«Presa da una temeraria curiosità»

di Lucio Apuleio*

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“Amore e Psiche” di Antonio Canova (1797) © 2004 Musée du Louvre / Pierre Philibert http://cartelfr.louvre.fr/

(La torre altissima da cui Psiche si vuole gettare le parla).

Non lontano da qui si trova Sparta, una bellissima città dell’Acaia. Ai confini di essa devi cercare un promontorio di nome Tenaro, che si trova in un luogo nascosto e fuori mano. Lì si trova una spaccatura che porta al regno degli Inferi, e attraverso le sue porte spalancate si intravede un cammino inaccessibile. Tu supera la porta e avviati per quella strada; arriverai attraverso questo cunicolo alla reggia dell’Orco.

Ma non dovrai andare là, in quelle tenebre, a mani vuote: porta in entrambe le mani una focaccia d’orzo impastata con vino e miele, e mettiti in bocca due monetine.

Quando avrai percorso buona parte di quella strada destinata ai morti incontrerai un asino zoppo carico di legna, con un mulattiere, anch’egli mal messo, il quale ti pregherà di raccogliergli un po’ della legna di fascina che gli va cadendo per la via. Tu non dargli retta e senza rispondere passa oltre in silenzio. Poco dopo giungerai al fiume dei morti, il cui traghettatore è Caronte, che chiede per prima cosa il prezzo del passaggio, poi con la sua barcaccia di cuoio rappezzato traghetta i passeggeri nell’altra riva. Sì, infatti anche tra i morti è viva l’avarizia! Caronte, che è l’esattore dell’inferno, un dio certamente molto grande, non fa nulla per nulla; perciò anche il povero quando muore deve provvedersi dei soldi per il viaggio, perché se non si presenta coi soldi in bocca non gli danno neppure il permesso di crepare.

A questo laido vecchio tu darai come nolo una delle monetine che porti in bocca, ma fa’ in modo che la prenda lui stesso con la sua mano.

Poi, quando starai attraversando la lenta corrente, vedrai un vecchio morto galleggiare nell’acqua: ti tenderà le braccia scarne, pregandoti di accoglierlo dentro la barca. Tu però non lasciarti prendere dalla pietà, che non è consentita laggiù.

***

Passato il fiume incontrerai poco più in là alcune vecchie intente a tessere una tela, che ti chiederanno di dargli una mano: ricordati che non puoi fare neanche questo. Tutte queste cose, è necessario che tu lo sappia, sono tutti tranelli di Venere allo scopo di farti lasciare una delle focacce che avrai in mano. E non credere che questa delle focacce sia una cosa di poco conto: perché se tu ne perderai una sola non tornerai mai più alla luce. Infatti c’è un enorme cane, un mostro con tre teste enormi, che con i suoi latrati assordanti rintrona le orecchie dei morti terrorizzandoli, anche se non può far nulla; e in tal modo fa la guardia alla soglia e al nero atrio di Proserpina, e custodisce la vuota dimora di Dite.

Così senza difficoltà giungerai dinanzi a Proserpina. Essa ti accoglierà con benignità e cortesia, anzi ti inviterà perfino a sederti e ristorarti con un buon pranzo. Tu però siediti a terra, mangia un pezzo di pane che chiederai in elemosina, poi riferisci il motivo per cui ti trovi lì, e preso in consegna quello che ti verrà dato imbocca la via del ritorno. Placa nuovamente il cane con quell’altra focaccia, dai l’altra moneta all’avaro traghettatore e, ripassato il fiume, ripercorri lo stesso tragitto dell’andata, e tornerai a rivedere questo coro di stelle celesti.

C’è un’ultima raccomandazione, ed è la più importante: non aprire e non guardare dentro al vasetto che porterai, e comunque non essere troppo curiosa riguardo al tesoro di divina bellezza che è nascosto lì dentro.”

***

Così la torre profetica mise fine con queste parole alla sua funzione d’oracolo.

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“Amore e Psiche”. Il capolavoro in marmo di Antonio Canova visto di spalle © 2004 Musée du Louvre / Pierre Philibert http://cartelfr.louvre.fr/

Psiche non indugiò: andò verso la porta Tenaria, fornendosi delle monetine e delle focacce, secondo le istruzioni ricevute, e si calò nel cunicolo che porta agli Inferi. Superò senza parlare l’asinaio zoppo, diede la monetina al barcaiolo, non diede retta al morto che galleggiava, spregiò le insidiose preghiere delle tessitrici, placò con l’offerta di una focaccia il cane rabbioso e orrendo, e così poté introdursi nella dimora di Proserpina. Una volta giunta là non volle servirsi della morbida seggiola, e non accettò i cibi squisiti che le venivano offerti dalla dea, ma si sedette per terra ai suoi piedi, e mangiando il suo pane nero riferì la richiesta di Venere.

Prese subito il vasetto che Proserpina aveva riempito e richiuso senza farsi vedere; poi offrendo al momento giusto la seconda focaccia chiuse la bocca al cane che latrava, diede quindi la seconda monetina al barcaiolo e risalì dagli inferi con passo più disinvolto di prima

Così rivide e si prostrò ad adorare la luminosa luce del giorno. Ma sebbene avesse fretta di portare a termine il suo mandato, fu presa da una temeraria curiosità.

«Ma come», disse «sarei così sciocca da portare la divina bellezza senza servirmene neppure un po’, magari per rendermi più bella agli occhi del mio amante

***

E così dicendo aprì il vasetto.

*Maria Grazia Iannone ha scelto di condividere con noi questo brano di Amore e Psiche di Apuleio, «favola all’interno della favola» (L’asino d’oro), edizione Newton Compton, pagine 139-143. Nel prossimo post ci spiega perché.

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