Mundì, il nostro lattaio-guaritore

di Anna Caltagirone Antinori

Una piccola comunità: la frazione Convento del comune maceratese di Urbisaglia. I suoi abitanti, i legami di vicinato, gli affetti. Anna Caltagirone Antinori, che in quel puntino del mondo ha svolto la professione di insegnante elementare, continua a fissare e a condividere con noi i suoi preziosi ricordi. Grazie ai quali oggi ritorna a consegnare il latte a domicilio Carlo Biondi, per tutti soltanto Mundì.

Ed eccolo, Mundì, terzo da destra nella foto del matrimonio della nipote Ascenza, che ringraziamo per averci procurato l’immagine con la quale aggiorniamo questo bel post di Anna Caltagirone. Che bello rivedere il viso del nostro lattaio, grazie! Per le altre persone ritratte, queste le indicazioni fornite via mail da Michela Biondi: «parto dalla sinistra, Vincenzo, il padre di zia; nonna Adina, la mamma di papà; zio Giuliano; zia Ascenza; zia Maria, la moglie di zio Mundì; zio Mundì; nonno; Maria, la madre di zia Ascenza»

Mundì era un contadino, lavorava i campi e nella stalla aveva anche delle mucche da latte, perciò la mattina faceva il suo giro con i bidoni di latte appena munto e lo distribuiva a tante famiglie di Convento che avevano bambini piccoli. Nella mia famiglia di bimbi in sei anni ne erano nati tre perciò eravamo clienti fissi di Mundì. Per integrare l’allattamento al seno, mi ero rivolta al pediatra il quale mi aveva suggerito di sostituire il latte materno con quello di mucca, meglio se sempre e solo della stessa mucca.
Io mi rivolsi a Mundì, il quale mi assicurò che le sue mucche erano seguite dal veterinario, erano in ottima salute e il loro latte era sostanzioso. Mi promise che mi avrebbe portato sempre quello della stessa mucca, come volevo io. Preparai delle bottiglie da un litro sterilizzate e ogni sera ne lasciavo una sul tavolo della cucina. A quei tempi si dormiva con la chiave inserita all’esterno del portoncino di casa e Mundì, prima che ci svegliassimo, entrava e sostituiva la bottiglia vuota con una piena di latte fresco. A fine mese facevamo i conti.

Quel latte aveva ancora la schiuma quando preparavo la colazione per i bambini nella tazza o nel biberon. Mundì era un uomo saggio: sapeva prevedere la pioggia o il bel tempo. Era il nostro bollettino meteorologico. Consigliava a Fernando le piantine da mettere a dimora nell’orto, quando spruzzarle col verderame e quando concimarle.
Un giorno vide che alla mia primogenita Marvì sulle dita della mano sinistra erano spuntate molte piccole verruche, sul dito medio e sull’anulare se ne era formato un grappolo. Spiegai che dovevo portarla dal dermatologo e lui mi disse: «Aspetta, ci penso io». Mi fece prendere delle foglie di fico e raccogliere quella goccia di latte bianco che esce dal picciolo appena staccato dal ramo, con un pennellino spalmò il liquido sulle verruche mentre a occhi chiusi recitava in silenzio “le Preghiere”. Fece un segno di croce sulla manina e le fasciò le dita con una garza.
Io lo guardavo un po’ scettica, ma lasciai che ripetesse questo rituale per tre giorni. Incredibilmente le verruche cominciarono a rimpicciolirsi e nel giro di pochi giorni sparirono. Mundì, tutto soddisfatto mi disse che aveva la virtù di sanare certe cose. Dovetti ricredermi di fronte all’evidenza dei fatti.
Andava in giro con qualsiasi tempo: pioggia, neve, vento; sfidava il freddo avvolto in un tabarro nero, con un berretto calato sugli occhi e il bidoncino del latte. Se aveva tempo si fermava a chiacchierare e osservando i miei figli che facevano baldoria con gli amichetti dei dintorni una volta mi disse: «Vedi come sono cresciuti sani e robusti, anche se nel biberon non c’era il latte della stessa mucca, ma quello fresco delle mucche che avevano partorito da poco. Vai a dare retta ai dottori!… Io sono più bravo di loro perché custodisco bene le mie bestie e le mantengo in salute!».
Debbo dire che aveva proprio ragione, anche se per tanti anni mi aveva ingannato, a modo suo, mi aveva trattato bene lo stesso.
Oggi il lattaio non esiste più, il latte si compra al supermercato in bottiglie di plastica o in confezioni di Tetrapack.

AGGIORNATO IL 28 MGGIO 2017

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2 thoughts on “Mundì, il nostro lattaio-guaritore

  1. Gentile signora Sini, le sono grata per l’apprezzamento espresso per i miei ricordi su “figure d’altri tempi”. Viviamo in un’epoca in cui i giovani attratti e distratti dalle moderne tecnologie, non hanno tempo di ascoltare gli anziani, perciò mi meraviglia il suo interesse.. Le basi del presente e del futuro poggiano sul nostro passato. Se fossimo in tanti a pensarla così!……Cortesemente La saluto

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