A Erice, nello scrigno di zucchero di Maria Grammatico

di Angela Giannitrapani

Angela Giannitrapani ci guida nella sua Sicilia, facendoci scoprire Erice e una donna, Maria Grammatico, che con intelligenza e infinito lavoro ha reso la propria pasticceria una meta imperdibile per i visitatori di tutto il mondo (http://www.spaghettievaligie.it/sicilia-occidentale-erice-trapani-e-le-saline-di-marsala/)

C’è un posto sul quale si sono arroccate Storia e magia. È un’altura di circa 800 metri che si erge, unica, tra il mare e un entroterra piatto, solo a tratti appena ondulato. Venere ha lì un suo castello e ha lasciato lungo un dirupo tracce del suo mito. Questo paese, poi punico-romano e normanno, è quasi intatto e ha del magico ancora oggi. Per esempio, quando sparisce per un’improvvisa calata di nebbia portata dall’umidità del mare, che lambisce la falce di Trapani, ai suoi piedi. Allora può succedere che, se siete seduti al tavolo di uno di quei ristorantini nei vicoli, bicchieri e piatti spariscano per riapparire all’improvviso, dopo una folata di brezza che spazza la nebbia. O quando salite sulla terrazza del Bar Maria, da dove si dominano tetti e torri campanarie e invece potreste trovarvi al di sopra di nuvole e foschie, chiedendovi se non siete su una mongolfiera.

Ma gli abitanti di Erice non sono vaghi e rarefatti, sono operosi, concreti e accoglienti. In inverno non superano i centocinquanta, in primavera le presenze raddoppiano, in estate stradine e piazzette pullulano di turisti e di coloro che salgono per la villeggiatura. Tra i miti e la Storia ciascun abitante ha la propria esistenza, le sue scelte, il proprio racconto. E tra questi ce ne è uno che, credo, valga la pena di raccontare. È quello di una di loro, che conosco da anni e che, nonostante la durezza e la severità della sua vita, ha qualcosa di magico. È la storia di una donna: Maria Grammatico. Si comincia a sentire la magia quando passando per via Vittorio Emanuele, il corso principale di Erice, si nota la scritta Maria Grammatico Pasticceria dipinta sulle maioliche del pavimento di una specie di salottino che fa da invito al vero e proprio negozio attiguo.

Il salottino è arredato con credenzine dai ripiani tutti pizzi e merletti, colmi di alzatine con pasticcini di mandorla. Nel periodo pasquale anche di agnellini di tutte le forme e misure. Chi si avvicina, attratto e accolto in questo piccolo vano, ha la sensazione di essere invitato come a casa per un incontro privato e non pensa a un commercio, a uno scambio pecuniario. Intanto, gli occhi sono calamitati sui ripiani delle vetrine e inchiodati senza scampo alle piccole sfere verdi, gialle, arancio, bianco-zucchero. Può accadere che si apra una porta tra le vetrine: è quella del laboratorio. Allora, un secondo senso, quello dell’olfatto, si aggiunge al primo e, annusando il profumo di mandorle miste a zucchero e quello della pastafrolla, si riesce a sbirciare dentro intravedendo creature indaffarate ad impastare, infornare, guarnire. Ma è un attimo, la porta viene rigorosamente richiusa e ci si chiede se si è sognato oppure no. Ma a  quel punto non c’è scampo: i passi conducono inesorabilmente alla porta attigua e si entra nel regno di Maria Grammatico.

Il negozio è stretto e lungo, segnato su un lato dal bancone delle meraviglie. Sveltissime giovani commesse riempiono vassoi di ogni prelibatezza, smaltendo con maestria folle di golosi. Se non si è abituati da anni di allenamento, scegliere è difficile. E anche rispondere alla fatidica domanda della commessa col vassoio in mano: «Cosa metto?». Bocconcini, quali? all’arancio, al cacao, al pistacchio? belli e brutti, sospiri, marzapane e cioccolato? Ci vuole colpo d’occhio e decisione. Se si supera questa fase si va alla cassa. E alla cassa c’è lei: Maria, di anni 76. È lei che ha creato e crea, oggi con i suoi collaboratori, queste delizie. Ma la sua vita non è stata solo zucchero, mandorle e pastafrolla e viene da chiedersi come mai da quella sua infanzia e quel suo crescere di fatiche e dolori ne siano venuti dei dolci così soavi, come mai quell’inizio di vita abbia sortito tanta delizia. E questo è da raccontare.

La incontro in un pomeriggio di quelli in cui la natura e le architetture arabo-normanne trionfano nella luce limpida. Ha acconsentito a ripetere per me, ancora una volta, la sua storia. Ci sediamo a uno dei tavolini in fondo al locale, proprio di fronte a una lunga tavola, dove su una immacolata tovaglia con ricami a tombolo è adagiata una ventina di agnellini pasquali di pasta di mandorle. Qualche cliente ci fa posto, ha capito che devo intervistarla. Chi la conosce sa che accade spesso e poi se la Maria prova a sedersi a uno dei suoi tavolini è segno che la situazione è eccezionale, bisogna cedere spazio.

Lei ha i capelli corti, di taglio attuale, perfettamente in ordine, mani curate dalle dita affusolate; nel camice bianco appare con una certa aria di autorità, ma ha un lieve sorriso sul volto. Dopo essermi presentata e aver detto per chi e perché scriverò di lei, la vedo incuriosita sull’immagine del nostro blog, stampato sul bigliettino che le porgo. «Ma questa è Anna Magnani», dice (prima del restyling grafico, avevamo nella testata la foto dell’attrice, ndr). Parliamo di rughe, di come indossarle e dell’orgoglio dell’età. Lei, però, ha una pelle compatta e un viso disteso. Può portare davvero con orgoglio i suoi anni e ho la sensazione di stare davanti a una donna in pace con sé stessa. Poi, comincia l’intervista.

1.Continua

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...