La tela solidale di Nestor e Paulina

di Eliana Ribes

Altopiano del Titicaca, Perù. A più di quattromila metri di altitudine, due donne lavorano in un campo di patate, alimento principale della comunità andina. Nella prima puntata di questo suo racconto, Eliana Ribes ci parla del viaggio fino a Macerata di Nestor e Paulina, una coppia peruviana arrivata nelle Marche per affinare l’arte della tessitura. La foto è stata scatta in Perù da Lina Caraceni quando la giurista era responsabile della Bottega Mondo Solidale di Macerata che commercializza i prodotti realizzati nel villaggio di Choccoconiri

Tra gli incontri più interessanti della mia vita c’è stato quello con Nestor e Paulina.
Li ho conosciuti nell’ottobre del 2009 e spero di aver lasciato un piccolo segno in loro come loro lo hanno lasciato in me.
Veramente spero che qualcosa di materiale oltre il ricordo ci unisca ancora: due asciugamani e un orologio, cose comunque non importanti per il valore economico. Li ho ospitati a cena a casa mia e a distanza di anni ancora li penso, perché ogni volta che ho fatto sedere qualcuno alla mia tavola, quello è diventato un giorno speciale. Nestor e Paulina, ho sempre pronunciato i due nomi come fosse uno solo, vivono nel sud-est del Perù, sull’altopiano del Titicaca, a 4.300 metri di altitudine, precisamente a Choccoconiri, anche se il nome di questa località non compare neppure sulla cartina geografica.

La loro casa ha il tetto di lamiera, un piccolo passo in avanti rispetto a quello di paglia, i muri sono di terra e manca di acqua e servizi igienici. L’ambiente naturale in cui vivono è molto arido e l’acqua scarseggia sia per l’uso quotidiano sia per l’irrigazione. Viene attinta da un piccolo ruscello che scorre a poca distanza, che spesso è gelato a causa del grande freddo. Averne una riserva è quindi indispensabile. A quell’altitudine crescono solamente patate, che costituiscono l’alimentazione quotidiana della loro comunità andina, fave e qualche cereale che però viene utilizzato prevalentemente come foraggio per gli animali.

La sacra riconoscenza che nutrono per la madre terra, Pacha Mama, anche se a noi nei loro confronti sembra ingrata, è testimoniata dai rituali di ringraziamento che periodicamente celebrano con vino, incenso e foglie di coca.
Nestor e Paulina con altre famiglie, circa 30, sono allevatori di alpaca e produttori di lana particolarmente calda, morbida, leggera. Con questa lana, nell’ambito dell’ALSI, l’Associazione in cui sono organizzati e di cui Nestor è il responsabile legale, producono manufatti (maglioni, sciarpe, poncho, guanti, cappelli) che vendono attraverso il circuito del Commercio equo e solidale, con cui sono venuti in contatto nel 2003.
Questa vita, allora ed ora di pura sussistenza, ha conosciuto una parentesi nell’ottobre del 2009, quando la Provincia di Macerata ha finanziato un Progetto di cooperazione internazionale, El Puerte, che ha permesso ai due coniugi di affinare l’arte della tessitura, frequentando un laboratorio ben strutturato nel capoluogo marchigiano.

E così Nestor e Paulina sono scesi dal loro arido altopiano, dove sembra di toccare il cielo con un dito, e sono approdati a Macerata, una realtà distante dalla loro molto più dei 4.300 metri di altezza di Choccoconiri. L’abbigliamento di Nestor non differiva da quello in uso da noi, quello di Paulina, invece, conservava le caratteristiche peruviane: cappellino sempre in bilico sopra due lunghissime e lucenti trecce nere unite in fondo da uno spesso cordoncino, maglia di lana, gonna lucida a balze, piedi quasi del tutto scoperti, con ciabatte infradito. I capelli, veramente, Paulina li aveva tagliati a un anno di età e poi mai più, come prevedeva un antico rito secondo cui le bambine dovevano abbandonare i loro capelli da lattanti e fare il loro ingresso in società proprio in quella tenera età.

Hanno lasciato la loro primogenita Maria Luz, appena diciottenne, a lavorare nella capitale, Lima, e il loro piccolo Alvaro, di quasi 3 anni, con il padre e la madre di Nestor. Florencia, la madre di Nestor, anche se analfabeta e capace di esprimersi solo in dialetto, non era donna da poco e Paulina poteva riporre in lei la massima fiducia. Donna saggia e di antica etnia Aymara, era molto rispettata dalla comunità, sapeva come curare con le erbe le più svariate malattie, con metodi tramandati di generazione in generazione. La sua vita scorreva tra la casa, dove ogni giorno filava e tesseva la lana di alpaca, e il pascolo, dove andava a guardare i suoi alpaca portandosi dietro i ferri per confezionare i piccoli capi di abbigliamento: guanti, cuffie… La cura e la sorveglianza dei nipoti, inoltre, erano per Florencia una cosa del tutto naturale, perché più nuclei familiari erano stretti in una piccola comunità come la sua, che cercava di soddisfare le esigenze di tutti i componenti.

La conoscenza della lingua spagnola però, ha avvantaggiato molto Paulina rispetto alla suocera, e le ha dato la possibilità di intraprendere questo viaggio acquistando un suo ruolo, non di stretta subordinazione rispetto a quello del marito.
Nel laboratorio La Tela di Macerata, Nestor e Paulina hanno concentrato fino allo spasimo la loro attenzione per apprendere tutte le tecniche di lavorazione della lana e migliorare la qualità dei loro manufatti, senza perdere un istante del tempo che era loro concesso.

I – Continua

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