«Presto Elisabetta, fate presto!»

di Clara Schiavoni*

La Rocca Varano, a poca distanza dal centro abitato di Camerino, nelle Marche, fu eretta nel XIII secolo come residenza fortificata della nobile famiglia dei Varano e trasformata poi in fortezza nel XIV secolo (http://www.turismo.marche.it/Dettaglio/Title/Camerino-Rocca-Varano/IdPOI/8991/C/043007) La foto di Marco Capponi è stata commentata con queste parole da Clara Schiavoni: «Un incanto che mi ha sedotta perché così era la notte dell’11 agosto 1443 (controllato il lunario storico…)».

Camerino, Palazzo Varano, stanza di Elisabetta

12 agosto 1433

Mentre all’esterno del Palazzo si stanno preparando i cavalli, Elisabetta si sveglia: sembra un giorno come tanti altri e la luce del mattino inonda la stanza.

Lei in estate ama dormire con le cerate aperte, così di notte dal suo letto può vedere le stelle e allo spuntare del sole gli alti colli che si stagliano contro il cielo. Avverte il risveglio della natura dai gorgheggi e dai richiami che si lanciano gli uccelli: il tessuto musicale, così vario e gioioso, la riempie di buonumore.

La sensazione di sollievo che prova al pensiero dell’imminente ritorno di Piergentile la pervade; ancora sdraiata butta le braccia indietro e fa un profondo respiro: si sente felice.

Salta giù dal letto come una bambina e si reca nel camerino privato; intanto avverte che in ogni stanza del suo appartamento sta ricominciando la vita. Le arrivano il pianto di Rodolfo e la voce suadente di Costanza che già imbonisce la sorella Primavera. Le bambine sono ben curate da dame che lei stessa ha scelto e Rodolfo è con la sua nutrice.

A questo punto Elisabetta sente la voce flebile di Tora, che la chiama ripetutamente dall’àndito.

“Tora nelle mie stanze così presto al mattino?”, si domanda mentre va alla porta. Apre e fa entrare la cognata, pallida e sconvolta, che le si rivolge con voce concitata:

– Elisabetta, per carità, non c’è tempo da perdere, preparatevi a partire subito con i bambini. Giovanni è morto!

“La morte, Tora parla di morte, ma che dice, morto, Giovanni, Giovanni è morto! Giovanni fatto uccidere da Gentilpandolfo e Berardo! No, Tora è impazzita, solo questa è la spiegazione”. La guarda incredula e si trova a dire: – E Piergentile? Oggi…

Tora la interrompe veloce: – Piergentile vi raggiungerà a Visso. Pensate a voi e ai vostri figli ora. Siate veloce, per carità divina! Il capitano Venanzio con i suoi uomini vi sta aspettando negli orti. Bartolomea sa… Presto Elisabetta, fate presto!

L’appello è come una sferzata ed Elisabetta capisce tutto: i suoi cognati cercheranno Rodolfo e il figlio di Giovanni, Giulio Cesare, per ucciderli. “Allora è vero”, si dice, “Giovanni è stato ammazzato!”

Tora, raggiunta dalla fedele Isotta, si dilegua rapida insieme a quest’ultima per andare alla cappella dei Varano nella Chiesa di Santa Maria Maggiore.

Elisabetta torna velocissima nelle stanze dei bambini, dà ordini alla servitù e ritorna nella sua camera. Intanto l’ha raggiunta Viola che ha saputo della morte di Giovanni e ora, con gli occhi arrossati e la bocca serrata, l’aiuta a vestirsi velocemente. La camicia e la sopravveste di seta sono quelle usate il giorno precedente; per acconciare i capelli non c’è tempo e rimangono sciolti. Le due donne non parlano, i loro occhi esprimono dolore e sconcerto.

*Con molta gioia e tante idee, accogliamo Clara Schiavoni e il suo premiatissimo romanzo storico “Sono tornata. Elisabetta Malatesta Varano: l’amore, il dolore, il potere” (Edizioni Simple, 2013), frutto di anni di studi in collaborazione con il professor Pier Luigi Falaschi di Camerino. Abbiamo amorevolmente affidato il suo libro a Eliana Ribes , chiedendole di sceglierne due pagine (eccole) e di recensirlo per noi (nel post che segue). Cogliamo l’occasione per invitare chi è o passa da Roma il 27 gennaio a raggiungere Clara Schiavoni all’Enoteca Letteraria dove la scrittrice marchigiana presenterà il seguito di questo romanzo, dal titolo “Saprò ricominciare”

(a cura di Paola Ciccioli)

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