Quattro settimane (e tanti bambini) da raccontare

di Luca Bartolommei

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Luca Bartolommei con un suo simpatico allievo durante le quattro settimane al Centro Vismara-Don Gnocchi di Milano. «Dopo la musica un autoscatto in relax totale. Il maestro è molto slow, la linguaccia molto fun»

Le giovanili del Milan si allenano e giocano in via dei Missaglia, al centro Peppino Vismara, bellissimo complesso situato nei campi, ma proprio nei campi, roggia inclusa, vicino al Ronchètt di rann. Nel comprensorio è situata anche una struttura della Fondazione Don Gnocchi, dove si svolgono tutte le attività, a cominciare dalla riabilitazione, per cui a Milano è conosciutissima.

A luglio ho partecipato al centro estivo organizzato per bambini e ragazzi della zona che si è tenuto al Vismara svolgendo, come “tecnico”, la mia opera di insegnante di chitarra insieme alla collega musicista Maria Elisa  (in quel periodo eravamo entrambi collaboratori dell’Associazione Musicaingioco) e a una decina tra educatori ed operatori di Special Olympics Lombardia e della cooperativa lo Scrigno. Fin qui nulla di particolare, sono quasi dieci anni che insegno a giovani e  giovanissimi.

La particolarità sta nel fatto che molti di questi ragazzi e ragazze incontrati al Vismara hanno, diciamo così, disabilità varie, quindi sono allievi che meritano una particolare attenzione.

Alla prima riunione tutto bene, ci conosciamo e via dicendo. Alla seconda una psicologa, che segue i ragazzi con problemi, analizza caso per caso e ci informa delle diverse criticità. Molto meno bene. Ci sarà bisogno di modificare quello che è stato finora il mio modo di insegnare. Sarà anche una occasione unica per imparare qualcosa di nuovo in una situazione inedita e stimolante.

Per sicurezza mi porterò dietro, oltre alle chitarre, anche percussioni varie, tamburelli, sonagli, legnetti, triangoli.

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Prima lezione. Ho intorno a me, seduti sulle sedie, con o senza rotelle, a formare un cerchio magico (il tema delle attività è Harry Potter), una decina tra bambini e adolescenti che mi osservano attenti. Cerco di rompere il ghiaccio con la solita domanda che funziona sempre, ovvero: «cosa è per te, per voi, la musica?». E accade la prima magia. I ragazzi iniziano a parlare e viene fuori di tutto, ovviamente. Poi arriva la parola emozione, quella che io dico essere la risposta che mi piace di più, non la risposta giusta. Ho la pelle d’oca. Da qui tutto in discesa, chitarre e percussioni in mano ai ragazzi e via a suonare la canzone di Hedwig, che però ci sembra, intendo sembra a tutti noi, un po’ noiosa, ma va bene così, vuol dire che discuteremo la possibilità di un cambio di programma in corsa, almeno per noi chitarristi.

Suoniamo in cerchio, passandoci il suono l’uno all’altro, cambiamo verso, tempo, lo facciamo con gli occhi chiusi. Seconda magia, resistono per più di un’ora senza fiatare, e la lezione finisce.

Avanti il secondo gruppo, ho capito cosa devo fare e come devo farlo.

Finisce la prima giornata e sono molto emozionato, ho idea che sarà un’esperienza fortissima.

A casa, Paola ascolta il mio lungo resoconto e mi incoraggia col sorriso e con le parole che solo tua moglie ti sa dire.

Non voglio farla troppo lunga, quindi racconterò qui di seguito, e un po’ a caso, quello che mi è capitato di vedere, sentire, ascoltare e vivere durante il resto del mese.

Approvato cambio programma per chitarristi/percussionisti: dal tema di Harry Potter si passa a We will rock you dei Queen e Breathe dei Pink Floyd.

Secondo giorno, ragazza non vedente su sedia a rotelle evidentemente  riconosce la mia voce, mi saluta, sorride e allunga la mano per darmi il “cinque”. Inizia la lezione. Col tamburello a sonagli tiene il tempo benissimo e ride di brutto. Io quasi svenuto. Ripeto, non ero abituato.

Gruppo di ragazzi che vuole accompagnare Breathe fino allo sfinimento, anche mio, e conoscere la storia di The dark side of the moon.

Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia importante saper cambiare direzione. Da Harry Potter ai classici del rock, con i ragazzi che hanno “respirato” e condiviso una musica certo non scritta per loro, ma della quale hanno però subito colto l’essenza. Potenza della Musica e della giovinezza.

Bambino che all’inizio proprio non ne vuole sapere di suonare, alla fine suona una percussione con le mani e  una col piede, con grinta e impegno da paura, complice anche Oye como va di Santana che nel frattempo è stata inserita nel repertorio.

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Bambina, che deve usare il deambulatore per spostarsi, carica sull’attrezzo altra bambina e la porta a spasso per la palestra, spingendola con energica allegria. Da quel momento, turni per salire sul deambulatore e fare un giro. Come alle giostre.

Genitori che, dopo aver assistito all’esibizione finale del venerdì, si dicono soddisfatti per la scelta dei brani musicali.

Bambini a contendersi gli strumenti a inizio lezione (ma dobbiamo ancora chiamarla così?). Inserita in repertorio Sweet home Alabama dei Lynyrd Skynyrd.

Abuso di ascolto e ballo in gruppo di brani come Sofia, Vorrei ma non posto e, soprattutto, Andiamo a comandare. Qui sono stato buttato di peso nell’ignoto mare dell’ hip-hop, ma anche rap, nostrano e non solo.

Per tutti i giovani musicisti, grande successo di critica e di pubblico.

Io che non ho capito bene quali fossero le disabilità, o che le ho dimenticate. Suonavamo tutti!

Sì, è stata un’esperienza formidabile, gli abbracci dei bambini a fine settimana, i loro arrivederci, mi hanno commosso, la loro vicinanza mi ha arricchito.

Ho vissuto la Musica come non l’avevo mai vissuta, “non nella specie, ma nella dimensione”, (cit. Banco del Mutuo Soccorso) soprattutto emotiva. Peraltro, i ragazzi ormai sanno che mi ripeto spesso, dico che se non c’è emozione non c’è Musica.

Grazie a Claudio, Claudia, Silvia, don Mauro, tutte le colleghe ed i colleghi che mi hanno trasmesso l’entusiasmo della loro gioventù.

Nota a margine: cammino di fianco a un vispo e simpaticissimo bambino, mi dicono che è down e che ogni tanto gli scappa qualche parolaccia… Un giovane educatore gli sorride e lo saluta chiamandolo per nome: «ciao, …!». Risposta: «ciao, coglione!». Penso alla faccia che ha fatto l’educatore e ancora rido.

8 Risposte

  1. Quanto è importante saper cambiare direzione!

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  2. Emozionante esperienza, emozionante racconto_Toccate le corde del cuore

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  3. Luca che bello!
    …la primavera è inesorabile. 😉

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  4. Grazie di questa testimonianza bellissima

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