Ciao nonna, guarda che “chi paré” all’Isola

di Luca Bartolommei

Un momento della registrazione al Blue Note di Milano del programma dedicato a Lelio Luttazzi, la cui messa in onda su Rai1 in prima serata è stata posticipata a venerdì 11 agosto 2017. Sul palcoscenico la cantante Simona Molinari in veste di conduttrice, alle sue spalle gigantografie del maestro triestino con i protagonisti della Tv italiana in bianco e nero (Foto di Nadia Pastorcich da https://www.facebook.com/FondazioneLelioLuttazzi/

“Viaggio” Atto II. La serata continua.

Ricominciamo esattamente da dove avevamo finito, senza riassunto della puntata precedente.

Passiamo agilmente il primo sbarramento di security e veniamo scortati all’interno del locale, Paola si qualifica come giornalista e accediamo alla sala, parliamo con un responsabile Rai che ci invita gentilmente ed in tutta tranquillità ad accomodarci a un tavolo di nostro gradimento. Siamo dentro! Una signora seduta da sola ci invita a sederci insieme a lei e Arisa comincia a cantare. Indossa un bell’abito rosso sgargiante è molto rilassata, si appoggia ad uno dei protagonisti della serata, un pianoforte a coda, e finisce la sua esibizione con sorrisi e saluti per tutti. Brava e simpatica.

I tempi di registrazione delle trasmissioni televisive sono lunghi, quindi c’è tempo per parlare e per conoscere meglio la nostra compagna di tavolo, Giovanna, che ci dice essere lì dalle 16 (siamo oltre la mezzanotte!), di aver parlato col suo idolo Mario Venuti che canterà più tardi, di amare la musica e di avere anche un buon orecchio. Cominciamo anche a capire meglio il contesto in cui siamo. È la serata finale del Premio Lelio Luttazzi per giovani pianisti jazz e altrettanto giovani cantautori, organizzata dall’omonima Fondazione e dalla casa di produzione Isola degli artisti.

Sono affascinato da telecamere su binario sotto il palco, steadycam che danza un tango col suo operatore, tango lento, una milonga, dolly che fluttua sopra le nostre teste facendo ruotare l’occhio dell’obiettivo in ogni direzione. Poi la direttrice di studio, efficientissima e implacabile, conta 5, 4, 3, 2, si ferma e con tempismo perfetto entra in scena Simona Molinari, cantante di jazz e swing che conduce la serata insieme a Teo Teocoli. L’abito della Molinari suscita l’invidia di Giovanna, peraltro la presentatrice è già bella di suo, Roberto Vecchioni ci ammolla la pluridecorata “Luci a San Siro”, arriva Teocoli e poi inizia la gara.

I tre concorrenti verranno valutati e giudicati dalla pianista/compositrice Rita Marcotulli, dal Maestro Fio Zanotti e dal giornalista Paolo Giordano. Hanno suonato tutti bene ma io sono stato colpito dal più giovane, che peraltro non vincerà (qui l’elenco dei vincitori n.d.r.), che si presenta quasi con ritrosia, con una camicetta tipo oriental-India-ma-anche-Marocco che era dai tempi di Woodstock, o peggio, del Parco Lambro, che non ne vedevo una così, suona una sua composizione abbastanza virtuosistica (bravo!), si pianta sui tasti solo un nanosecondo, ma Giovanna (orecchio vero) ed io lo abbiamo beccato, poi salta su dalla panchetta e quasi fugge dal palco inchinandosi come un orsacchiotto impacciato. Si chiama Giuseppe Vitale, è un puledrino di 17 anni ancora acerbo, ma di stoffa ne ha, auguri!

Dalla galleria Nick the Nightfly presenta e intrattiene prima dell’esibizione precisa ma un po’ fredda di Mario Venuti, quella della bella e brava Elodie e quella di Chiara che propone la canzone dell’ultimo Sanremo che a me era tanto piaciuta, infatti terzultima…

Finalmente si passa a parlare del genio di Lelio Luttazzi. Rossana Luttazzi ci parla del Maestro triestino come solo una moglie può fare, ammirazione e amore uniti le fanno fare una descrizione del suo, ma anche nostro, Lelio semplice e pulita, appassionata. Proprio com’era lui. Guardiamo le gigantografie che fanno da quinta e sembra di riconoscere una giovanissima Raffaella Carrà che suona la chitarra, poi vediamo altri artisti tra cui Mina, con cui Luttazzi collaborò più volte.

Io non perdevo una puntata di “Hit Parade” e con l’ingenuità dei bambini, perché ero bambino allora, uno di quelli con le braghe corte, pensavo che i cantanti e i complessi si esibissero dal vivo in chissà quale studio meraviglioso, e mi sarebbe tanto piaciuto poter partecipare di persona. L’Olimpo, la canzone regina, mia nonna Elia che chiamava la trasmissione “chi paré”, la radio a valvole, vecchia ma perfettamente funzionante, i primi accordi con una chitarrina giocattolo o quasi, “El can de Trieste”, la meno conosciuta ma commovente “Ritorno a Trieste”, ecco il Lelio Luttazzi che è nel mio cuore.

La serata finisce così, con un saluto a Giovanna, l’orologio che segna le due, pensieri che vagano tra Mesopotamia, Napoli, pizza, cagnolini che amano il vino e Teo Teocoli che non riesce proprio a pronunciare lo scioglilingua “Nick the Nightfly”, meglio Nico…

Camminiamo verso casa, lungo la spiaggia immaginaria della nostra Isola, abbracciati e un po’ stanchi. Riflessi di luna sui capelli di Paola, domani, anzi oggi, ci sarà parecchio da scrivere.

AGGIORNATO IL 19 LUGLIO 2017

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