato dal resto del mondo a causa delle intemperie erano palpabili e aggiungevano affetto alle naturali bellezze mozzafiato. Davanti a una nuova e inaspettata onda di ospiti tragici e profondamente provati il paese ha centuplicato quel sacro valore, senza barcollare, senza rifiuti nemmeno nelle condizioni più difficili. Fa bene il libro di Pietro Bartolo perchè il suo racconto è vero. Onore anche all’ANPI di Cernusco e un grazie a Donne della Realtà per essere entrato nel cerchio virtuoso della parola e della testimonianza.
    Angela Giannitrapani

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