Torino, la città della bellezza visibile

di Luca Bartolommei

Torino è il «tutto in un punto» per Italo Calvino. E a Torino domani sera (20 marzo, ore 21) l’attrice Sonia Bergamasco leggerà “Città visibili e invisibili” nell’Auditorum Intesa San Paolo per il terzo e ultimo appuntamento dedicato allo scrittore che nella torinese casa editrice Einaudi «ha progettato i suoi libri e i libri degli altri». Introduce la serata Domenico Scarpa e la lettura può per la prima volta essere seguita anche in streaming sul sito http://www.grattacielointesasanpaolo.com/news/

Noi vogliamo omaggiare la bella città di Torino con questi appunti di viaggio di Luca Bartolommei, in ricordo di una notte speciale illuminata da luci d’autore.

“La città di Valdrada, tratta dal celebre romanzo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, è la prima della serie ‘Le città e gli occhi'”. Da: http://bistrocharbonnier.altervista.org/valdrada-citta-riflessa/

Ritorno a Torino dopo molti anni, dopo aver vissuto diverse e altre vite e, particolare non secondario, di tardo pomeriggio. Con il buio.

Si gira a piedi, si cammina, l’hotel, carino e in posizione strategica non è poi così lontano dal Circolo dei Lettori dove “La giornalista” seguirà un corso di aggiornamento che tratta del rapporto tra Fabrizio De André e i media, in una data non casuale.

Giù per la via Cernaia incomincio a vedere delle “luminarie” che non mi danno l’idea di essere molto natalizie, poi le feste sono finite, sono proprio belle, direi quasi artistiche. Continuando a scendere verso il centro eccoci in piazza San Carlo e io trattengo il fiato nel vedere tanta bellezza mentre vedo altre luci, vere e proprie installazioni, e dico tra me e me che potrebbe essere De Maria, ma ora bisogna allungare il passo per non fare tardi. La città è rimasta bellissima.

Il Circolo è molto stucchi-ori-velluti-saloni-specchi-quadri ma ci pensano i giornalisti a renderlo variopinto e vivace col loro allegro vociare.

Faber e la sua storia, le sue storie, le canzoni, (poteva mancare un Pescatore eseguita dal vivo?) amici suoi a parlare di lui sul palco e tante belle immagini. Tutto interessante, ma io volevo tornare fuori a respirare la città.

Decidiamo di passeggiare e ci ritroviamo in piazza Castello. Nel cortile di Palazzo Reale tanta gente divisa in tanti capannelli, ognuno con al centro due o tre chitarristi, e tutte e tutti a cantare le canzoni di Fabrizio.

Molto alla torinese peraltro, ovvero senza tanta caciara, tutti belli ordinati senza dar fastidio gli uni agli altri. Quasi incredibile, perché la gente era davvero tanta, tantissimi, cosa sorprendente, i giovani.

Pochi metri ancora e incontriamo la folla che esce dal Regio dopo la “Madama Butterfly”, una signora molto gentile ci dice che l’opera le è piaciuta molto e che si è emozionata da morire e che il pubblico non smetteva mai di applaudire. Ma anche che Torino sta perdendo molto del fascino che aveva e che è poco attraente per il turismo, peraltro, dice la sindaca fa quello che può. Seguono considerazioni sull’arte e sul valore proprio delle emozioni. Altre installazioni luminose.

Ecco da lontano la Mole, illuminata di blu, bocca aperta. Cento metri sì e no, via Palazzo di Città e relativa piazza con una specie di abbassamento di soffitto luminoso che definire spettacolare è poco.

Poca gente in giro, poco traffico, luci, zone pedonali ovunque, c’è da stare in giro fino all’alba.

Un signore gentilissimo e dal baffo importante (probabilmente vedendo me che mi guardavo intorno con aria tra il beato, lo stupefatto e l’istupidito) ci chiede se ci siamo persi e alla nostra risposta negativa ci indica comunque la strada e ci consiglia di farci tutta la via Garibaldi. Tutta la via Garibaldi è abbellita con un’installazione semplicissima, tenera e emozionante: le silhouette di grandi dimensioni in neon (io lo chiamo così…) rosso di una donna e di un uomo che si sfiorano, secondo me si baciano, ripetute per tutta la lunghezza della via, che non è né corta né stretta.

Ormai in zona hotel, a Porta Susa, ho anche visto con piacere e emozione Sintesi 59, Armando Testa, anch’essa ben illuminata. Sarebbe più giusto dire rivisto, perché quella forma, quel disegno è assolutamente nei nostri ricordi, indimenticabile… vi ricorda niente? E se dico Milano-Torino?

Abbiamo girato il centro di Torino passando accanto a monumenti di ogni epoca, palazzi sontuosi e attraversando piazze e piazzette, il tutto illuminato dalle famose “Luci d’Artista” (Luca, adesso hai capito di cosa si trattava?) che per la città sono ormai una tradizione e penso che debbano essere un vanto (lo dico da milanese) per tutti i torinesi.

Non essendo mai andato prima a Torino in una sera invernale non le avevo mai viste.

Sulla via del ritorno con una bellissima giornata di sole, al di là del finestrino del treno, le Alpi innevate ci hanno dato le ultime emozioni tenendoci compagnia fino alla fine di un viaggio che rifaremo presto, magari quando le risaie saranno coperte d’acqua e rifletteranno il cielo e le nuvole. Ah… certo, le nuvole… ciao Faber.

Comunque in piazza San Carlo l’installazione è davvero di Nicola De Maria… accidenti, l’occhio c’è ancora.

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