“Augustus”, il padrone del mondo che non scampa al dominio della moglie

di Carla Bielli

E dopo Stoner, la demografa Carla Bielli, anima del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma, recensisce per noi Augustus, «altro dono» dell’autore di culto americano John E. Williams.

Il “Grand Camée de France”, dettaglio con Augusto e Livia, cameo in onice, 23 d. C. circa, Cabinet des Médailles, Parigi, foto di Carole Raddato. Immagine da https://www.classicult.it/destino-augustus-john-williams/

Biografia romanzata (pubblicata in Italia da Fazi nel 2017 nella traduzione di Stefano Tummolini), narrata attraverso lettere di personaggi importanti assemblate con ritmo ben congegnato.  Le testimonianze degli uomini e delle donne che sono stati accanto a Ottaviano, o che sono stati coinvolti dalle sue gesta, costruiscono il narrare con salti temporali azzeccati che non confondono il lettore.

I grandi nomi come Marco Agrippa, Mecenate, Cicerone, Orazio, Marco Antonio, Tito Livio e Cleopatra si affiancano a personaggi minori ma altrettanto fondamentali per la riuscita del ritratto dell’imperatore e dell’uomo. Figure come Giulia, l’unica figlia di Ottaviano, o Irzia, la vecchia nutrice, con le loro parole aiutano a tratteggiare i caratteri più umani e più vicini al lettore di quello che è stato il padrone del mondo allora conosciuto.  Giudizi sul carattere, aspettative di avversari ed alleati, ma anche eventi della politica: «La posizione di Antonio… è troppo ambigua. Vuole vendicare il delitto, come noi? O vuole solo prendere il potere?». Il triumvirato Ottaviano-Antonio-Lepido «So che non agisce mai per passione o per capriccio. Ha il sangue freddo di un rettile, e per questo dovrei quasi ammirarlo»; le battaglie di Filippi e Azio contro la flotta di Cleopatra vedono Augusto divenire il signore di un impero che ebbe un precedente pari forse soltanto in quello conquistato da Alessandro Magno.
Introverso «Non hai trovato la felicità… pur avendola data agli altri», dotato di grande senso della politica, della diplomazia e del compromesso, Ottaviano concepisce anche la vita privata al servizio di quella pubblica, al punto da congegnare i matrimoni suoi (con Scribonia e Livia) e della figlia Giulia (con Marcello, Agrippa e Tiberio) in funzione della ragion di Stato.

Scrive la sorella Ottavia: «Ciò che chiamiamo matrimonio, tu m’insegni, è solo una schiavitù necessaria». Particolarmente intenso, il profilo di Giulia si staglia dall’esilio sull’isola di Pandataria : «Io, Giulia, figlia dell’imperatore, venni accusata di adulterio al cospetto del Senato, nonché di aver violato le leggi sul matrimonio che mio padre aveva promulgato con un editto quindici anni addietro. Ad accusarmi fu mio padre stesso…», ove Ottaviano la confina «Non verrai processata per alto tradimento. Ho scritto una lettera che leggerò in Senato. Sarai accusata di adulterio in base alle mie leggi, e verrai esiliata da Roma e dalle sue province. È l’unico modo. L’unico modo per salvare te e Roma» a scontare la sua pena d’amore per il cospiratore Iullo Antonio «Venni condannata all’esilio: e in tal modo mi fu risparmiata l’accusa di alto tradimento nei confronti dello Stato, che avrei pagato con  la morte».

Un eroe vero e di successo straordinario, Augustus, ma come Stoner non scamperà al dominio della moglie Livia, responsabile dell’allontanamento di Giulia e di questa dolorosa separazione. Eroe della sopravvivenza: più volte in punto di morte ma tenacemente attaccato alla vita di condottiero e di leader politico. Dolcemente rassegnato alla morte, come Stoner , ma a differenza di questo, confinato nella sua stanzetta, in viaggio per sostenere il suo successore Tiberio, figlio di Livia e marito di Giulia.

Un eroe Augustus per il quale inutilmente si fa il tifo, conoscendone già il successo. Tuttavia intenerisce il fanciullo Ottaviano in Grecia (a studiare con gli amici Agrippa e Mecenate) al momento della notizia dell’assassinio di Cesare  «Faremo come dice Mecenate… salperemo per l’Italia il più in fretta possibile». Aveva solo diciassette anni.

(2 Fine)

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