«La mia giornata ha un senso anche se vedo soltanto girare il sole»

di Eliana Ribes

Lida Bullorini Ribes in una intensa immagine della sua gioventù a Maestà di Urbisaglia. Anche adesso, che ha 94 anni, vive nel piccolo centro marchigiano dove è nata, come ha raccontato ieri la figlia Eliana e come leggiamo in questa seconda parte della sua storia (immagini dall’archivio privato della famiglia dell’autrice del post)

Adesso che anche tutti i nipoti sono cresciuti ed è diventata bisnonna, mia madre attende alle cose che gli anni, novantaquattro, e la salute le permettono di fare. Cura, nella bella stagione, il piccolo giardino e la pulizia del cortile, cucina, segue i programmi televisivi a lei più congeniali, un po’ legge e un po’ cuce o lavora a maglia. La coltivazione dell’orto le è stata vietata da noi figli perché la zappa e la vanga non giovano certo alla sua schiena e le procurano sbandamenti di testa; lei, però, a cipolle, agli, sedani, e altre erbe aromatiche non rinuncia e quest’anno ha trasferito le piantine in una striscia di terra adiacente al muro di casa , di cui sorveglia la crescita dalla finestra della cucina. Qualche colpo di testa, veramente, ogni tanto lo fa, come quando d’estate non resiste alla tentazione di cogliere i fichi maturi salendo sulla pianta con una lunga scala, con il pericolo di rompersi l’osso del collo o, più probabilmente, il femore. In quel periodo, allora, è meglio batterla sul tempo, raccoglierli tutti e farne piazza pulita, perché nemmeno le minacce più severe servono a dissuaderla dal piacere di quella operazione fatta in prima persona, con cui ha sempre accontentato parenti e amici.

 Quando fa bel tempo, ossia né troppo caldo né troppo freddo, scende verso il fiume Fiastra e percorre il viottolo che lo costeggia fin quasi all’Abbadia, oggi meta privilegiata di tante persone. Il fiume nella sua gioventù era il punto di ritrovo delle donne della zona, che vi andavano per lavare e anche, d’estate, per “curare il panno” con cui confezionare le lenzuola del corredo delle figlie: stavano piacevolmente in compagnia e si tenevano aggiornate sui fatti di tutti. Mamma, allora, non poteva raggiungerlo per via del suo lavoro di magliaia che la teneva impegnata per la maggior parte della giornata; i panni li lavava in una vasca di cemento, dietro casa. Adesso che di tempo ne ha tanto, ripete spesso che il fiume non è più quello di una volta, è deserto e sporco e le fa rimpiangere i tempi passati.

Quattro generazioni in un esterno: la nostra amica Eliana Ribes con la madre Lida, la figlia Angela e la nipotina Agata. Un ringraziamento al marito di Eliana, Silvano Fazi, per la scansione delle foto

Anche le galline non le tiene più. Mi avevano rifornito di uova fresche dall’epoca del mio matrimonio, ma qualche anno fa è successo un fatto increscioso. Il giorno di Pasqua è venuta a pranzo da me – da casa si allontana raramente, aspetta sempre che siamo noi ad andare da lei -, al ritorno, ancor prima di entrare in casa, è andata a controllare le sue galline e non le ha trovate più. La notizia, attraverso i fili del telefono, in un baleno è venuta a conoscenza di tutti i suoi figli e nipoti e subito c’è stata una grande “mobilitazione”.

Antonio, il mio nipotino, il giorno dopo voleva andare a fare le indagini e a controllare le orme, per vedere se era stata la volpe o la faina, o qualche altro animale che popolava la sua fantasia, ed anche per rendersi conto se c’erano in giro tracce di sangue e piume. Ce l’abbiamo portato, ma non ha trovato niente. Proprio alla povera mamma, che ha sempre fatto del bene a tutti, doveva capitare un ladro di galline! C’è rimasta così male che ha deciso di non allevarle più e così il rito giornaliero della raccolta delle uova è stato bruscamente interrotto.
L’appuntamento con il cimitero, invece, continua. Si trova a cinque minuti da casa sua e lei, a meno che non stia proprio male, nevichi, grandini o piova, non c’è giorno che non ci vada. È talmente esile che a volte basta lo spostamento d’aria prodotto dalle macchine che le sfrecciano vicine a farla traballare, cosa che ci fa seriamente preoccupare. Ma chiaramente non sente ragione. Accudisce le tombe come se coloro che le “abitano” fossero ancora vivi e la aspettassero. Io le dico come la penso, che non deve preoccuparsi se i fiori non sono sempre freschi, perché i nostri cari non se ne hanno a male, la cosa a cui tengono di più è di continuare a vivere nel ricordo e dentro il nostro cuore. Lei non mi prende nemmeno in considerazione e continua a comportarsi come sempre, perché le dà consolazione. C’è da dire, però, che questo luogo, oltre che di culto, è anche il punto di incontro di tante sue conoscenze, soprattutto quelle di un tempo, quasi la piazza di un piccolo paese, e se qualcuno le fa qualche complimento ne va tutta fiera. La più grande soddisfazione che prova è quella di poter rispondere che sì, è ancora autonoma, non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Quando me lo racconta e mi parla di chi ha incontrato, io, per rafforzare questa sua visione delle cose, le dico che è assolutamente vero, anzi, che è lei che ancora aiuta noi figli, con qualche lavoro di cucito e di rammendo, o preparandoci qualche etto di tortellini fatti a mano per le grandi occasioni. Lei va fiera di queste parole, i suoi occhi brillano di una luce che sa di gioventù e il gusto della vita si legge ancora nel suo viso. Una volta se ne è uscita con una frase bellissima: «Anche se solo vedo girare il sole, dall’alba al tramonto, la mia giornata ha un senso».
Questa è la tempra di mia madre e delle donne che sono uscite dalla seconda guerra mondiale, donne per cui hanno contato sempre i fatti, che non si sono tirate indietro di fronte alle difficoltà e che in vecchiaia hanno acquisito anche quella dolcezza con cui non erano state cresciute e che non sempre avevano adoperato con i figli quando erano mamme giovani.

(2. fine)

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6 thoughts on “«La mia giornata ha un senso anche se vedo soltanto girare il sole»

  1. Non avevo dubbi : la seconda puntata è all’altezza della prima. Eliana hai un grande esempio e sono certa che i tuoi figli e i tuoi nipoti trovano in te quella stessa forza e dolcezza che tu vedi in tua madre. Un abbraccio

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    • Grazie, Maria Elena; ieri sera ti ho risposto ma il messaggio non è partito perchè non “raccapezzavo” più niente. Era troppo il traffico su fb che mi riguardava! Ritorneremo di sicuro sulla forza e dolcezza delle donne, argomento molto complesso. Comunque se tu mi vedi così non posso che esserne incoraggiata e contenta. Ricambio l’abbraccio, Eliana

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    • Cara Ersilia, solo adesso vedo il tuo commento e sono io che ti ringrazio. Sì, queste sono state e sono le nostre mamme, siamo vissute a pochi chilometri di distanza, che hanno dovuto affrontare la vita a “muso duro” per darci la possibilità di studiare e non “farci avere soggezione di nessuno” (parole testuali di mia madre). Dopo che hanno compiuto la loro missione si sono potute rilasciare, godere della famiglia allargata, e acquistare quella dolcezza che prima non avevano potuto permettersi.

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  2. Cara Eliana com’è rispettosa della realtà dei fatti la tua scrittura! Le maglie, le tagliatelle, il fico, le galline; non ti lasci sfuggire un sospiro, una gioia, un rimprovero. Tanto sei prorompente con le parole, quanto delicata con la scrittura. Un abbraccio Giusi

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    • Cara Giusi, solo la realtà dei fatti io conosco, non il sogno e l’immaginazione, purtroppo! Allora cerco di trattarla con la massima delicatezza, è vero, per trarne comunque gratificazione e consolazione. E mi ci commuovo pure sopra! Ti ringrazio tanto per la tua affettuosa e attenta presenza.

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