Siamo tutte migranti

«Il mio nome è Manuela e vivo in Scozia da 14 anni.

Una volta ho letto che alcuni effetti personali non sono le uniche cose che un rifugiato porta nel suo nuovo paese.

Credo che lo stesso valga per gli immigrati.

Credo di aver portato con me un modo d’essere diverso, una gentilezza diversa da quella dei locali.

Credo che il fondamento dell’integrazione non sia dimenticare chi si è e da dove si viene, ma condividere i propri valori, incorporandoli a quelli del nuovo paese in cui si vive.

Ho avuto il privilegio di lavorare 7 anni con bambini e donne di minoranze etniche e ho imparato molto sull’ignoranza e sui pregiudizi che c’erano in me.

Ho imparato che Musulmani, Buddisti e Cristiani possono pregare per me e ho trovato la mia sorella dell’anima: una bellissima donna Pachistana.

Essere un’immigrata mi ha insegnato che ciò che consideravo estraneo e lontano era in realtà vicino e familiare».

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Quella trascritta sopra è una delle dieci storie raccontate in prima persona nella mostra “We are all immigrants”, allestita nel foyer del Teatro Studio Melato di Milano dove – fino al 29 gennaio – va in scena “A Bench on the Road”, Cento anni di immigrazione femminile. Al centro dello spettacolo, scritto e diretto da Laura Pasetti, «le vite delle donne italiane immigrate in Scozia dal 1850 al 1950, raccontate da sei attrici e una fisarmonicista».

(Paola Ciccioli)

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