«La Grande Guerra le aveva tolto il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio»

di Eliana Ribes

«”I fiori della guerra” è un’installazione realizzata dall’ Associazione artistico culturale Fucina Alchemica ad opera di Alessio Spalluto, che vuole ricordare il sacrificio e le sofferenze di tutti i militari caduti nella Grande Guerra». L’installazione, che rimarrà esposta al pubblico a Urbino (in via Domenico Gasperini) fino al 6 settembre 2018, è segnalata nel sito della presidenza del Consiglio dei ministri dedicato al centeneraio della prima guerra mondiale (http://eventi.centenario1914-1918.it/it/evento/i-fiori-della-guerra)

Continua il racconto su Maria Cosimi, che Eliana Ribes chiama «nonna Longhèna», diventata moglie nel 1914 e vedova nel 1915.

Nonna Longhèna si era portata in dote anche una collana di coralli veri, quanto mi sarebbe piaciuto ammirarla, ma negli Anni ’50 l’aveva venduta, come tanti altri abitanti della zona, a certi imbroglioni che passavano per le case e che gliela avevano pagata tre soldi. La fede, invece, l’aveva dovuta dare alla patria, come se non fosse bastato quello che le aveva tolto durante la prima guerra: il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio. Aveva dovuto dare ancora, per un’altra guerra, quella del Duce!

Dentro la scatola c’erano pure delle lettere, tutte senza busta, scritte con una bella grafia, e un giornale ingiallito di quattro pagine, che ho letto per primo. Riguardava nonno ed era la notizia che dava il Comune di Macerata a pochi giorni dalla sua morte «Sergente Giuseppe Ribes,… aveva conseguito per la sua bontà, il suo zelo, la sua educazione il grado di sergente… caduto al fronte sacrificandosi per la patria». Le lettere le ho lette a poco a poco, ed ogni volta… quante suppliche per convincere nonna a tirarle fuori! Erano le lettere che le aveva scritto il marito durante il fidanzamento e dal fronte; per nonna, che in apparenza non dimostrava tanti sentimenti, erano la cosa più preziosa, tanto da tenere la chiave del cassetto nascosta sul petto, vicino al cuore.

Nonna non ha mai cambiato il suo stile di vita, sempre senza alcuna ansia, né quando ero piccola né quando ero grande. Io non ero la sua nipote preferita, ma mi ha preso più in simpatia quando mi sono fidanzata, perché la presenza in casa di un ragazzo giovane la incuriosiva e la rallegrava. Allora usciva dal suo riserbo e ci raccontava del lavoro del marito, dei turni sulla linea del dazio, della sua vita di giovane sposa a Macerata, per quei pochissimi mesi che ci aveva abitato. La considerazione nei miei confronti era aumentata così tanto che mi regalava perfino una piccola somma al mese per le mie necessità, come quella di comprare i francobolli per scrivere al fidanzato sotto le armi, di cui aspettava anche lei il ritorno.

Quando sono nate le mie due bambine (il terzo figlio l’ho avuto dopo la sua morte), durante le lunghissime ore della notte confezionava all’uncinetto copertine di lana di tantissimi colori, con tutte le rimanenze che trovava nella stanza da lavoro di mamma. Lei di freddo ne aveva patito tanto e con quelle copertine mi raccomandava sempre di tenere avvolti i piedini e le gambette delle creaturine. Anche se non ha mai partecipato a nessuna cerimonia di noi nipoti: comunioni, cresime e matrimoni, ha voluto assolutamente che i vestitini per i battesimi delle mie figlie fossero comprati con i soldi regalati da lei.

Maria Cosimi, la «nonna Longhéna» di Eliana Ribes è morta a 99 anni: «nel corso della sua vita non è mai stata ricoverata in ospedale e ha sempre desiderato che il dottore le prescrivesse almeno qualche medicina per curare non si sa bene quale malanno»

In prossimità del Natale, anche se noi nipoti ormai lavoravamo tutti, aveva molto da fare: contava e ricontava i soldi da mettere dentro le buste, spandendoli sopra al letto, e per paura di sbagliare, un controllo lo faceva fare pure a mamma. Debbo dire che quelle cinquantamila lire che mi regalava nonna mi davano più gioia della tredicesima che percepivo da impiegata, perché erano un di più con cui mi potevo permettere un qualcosa di superfluo. Anche per i pronipoti preparava le buste, ma con somme più leggere.

Penso che qualche volta recitasse pure, per farci divertire, come quando mentre guardavamo la televisione, che così tardi era entrata nella sua vita, ad un certo punto ci raccomandava di spegnerla e di mandare quei poveretti a mangiare, perché si erano stancati di parlare, cantare, e stare sempre in movimento.

Nonna nel corso della sua vita non è mai stata ricoverata in ospedale e ha sempre desiderato che il dottore le prescrivesse almeno qualche medicina per curare non si sa bene quale malanno. Una volta, già ultranovantenne, se ne è uscita con una frase tanto simpatica: «Dottore, damme checcosa ché le compagne mia corre tutte come celli!», e quello le ha risposto: «Si, corrono al cimitero!».

È morta a novantanove anni, quando le è venuta quella febbre che tanto aveva desiderato negli anni precedenti, quando tormentava il termometro con la speranza che misurasse qualche linea che potesse richiamare su di lei più attenzioni. Se lo faceva controllare da tutti i componenti della famiglia, presi da parte singolarmente, per essere sicura che la lettura corrispondesse a verità.

In piena estate, improvvisamente, la febbre le è venuta, è salita e non è scesa più!

II – Fine

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One thought on “«La Grande Guerra le aveva tolto il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio»

  1. Cara Eliana avevo scritto il mio commento, ma forse non l’ho inviato perché non lo ritrovo. Ti dicevo quanto la tua scrittura aliena da ogni interpretazione, ma anche da ogni interrogativo, mi attiri verso una dimensione che io pratico poco e che, proprio per questo trovo interessante. Lo so che la memoria non registra ma seleziona e costruisce, che la realtà è meno oggettiva di quanto presumiamo, eppure, quando ti leggo il fenomeno si prende la rivincita e io cerco di non interrogarmi come al solito. Brava, sempre.

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