«Nemmeno sedici anni e monaca per sempre»

di Donatella Cividini*

Virgilio Ripari, Il mese di Maria, olio su tela, 118 x 179 cm, Milano, Galleria d’Arte Moderna. Il dipinto è stato esposto nella Reggia di Monza in occasione della recente mostra sulla Monaca che ha ispirato anche Alessandro Manzoni (http://www.clponline.it/mostre/la-monaca-di-monza)

E il dodicesimo giorno di settembre la postulante suor Virginia era distesa sul pavimento della chiesa e qualcuno stava togliendo il broccato che l’aveva pietosamente coperta a simulare la sua morte terrena. La luce che filtrava dal rosone della chiesa illuminò la figura snella che si tirava in ginocchio, in sincrono con le altre. Il coro delle consorelle si levava su note acute a sottolineare l’acme della cerimonia. Guardavano tutte dritto davanti a sé, ciascuna perduta nel proprio smarrimento.

Virginia stringeva le dita intrecciate nel gesto della preghiera. Dio le avrebbe dato la forza per compiere il proprio dovere. Non è forse un Padre, questo Signore Iddio? Come don Martín, lontano, freddo, scostante, potente, rigido. Ma ora, nel primo banco della chiesa, il conte, elegante nel suo abito nero ornato dal gran collo di merletto, teneva la testa appena piegata in un atteggiamento di orgoglio soddisfatto. Adesso la piccola Marianna non c’era più: al suo posto c’era una monaca benedettina. Nessuno avrebbe osato chieder conto all’altero nobiluomo del debito ancora non saldato con il convento: la dote di Virginia non era stata versata per intero. Ma non si poteva dubitare della sua parola di gentiluomo.

Lei riconobbe il suo nome nella cantilena latina del celebrante: suor Virginia Maria. Le avevano posto in capo il velo nero, simbolo della definitiva separazione dal mondo.

Nemmeno sedici anni e monaca per sempre.

(Marina Marazza, Il segreto della Monaca di Monza)

La scrittrice Marina Marazza, unendo il fatto storico al racconto romanzato della storia di Marianna de Leyva, suor Virginia, ci regala un testo mai noioso, che si legge tutto d’un fiato.

In qualsiasi epoca la vita delle donne è complicata e nel XVII secolo era davvero di totale sottomissione, ma la protagonista si lascia guidare dai sentimenti e vive le proprie emozioni fino alle estreme conseguenze: verrà infatti murata viva e, solo pensando incessantemente alla propria figlia, riuscirà ad avere la forza necessaria per sopravvivere a questa tremenda punizione.

La passione e la forza di questa donna, così come la fragilità e la vulnerabilità, la fanno sentire molto vicina ad ogni donna, anche dei giorni nostri.

*Dall’autrice a me, da me a Donatella e ritorno. Lo scambio, la circolarità dei libri, la possibilità di dire quel che ne pensiamo scrivendo. E, scrivendo, allargare il cerchio. Eccoci, noi siamo così. Sarà una lunga estate di letture condivise… (p.c.)

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