“Personagge”: in un neologismo la moltitudine di ogni singola donna

di Roberta Mazzanti e Silvia Neonato*

Personagge è una parola che non passa inosservata. Anche oggi – trascorsi quattro anni dal convegno della Società Italiana delle Letterate (SIL) che ha proposto in modo articolato le personagge sia all’attenzione critica, sia alle creatrici delle figure femminili protagoniste della letteratura e delle altre forme di narrazione culturale, proposta che mirava ad accreditarle anche nel linguaggio corrente -, questo neologismo non ha perso la valenza provocatoria e insieme euristica, tanto fertile di sviluppi nel campo degli studi letterari.

«Chiamiamole personagge e facciamola finita!»: l’intuizione fu di Maria Vittoria Tessitore, durante una riunione del direttivo SIL in carica nel biennio 2009-2011. Si poneva allora per la prima volta in modo sistematico una questione già affrontata nelle riflessioni collettive che avevano cercato di mettere a fuoco un tema nodale – e non più rimandabile – nell’ambito delle ridefinizioni che la SIL andava operando fin dai suoi inizi sul corpus delle scritture femminili.

Nell’intento di ridefinire le figure femminili delle narrazioni contemporanee, le nuove figure di donna che abitano romanzi, film, serial tv, pièce teatrali, ma anche diari, autobiografie, arti visive e poesia, avevamo dapprima cercato di nominarle come “personaggi femminili” o “personaggi donna”. Ma eravamo sempre insoddisfatte: queste definizioni restavano impigliate a subalternità tradizionali e parzialità che suonavano perfino ridicole, se paragonate alla ricchezza e consapevolezza delle scritture da loro ispirate, e a loro dedicate.

Focalizzato sulle “personagge”, il convegno nazionale dell’ottobre 2011 a Genova partì da un complesso di domande, tra le altre: «Chi sono, come si muovono, come pensano, come agiscono le figure femminili nei diversi testi e contesti in cui ci troviamo immerse e immersi? Come le leggiamo? Le interpretiamo? E sono figure a tutto tondo, caratterizzate dai classici standard dei ruoli di sesso e genere o raccontano di mutazioni, passaggi, trasformazioni?».

Da molti anni la critica femminista decostruiva le eroine del melodramma, le protagoniste del romanticismo, le Dark Lady dei noir su carta e su pellicola; ma la nostra ambizione, con i saggi raccolti in questo volume, è quella di voltare pagina e guardare chi sono, come vengono inventate, scritte, rappresentate – e da chi – le nuove donne, alle quali danno parola autrici e autori di tutto il mondo, in una grandissima varietà e ricchezza di trame, percorsi narrativi e itinerari creativi.

Dobbiamo a Uta Treder, germanista fiorentina e socia tra le fondatrici della SIL (che purtroppo ci ha lasciato nel 2014), il titolo di questo volume. Fu lei a suggerire che “Io sono molte. L’invenzione delle personagge” era la formula giusta per restituire la molteplicità delle donne che volevamo rappresentare.

*Incipit dell’introduzione a L’invenzione delle personagge, a cura di Roberta Mazzanti, Silvia Neonato e Bia Sarasini (iacobellieditore, 2016). Il libro contiene contributi di alcune scrittrici italiane, e tra queste Maria Rosa Cutrufelli che oggi, 30 maggio 2017, alle ore 18, come ci ha segnalato l’amica Angela Giannitrapani interverrà alla Casa delle donne di Milano per raccontare le protagoniste dei suoi romanzi.

(Paola Ciccioli)

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