La sana ribellione di una “certa” età

di Maria Elena Sini*

Una foto del 1962 di Vivian Maier della quale il 23 giugno si apre una mostra al Palazzo Ducale di Genova © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York. (http://www.vivianmaier.com/events/vivian-maier-palazzo-ducale-di-genova/)

Sarà che mi avvicino all’età in cui posso essere definita “anziana” ma il tema mi interessa. È vero che ho una “certa” età ma quando in astratto penso alla mia fascia di età non mi colloco nel segmento giusto, mi percepisco come più giovane. Se devo essere precisa mi sento più giovane della mia età anagrafica da un punto di vista fisico, perché sono piena di energia, non mi stanco facilmente, mi sembra di essere forte. Se invece penso all’aspetto mentale a volte mi sembra di essere vecchia, mi accorgo di aver visto tante cose, di aver attraversato tanti periodi della mia vita personale e della vita dell’umanità in generale. Ma pur con questo diverso tipo di percezione sono strenuamente convinta che si possa continuare ad essere utili, ad imparare, ad essere creativi sino alla fine del tempo che ci è concesso.

Mi rendo conto che gli stereotipi legati all’età sono molto potenti, non per niente la parola inglese ageism finisce col suffisso “ismo” che spesso dà una connotazione negativa di natura pregiudiziale ai termini, ma sono convinta che quei modelli che costringono a vivere da “vecchi” uomini e donne ancora vitali ed efficienti solo per una questione anagrafica saranno sconfitti dalla variabilità con cui ognuno affronta questa parte della vita. Anzi vorrei aggiungere che ribellarsi agli schemi comuni può accelerare il superamento di convenzioni e consuetudini.

Dal mio punto di vista la variabile più importante è la salute, perché in assenza di patologie gravi anche una persona che ha superato i sessanta-settanta anni può vivere una vita piena, chiaramente accordando le sue attività ad un ritmo più lento e meno convulso. Magari può finalmente dedicarsi a quelle cose piacevoli alle quali ha rinunciato negli anni precedenti per impegni di famiglia o di lavoro. E ribadisco che la salute è importante dal mio punto di vista di ipocondriaca, perché ho visto persone che affrontano anche la malattia, e le limitazioni che ne derivano, con spirito e coraggio traendone, a volte, insegnamento per diventare persone migliori.

*Maria Elena aveva lasciato questo commento nel gruppo Facebook di Donne della realtà quando avevo ripostato le riflessioni di Angelica Mucchi Faina sulle potenzialità della vecchiaia. Salvato dall’oblio, per carità, eccolo qui a coronamento dell’interesse suscitato dal racconto “L’età dell’indecenza” di Giuseppina Pieragostini che abbiamo pubblicato a puntate. Ciao! (p.c.)

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