Attraversando il verde della campagna cremonese, verso il rosso “ponsò” del Genovesino

di Luca Bartolommei

Del Genovesino, al secolo Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) il “Riposo nella fuga in Egitto” datato 1651. Cremona, Sant’Imerio. La mostra a lui dedicata è stata prorogata al 4 febbraio 2018 presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona (www.mostragenovesino.it). Altre immagini e notizie nell’Agenda del blog

Attraversiamo un bel ponte di ferro sul Po, lungo qualche centinaio di metri, e da Castelvetro, in provincia di Piacenza, siamo a Cremona, diretti al Museo Civico Ala Ponzone, dove ieri si è inaugurata, alla presenza del sindaco Gianluca Galimberti e dell’assessora alle Culture della Regione Lombardia Cristiana Cappellini, la mostra “Genovesino – Natura e invenzione nella pittura del seicento a Cremona”.
Circa cinquanta sono le opere di Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) che rimarranno esposte fino al 4 febbraio 2018.

Marco Tanzi, uno dei tre curatori della mostra ci accompagna nel viaggio tra storia personale del Genovesino e tele che ne segnano i momenti più salienti. Si parte dalla Suonatrice di liuto (Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso) e dai suoi richiami caravaggeschi. La donna suona leggendo lo spartito appoggiato sul tavolo, su cui sono come abbandonati dei gioielli, simbolo della fugacità delle cose terrene così come lo è il teschio nella nicchia sopra di lei.
Tra le opere che mi hanno particolarmente colpito c’è il Ritratto di Giangiacomo Teodoro Trivulzio, cardinale e principe (New York, collezione privata). Il rosso del copricapo, del mantello e di una probabile camicia che spunta da una veste rosso scuro, è proprio quel rosso ponsò con il quale si tingevano gli indumenti destinati ai porporati, e solo a loro. Adoro il colore rosso e quasi tutte le sue sfumature. Emozionante.

La Decollazione di San Paolo, del 1642 (Museo Civico Ala Ponzone, Cremona) mi ha colpito per la potenza plastica del gesto del carnefice, pronto con i muscoli tesi e la spada alzata a sferrare il colpo mortale. Rosso per la veste del Santo e rosa (davvero!) per una nuvola alla sinistra di chi osserva il dipinto.
Di sala in sala arriviamo alla fine del viaggio del Genovesino – Miradori, Genova, Piacenza, finalmente Cremona, e restiamo a guardare un po’ a bocca aperta, nell’ultimo ambiente, il Riposo nella fuga in Egitto del 1651 (Cremona, Sant’Imerio). Nella tela di circa tre metri per due, in basso a sinistra la Sacra famiglia che si riposa, visi stanchi quasi affranti, confortata da due angeli. Librato al di sopra di loro, un gruppo di angioletti, secondo me bellissimo, che guarda, giù e intorno. Al centro e a destra due altri piccoli (si può dire piccolo, o giovane, di un angelo?) angeli. Uno rifocilla l’asino che ha trasportato i tre fuggiaschi, l’altra è un’angioletta bionda che offre datteri. Poi c’è il resto, in secondo piano, per la cui descrizione rimando alla pagina 178 del bellissimo catalogo edito da Officina Libraria in cui si legge: “Nella quinta spettacolare è infatti rievocata la Strage degli innocenti, restituita dal pittore con accenti particolarmente drammatici e cruenti, tra lotte furiose di madri e cavalieri e corpi di carnefici e infanti che precipitano, mentre dall’alto altri angeli in volo portano le corone ai martiri bambini”.

Un bel respiro e fine della visita.
Tanto rosso in tutte le sfumature, spettacolare, un po’ troppi teschi per i miei gusti.
Uscendo, ho chiesto alla Prof. Mina Gregori, insigne storica dell’arte, allieva, scusate se è poco, di Roberto Longhi di poterle scattare una fotografia, me lo ha concesso. Mi sa che risentirete parlare di questa signora, qui sul blog.
Organizzazione impeccabile.
Viaggio di ritorno accanto ad un gentleman con cui è intercorsa una conversazione tanto piacevole quanto inattesa, sguardo che si perdeva ogni tanto nella bella campagna della bassa e la certezza di un ritorno a breve nella bella Cremona.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

AGGIORNATO L’1 DICEMBRE 2017

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