«Sono fanatica dei colori: perfino il mio spazzolino da denti deve essere in tinta con il dentifricio»

di Serena Siniscalco*

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Serena Siniscalco l’estate scorsa in due scatti di Paola Ciccioli

Amo il rosa ed il giallo, il morbido, il lucente. Ho innato il senso estetico del bello, della pulizia, dell’ordine, dell’educazione ed anche (perché no?) della disciplina. Amo tutto ciò che è circolare o decisamente rotondo. In architettura amo gli archi di ogni genere (a tutto sesto, ellittico, acuto, moresco ecc.) Detesto viceversa gli angoli, i triangoli, gli spigoli in genere e tutto ciò che ha punte. Mi piace la montagna più del mare, la neve della quale non mi finisce lo stupore, il venticello fresco sul viso e sui capelli e la pioggerella settembrina perché pone fine all’estate afosa ed accecante che oramai poco sopporto.

Mi piace l’ombra degli alberi grandi nell’afa estiva, dei platani, delle querce, degli abeti. Pertanto amo il legno, di cui amo anche l’odore. Mi piacciono i fiori non recisi ma vivi e soprattutto quelli profumati dei boschi, i più modesti, i ciclamini, i narcisi, i mughetti e le piccole violette fiorite lungo i margini dei fossi. Per contro, adoro le orchidee che cerco di coltivare in casa ma mai con esito positivo.

Adoro i profumi e ne faccio largo uso: sono per me elementi di seduzione e di piacere. La sera, prima di coricarmi, da sempre, due gocce di profumo ai lati del collo o sul cuscino mi danno il piacere del sonno. Il profumo di zenzero e verbena è il mio preferito.

Sono molto femminile, odio il femminismo. Trovo l’amore la cosa essenziale della vita per dare sicurezza, bellezza, godimento. Amo la dipendenza dall’uomo quando lo percepisco superiore a me, colto, intelligente e sensibile. La sensibilità dell’uomo è la dote che in lui preferisco assieme alla timidezza; non apprezzo, infatti, l’arroganza, la spavalderia, l’eccessiva sicurezza, la prosopopea di certi individui. Da qui ho scoperto il mio senso materno anche nel mio rapporto con il maschio.

Restando sull’argomento “uomo“, in quanto all’aspetto estetico, amo l’uomo alto ma non troppo, non eccessivamente magro – un po’ di pancetta mi dà un gradevole senso di calore e morbidezza (come del resto, preferisco da sempre alla sedia la poltrona). – Non amo le teste troppo voluminose, ricce e capellute e i peli in genere: barbe e baffi mi danno un senso di sciatto e trascurato e li considero mascherature, trasfigurazioni per celarsi; amo pertanto i visi aperti e scoperti “sciacquatoni”, come si direbbe in romanesco.

Mi piace l’uomo elegante, classicamente vestito, leggermente profumato, con fronte spaziosa, bocca sensuale, mani da pianista e voce da farmi perdere la testa. Amo le divise in genere, quelle militari ma anche quelle di un tempo, dei funzionari statali, degli esattori, dei controllori, dei postini, dei tranvieri. Per contro, odio le odierne sbragature, i jeans stinti, sudici e sdruciti, il cavallo alle ginocchia – anche se di Armani o di altri stilisti – perché fan parte del “pecorismo” modo di abbigliarsi senza gusto e fantasia, impersonali, volutamente e ipocriticamente popolari.

Nei giovani inoltre detesto i tatuaggi, i piercings, le orecchie martoriate da decine di orecchini, i capelli a cresta di gallo, impomatati, lunghi, i codini o le code ed altri esibizionismi. In quanto a me, amo vestire con tessuti che ricadono morbidamente, che valorizzano le forme, con abiti che lasciano scoperte le parti del corpo giudicate migliori; mi piace vestire con colori chiari che donano al viso e ringiovaniscono l’aspetto.

Oggi, ormai vegliarda, adoro abbigliarmi di bianco, spesso con volants, rouches e trine, a memoria delle nonne d’un tempo. Amo l’oro ma soprattutto le perle che danno luce e mi piace indossare anche nell’intimità della casa. Detesto le ciabatte, i bigodini, il vestire sciatto anche quando mi trovo sola, per una sorta di rispetto e amore per la mia persona di cui ho molta cura e stima. Sono una perfezionista; ricerco sempre il massimo in tutto quello che faccio e lo pretendo anche nelle persone che mi stanno a fianco.

Amo le simmetrie, le equidistanze da oggetti posti sui mobili o sul pavimento. Sono fanatica dei colori: amo gli accostamenti delicati ma preferisco il monocolore: in una stanza dove ad esempio il color rosa è predominante, non sopporto nemmeno la più piccola cosa di colore diverso. Persino il mio spazzolino da denti deve concordare con il colore del tubetto di dentifricio.

Amo i miei libri, li mantengo con amore profumando gli interni delle librerie con aromi di limonella, mentuccia per preservarli da attacchi di insetti divoratori: la mia collezione di famiglia si è arricchita di nuovi acquisti, soprattutto di narrativa. Adoro i dizionari di lingue varie ma anche di religioni, di sentenze latine e greche, etimologici, di sinonimi e di contrari, enciclopedici, biografici, geografici, dei proverbi ecc. che consulto spesso con curiosità e divertimento e mi servono talora nelle difficoltà di risolvere le parole crociate della “Settimana enigmistica” che settimanalmente entra nella mia famiglia. Mi piace anche fare la casalinga anche se ora il mio più grande piacere è il fare poesia sul mio quotidiano, su cose di modesta importanza che per me oggi anziana, diventano di primaria importanza, vedi i miei quattro “Poesiari”, scritti in quattro anni. Strimpello ad orecchio vecchie canzoni sulla tastiera senza alcuna conoscenza di note musicali. Cerco di aumentare la dimestichezza con il computer che considero il mio più caro compagno ed al quale affido tutti anche i più segreti pensieri.

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Ideatrice del primio Streghetta, Serena Siniscalco definisce le sue raccolte “Poesiari”, diari in versi

E veniamo al mio rapporto con la religione. Ho fede incancrenita in Dio ed un rapporto molto personale con Lui, mentre non amo i riti, i rosari, le preghiere in cantilena, le processioni. I santi sono per me stupende, degne persone, ma non rientrano nelle mie preghiere. La preghiera a me più congeniale è l’accettazione del”Fiat voluntas Tua”. (…)

Amo la vita, amo sentirmi amata, amo l’amore, amo la mia grande famiglia, amo costruire, fare, lavorare, ma non è detto che un giorno, e solo per soddisfare la mia insaziabile curiosità, non mi piacerà anche morire.

*Il 2016 se ne sta per andare e voglio assolutamente festeggiare qui uno degli incontri più interessanti di quest’anno. Serena Siniscalco, conosciuta in casa dell’artista Vera Tiberto Omodeo Salè (che tra l’altro è sua cognata), è una donna-romanzo. Poetessa prolifica, ha ideato e presieduto il premio Streghetta. Questa è una specie di sintetica autobiografia che mi ha affidato l’estate scorsa quando, prima delle vacanze, sono andata a trovarla a casa per portarle una copia del libro della nostra blogger Mariagrazia Sinibaldi con la quale, secondo me, ha molti punti di contatto. A cominciare dalla elegante idiosincrasia nei confronti delle degenze nei centri di riabilitazione ortopedica. Auguri, auguri!

(Paola Ciccioli)

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