Lourdes

di Rosa Matteucci*

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«Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel pancone di malaugurio, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio». Questa citazione dal Testamento di Bernadette è stata scelta dalla scrittrice Rosa Matteutti come epigrafe per il suo “Lourdes”

Il viaggio corto di Maria Angulema verso Lourdes comincia una settimana prima della partenza, che è fissata di domenica appena pranzo anche se pranzo non ci sarà perché non ci potrà essere, con la prova generale e sommaria delle due uniformi, incluso il velo bianco nonché la berretta da treno, imprestate dall’Ascenzia Pagnottini vedova Pellicciotti, residente a Lugnano in Teverina, impiegata del PRA di Terni, taglia 44. La volontaria Maria Angulema accompagnerà i malati in pellegrinaggio a Lourdes come dama di carità o sorella. Viaggerà sul Treno Bianco.

L’unico figlio della Pagnottini Pellicciotti, rappresentante di boeri e caramelle, lasciò le uniformi presso la locale tabaccheria-ricevitoria del lottomatic, dove si effettuavano le iscrizioni al pellegrinaggio. Ed è qui, nel retro di detta tabaccheria, che Maria prova i desueti indumenti ospedalieri della vedova di fronte alla nipote del gestore che la scruta masticando una cicca gusto fragola.

Stando su una gamba sola, come per un pudore o una prescienza di vergogna, Maria si ricopre dapprima con una vestaglia di colore cilestrino che per foggia e colore evoca immediatamente la camera operatoria. Sarà la sua divisa da viaggio. Zinale cinestrino e grembialetta bianca con pettina.

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«Guarda all’Europa questa XVI edizione di Tramedautore – Festival internazionale del teatro d’autore, curato da Outis con la direzione artistica di Angela Lucrezia Calicchio e Tatiana Olear». (http://www.outis.it/)

La vestaglia somiglia a un trapezio da cui pendono alcuni strategici lacci di grogrè bianco. L’apparato si abbottona, adattandosi alla persona secondo arcaiche complicanze verginali, dapprima sul fianco destro attraverso un sistema binario di automatici, bottoncini e indispensabili spille da balia; quindi su quello sinistro mediante una complessa sovrapposizione di teli.

Una volta indossata quella sopravveste Maria si sente soffocare, strizzata com’è in una morsa di invisibili abbottonature, e tuttavia non esita a provarsi anche un collettino bianco di tela plastificata dai bordi taglienti. A preservazione della vestaglia a trapezio vestirà una grembialetta bianca da cameriera rifinita di lieve batista, con pettina ideata per la mortificazione dei seni (che comunque sono piccini, ma hanno i capezzoli grossi, turgidi e scuri, che si indovinano anche sotto gli abiti civili), provvista di due fusciacche da incrociarsi sulla schiena.

All’altezza dei rognoni, dove i due teli posteriori della grembialetta da cameriera rifinita si sovrappongono, un tripudio di asole, bottoni e bottoncini completa l’abito. Sulla capoccia, infine, Maria dovrà calcare durante il viaggio un’atra scuffia vedovile di canapone grezzo con visiera rigida, ritta come una cresta.

Quando Maria si prova la scuffia la nipote della moglie del gestore del lottomatic si sbellica dalle risate, e in un sussulto inghiotte la gomma americana.

Le orecchie di Maria, che sono naturalmente a ventola, dovranno, come da regolamento dell’Opera pellegrinaggi, art. 7, comma 3, fuoriuscire dalla berretta. Non sono ammesse domande di esonero, né si concedono dispense.

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«Nel libero adattamento di Luca Ricci dall’omonimo romanzo d’esordio di Rosa Matteucci, Andrea Cosentino dà vita a un divertente carnevale di personaggi, ciascuno con le proprie aspettative e speranze, tutti in viaggio verso Lourdes, tutti in attesa di un miracolo». Il Festival Tramedautore inizia domani 15 settembre. (https://www.piccoloteatro.org/)

L’uniforme da viaggio appagava l’istinto all’automortificazione di Maria, perché esaltava la sofferenza che recava in sé rendendola manifesta. Mentre la nipote del gestore tossiva ancora, entrarono due clienti i quali, vedendola sgraziata e goffa, con la scuffia troppo piccola per la sua capoccia, gli occhi sgranati dietro gli occhiali e le orecchie a sventola congestionate, in tutto simili a due bracioline di maiale, decisero immediatamente di giocare un ambo secco: 79 le convulsioni e 39 la monaca. Poi comprarono un pacchetto di Marlboro da dieci.

Non osò provare il velo. Mentre rapidamente si spogliava, seppe che le calze sarebbero state bianche, spesse, elasticizzate, urticanti. Le scarpe sarebbero state parimenti bianche, senza tacco o al massimo provviste di una zeppa. Per il servizio ospedaliero, che Maria ha chiesto di poter prestare, sono raccomandati dei comodi zoccoletti bianchi di plastica traforata a imitazione camoscio, reperibili nei negozi di articoli sanitari, ma anche nei mercato rionali, dove costano meno.

Con l’involto dei panni in un sacchettone dell’hard discount Il pispolo di Narni Scalo, Maria Angulema riguadagna la via di casa alla guida dell’utilitaria di sua madre che ha i sedili foderati di alcantara, e lardellati di pelo di cane da quando la volpina della marchesa Anna Sofia vi ci aveva figliato una nidiata di canetti nati morti, eleggendola poi a salottino privato dove rintanarsi per sfuggire alle soffocanti moine della padrona. Mentre affronta, lanciata in terza, la salita dell’Abbadia, per timore che non si attacchi la savia ventolina preposta al raffreddamento del motore, Maria recita una basmàla liberatoria.

*Incipit fulminante di un libro fulminante per intensità, linguaggio e ironia. Lo avevo in casa da molto tempo ma l’ho liberato dal cellofan (sì, era ancora cellofanato) soltanto in questi giorni perché ho tutta l’intenzione di andare al Tramedautore Festival a vedere com’è l’adattamento teatrale di “Lourdes”,  il romanzo d’esordio di Rosa Matteucci (Adelphi, 2007). Sarà in scena  il 23 settembre al Piccolo Teatro Grassi di Milano, in palcoscenico Andrea Cosentino, accompagnamento musicale dal vivo di Danila Massimi.

(Paola Ciccioli)

2 Risposte

  1. Amo la Matteucci, che ho conosciuto nel suo Cuore di mamma. Grazie, Paola. Sempre intensi i tuoi stimoli.
    Angela

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  2. Proprio bello questo libro: scrittura originale, capacità di cogliere ogni minuscolo dettaglio del reale. Prorio bello. Grazie a te, Angela (anche del suggerimento per la prossima lettura).

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