Figli (e cognomi) di madri e padri

«È illegittima la norma che impone l’attribuzione automatica ed esclusiva del solo cognome paterno. I neo genitori, quindi, possono ora attribuire al loro figlio, di comune accordo, il doppio cognome  – paterno e materno – al momento della nascita. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale».

Questo si legge sul sito del Ministero dell’Interno. La questione del doppio cognome è questione di diritti, dunque deve assolutamente interessarci. Per questo pubblichiamo le riflessioni della Rete per la Parità su una recente circolare che, anziché riempire vuoti interpretativi, sembra voler aggiungere dubbi a vecchi ritardi.

«La Rete per la Parità prende posizione sulla circolare n. 7 del 14 giugno 2017 con cui il Ministero dell’Interno ha formulato alcune indicazioni operative alle quali i Comuni e i Centri nascita dovrebbero attenersi dopo la sentenza n. 286 della Corte Costituzionale del novembre 2016, che ha accolto la questione di legittimità in materia di doppio cognome.

“In assenza della legge per l’attuazione degli effetti della sentenza, che la Corte ha definito indifferibile, la situazione è fuori controllo – dichiara Rosa Oliva, presidente della Rete per la Parità – ma il Parlamento non ne sembra consapevole,  visto il persistere di uno stentato iter in Commissione Giustizia Senato dell’AS 1628, e cioè del testo approvato dalla Camera nel 2014, al quale non risulta neanche connesso l’esame della sentenza. Così come sono ignorate le 5 petizioni presentate in passato. Data l’inadempienza quarantennale del Parlamento, spetta al Governo, titolare del potere legislativo in caso di necessità e urgenza, intervenire con la necessaria tempestività come abbiamo chiesto sin dal 6 marzo scorso”.

Elencando le criticità della circolare, la Rete per la Parità sottolinea che il padre può ancora presentare da solo la denuncia di nascita, rimanendo così di fatto titolare esclusivo della scelta del nome e del/dei cognomi da dare al nuovo nato. Non è stata prevista l’introduzione di una dichiarazione della madre ed è stato disatteso anche, con non condivisibili argomentazioni, quanto suggerito dal presidente dell’Anci nella lettera inviata il 26 gennaio ai sindaci circa l’adozione di un modulo per le dichiarazioni di nascita che, pur essendo sottoscritto da uno solo dei genitori, comporti l’informazione e il coinvolgimento di entrambi.

La circolare è omissiva per quanto riguarda i casi di nuovi nati con altri fratelli e/o sorelle, perpetua la lesione del diritto di scelta dei genitori per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo nel 2014, e scoraggia l’aggiunta del cognome materno quando uno o entrambi i genitori hanno un doppio cognome. Arriva fuori tempo utile il chiarimento che le nuove disposizioni si applicano “agli atti di nascita che si formano dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza” e cioè dal 29 dicembre: non sono più riparabili i rifiuti illegittimi, basati su un’interpretazione degli effetti immediati della sentenza che ora si chiarisce essere errata, ai quali sono andati incontro genitori di bimbi nati prima di tale data, ma non ancora denunciati al 29 dicembre.

E rimane un ultimo interrogativo: che uso si intende fare del monitoraggio disposto al 30 giugno sull’attuazione delle novità?»

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2 thoughts on “Figli (e cognomi) di madri e padri

  1. “Mater semper certa est , pater numquam ,,,,,” su questa affermazione il Diritto romano ha fondato la legge di riconoscimento del padre tramite assegnazione del cognome . Una diàtriba da lunghissimo tempo di lunghissimo tempo (non priva di fondamento) il sillogismo è un elemento portante del nostro Diritto ; la legge di oggi mette fine ad una diatriba riconoscendo però che l’importanza del cognome paterno è prioritario a quello materno infatti lo pospone . Sinceramente, penso che pur riconoscendo i desiderata femminili mi trova non “d’accordo” se imposto per legge .I tempi cambiano ma certe problematiche sociali di fondo NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Faccio riferimento alle separazione e divorzi dove la madre viene tutelata e riconosciuta come avente diritto di certe prerogative sui figli ( e non sto parlando di neonati…..) oltre a indennità economiche che al giorno d’oggi possono stravolgere la vita di una persona , e poi se fini dicitori del Diritto come erano i nostri avi dalla cultura greca a quella romana …..non penso fosse frutto di un “cieco maschilismo” ………

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    • Se un padre vuole essere sicuro della paternità biologica adesso ci sono i test del DNA, che i giuristi romani non potevano prevedere. L’argomento perciò decade.
      Si potrebbe anche aggiungere che la paternità la fa il tempo e la qualità del lavoro di cura del padre verso i figli, più che il cognome.
      Una situazione in cui solo il cognome paterno è previsto, o comunque privilegiato, non solo è iniquo e incostituzionale poichè prevede trattamenti diversi a seconda del sesso, ma crea anche grossi problemi ai figli di coppie di doppia nazionalità aventi solo il cognome materno (in altri paesi la coppia può decidere quale cognome dare alla prole, ad esempio la Svezia).

      Dal tempo degli antichi Romani sono passati duemila anni, e molto è cambiato.

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