Le “Mariegrazie”, quei nostri tesori su due gambe

di Rosalba Griesi

mariagrazia-a-osimo

Mariagrazia Sinibaldi fotografata dal figlio Francesco Cianciotta alla presentazione del suo libro al Palazzo Campana di Osimo (Ancona). Un grazie particolare da parte dell’Associazione Donne della realtà, che ha curato la pubblicazione della raccolta dei post della nostra senior blogger, va a Raimondo Orsetti, presidente della prestigiosa istituzione marchigiana

«È come vivere ancora». Io direi invece: «È come leggere la prima volta». Ho letto il libro e poi riletto e mi è parso, ogni volta, come la prima! In piscina fra l’erba, in auto, durante il tragitto per l’ufficio, nel silenzio della sera… lo porto ancora in borsa, maneggevole, colorato…

Il libro si beve come acqua fresca e leggera di fonte che ti disseta ma ne vuoi ancora. Chissà, forse di Mariagrazie ce ne sono poche, il Signore la benedica e la conservi! Un patrimonio, una ricchezza, come avere un tesoro in cassaforte, un pezzo di storia a due gambe, queste sono le signore “vecchiottine” come lei.

Qualche anno fa conobbi ad Alghero una signora ottantenne che leggendo Mariagrazia ho ricordato. Si chiamava Olimpia:[…] Il volto senza tempo, ma lo sguardo/saggio e lungimirante, come solo il tempo/ sa forgiare./Rimpianti di cose passate, lieti ricordi/di vita dedicata, d’amori condivisi.[…] Le chiedevo:[…] “E gli anni della guerra?/E il dopoguerra? Gli anni sessanta? E i settanta?/Ma è tutto scritto nei suoi occhi, nello sguardo intenso/lontano[…] le dedicai dei versi …

Ebbene, Mariagrazia nel suo libro credo sia tutto questo e la ringrazio di cuore per averlo condiviso, per avere impresso la sua vita, i suoi pensieri, i suoi ricordi nelle pagine. I colori della veste grafica, sono maturi e pur tuttavia un giro di verde riporta una nota di giovani anni (i ricordi). Ogni capitolo vive di vita propria, come a dire che si potrebbe anche iniziare dalla lettura da uno dei flash-back (“Roma, la casa” – “Giovinezza marchigiana”) appena tratteggiati da una sottile nostalgia di un mondo ormai perduto, per proseguire con un salto al presente (“Le insidie della città” – “Questi figli”) fatto di affanni e rincorse e mai di sconfitte. Oppure deliziarsi con un quadro poetico dipinto da quello sguardo lontano e rapito dalla bellezza dei paesaggi sardi, che scorrono dal finestrino di un’auto, mentre il chiacchiericcio dei figli fa da sfondo sereno e familiare. Insomma ogni capitolo gira intorno a lei, alla signora Vecchiottina alla sua ironia, al suo umorismo disarmante (a mio parere segreti del buon vivere), alla sua vita piena al punto da non farsi mancare nemmeno il computer e altre diavolerie, per finire poi in capo al mondo.

Ammirevole davvero, complimenti a Mariagrazia e alla curatrice, lungimirante Paola, per il “lavoro” svolto. A entrambe ad maiora semper.

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