Ma che Gender di educazione è questa?

di Roberta Valtorta

associazione-italiana-di-psicologia

«La gender theory (o ideologia del gender) non esiste poiché non è mai stata teorizzata da nessuno», spiega la nostra Roberta Valtorta in questo interessantissimo approfondimento. Psicologa abilitata, Roberta sta svolgendo il dottorato di ricerca in Psicologia sociale all’università di Milano Bicocca (illustrazione dalla pagina Facebook dell’Associazione Italiana di Psicologia)

Allo stato attuale, una delle prime cose che mi viene in mente se penso alla teoria del gender è la definizione di “confusione” data dal Garzanti: «Confusione [con-fu-ʃió-ne]. Mescolanza disordinata di cose o persone; caos, scompiglio.»

La causa principale di questo mio personale disorientamento immagino derivi dal fatto che, sebbene si parli di “teoria”, la gender theory (o ideologia del gender) non esiste poiché non è mai stata teorizzata da nessuno. L’(ab)uso di tale espressione nasce dalle frange più estreme della destra religiosa per indicare il nemico da combattere, una lobby gay che vuole imporre il proprio stile di vita alla società. Tutto ciò ha del grottesco, soprattutto se si considera che l’espressione “ideologia del gender” non fu usata in origine dalle destre religiose, ma dai loro critici per sottolineare l’attuale asimmetria di potere tra gli uomini e le donne nel mondo occidentale.

In riferimento al gender, durante una visita a Napoli nel marzo 2015, Papa Francesco parlò di “sbaglio della mente umana”; riprendendo le sue parole, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, usò l’espressione “manipolazione da laboratorio” e spinse i genitori a ribellarsi affinché i propri figli, fin dall’infanzia, non imparassero “queste cose”. “queste cose” cosa? – domando io – la non discriminazione e il rispetto verso il prossimo?

In ambito accademico, in un documento ufficiale[1] redatto dall’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), è stata chiaramente sottolineata l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender” e si è affermato che «Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente “ideologia del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità […], favorendo una cultura del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni […]».

Visto questo, il mio pensiero è andato a Trieste dove, un anno fa, psicologi ed educatori realizzarono un progetto formativo finalizzato all’insegnamento del rispetto di genere tramite il superamento degli stereotipi. Il Comune, dopo averlo approvato, propose il programma agli asili della zona: immediati furono non solo i reclami di alcuni genitori, ma anche gli abusi lessicali di alcuni giornalisti alla ricerca dello scandalo. Due le attività ludiche sulle quali si focalizzò l’attenzione pubblica. La prima prevedeva che dopo aver definito dei personaggi (poliziotto, strega, re, regina e così via), ogni bambino/a ne estraesse uno a caso e si vestisse con il costume corrispondente. Cito dalle linee guida ufficiali:

«Alla fine del gioco […] l’insegnante chiederà loro [ai bambini, nda] di raccontare agli/e altri il personaggio che hanno interpretato, se gli è piaciuto o meno interpretarlo e perché».

La seconda attività era invece focalizzata sul corpo e, ancora una volta cito: «[…] consiste nel portare i/le bambini/e in palestra proponendo una serie di esercizi […]. L’insegnante invita i/le bambini/e a percepire i cambiamenti e le nuove sensazioni del corpo (il cuore che batte forte, le gambe più pesanti, il respiro più rapido). […] L’insegnante fa notare che le sensazioni e le percezioni che hanno provato sono uguali per i corpi dei maschi e per corpi delle femmine. Per rinforzare questa percezione i/le bambini/e possono esplorare il corpo dei loro compagni/e (utilizzare uno stetoscopio, se si riesce a reperirlo), ascoltare il battito del cuore […]. Ovviamente i/le bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. È importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire […]».

Alcuni articoli riportarono i fatti facendo riferimento a «bimbi invitati a toccarsi e travestirsi»[2] e a bambini che «dovrebbero toccarsi per capire che le sensazioni sono uguali e nominare i genitali»[3]. Facile vincere così!

A dare ulteriore risonanza alla mala-informazione furono anche alcuni lettori che, anziché approfondire la notizia, preferirono limitarsi alla ben più semplice “arte dell’insulto” tramite commenti a dir poco imbarazzanti in coda all’articolo pubblicato in quei giorni su Il Piccolo, quotidiano di Trieste[4].

roberta-1

roberta-2

roberta-3

roberta-4

Non sono madre e non mi permetto di criticare la decisione di certi genitori di ritirare i bambini dalle scuole d’infanzia, ma sono figlia, sono stata bambina e so che a 6 anni si parla già di organi genitali e si notano le differenze. Quale modo migliore per farlo se non attraverso attività che aiutano a ragionare e a osservare gli altri con lo stesso rispetto con il quale si osserva sé stessi? Se queste persone anziché scrivere certi commenti avessero impiegato il proprio tempo per leggersi l’opuscolo, si sarebbero accorte che nessuno, in nessun modo, ha mai fatto riferimento a toccamenti reciproci di genitali; si tratta semplicemente di parlarne senza espressioni idiote perché, è bene ricordarlo, essere bambini significa essere piccoli, non stupidi.

gender-foto-1

«Quello sbandierato da chi parla di “ideologia gender” è un allarme ingiustificato che danneggia prima di tutto le nostre famiglie e i nostri figli», scrivono i curatori di questa guida che è scaricabile dal sito della Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali (http://www.sipsis.it/) Ma è reperibile anche l’opuscolo stampato: noi per esempio l’abbiamo preso nella Biblioteca del Parco Sempione, a Milano

A distanza di un anno, il nuovo sindaco di Trieste ha deciso di abolire dall’offerta educativa delle scuole triestine il progetto proposto dalla precedente amministrazione. Il motivo? «I bambini sono sacri, devono poter giocare liberamente e avere un’infanzia serena»[5]; ragione, questa, che in realtà mi sembra vada più a legittimare l’esistenza di tali attività che a giustificarne l’annullamento. Il primo cittadino ha poi fatto riferimento ai soldi spesi per l’iniziativa: oltre 8mila euro. Troppi, a suo avviso ma, aggiungo io, decisamente pochi rispetto ai 30mila euro (che inizialmente erano 50mila) che percepirà l’associazione cattolica Age (Associazione Italiana dei Genitori), vincitrice del bando pubblico promosso dalla Regione Lombardia, per gestire un telefono rivolto ai genitori che vorranno denunciare la diffusione della “teoria gender” negli istituti lombardi. A detta dell’assessora regionale alle Culture della Lega Nord, lo sportello costituisce un valido strumento di contrasto all’ideologia gender; il suo compito è quello di fronteggiare eventuali disagi nel percorso educativo degli alunni[6]. In altre parole, si tratta di 30mila euro investiti per denunciare gli insegnanti che spiegheranno ai bambini che possono essere tutto ciò che desiderano, senza discriminazioni di sesso e nel pieno rispetto del prossimo. Non è forse questo il vero disagio?

[1] http://www.aipass.org/files/AIP_position_statement_diffusione_studi_di_genere_12_marzo_2015.pdf

[2] “Bambini vestite da bambine: leggete il documento choc che regola il gioco del gender”, Il Giornale, 11 marzo 2015.

[3] Vedi nota 2.

[4] “Il gioco proposto all’asilo finisce nella bufera”, Il Piccolo, 9 marzo 2015.

[5] “Trieste, Dipiazza cancella il gioco del rispetto”, Il Piccolo, 19 luglio 2016

[6] “Lombardia, ritorno a scuola con il telefono anti-gender: rispondono gli ultrà del Family Day”, La Repubblica Milano, 23 luglio 2016

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

#SFF2016

4/5/6 novembre 2016 - Chiostro "Nina Vinchi" - Piccolo Teatro Grassi - Milano

Donne della realta's Blog

Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

agoradellavoro

Per incontrarsi, ribellarsi, progettare. Accade a Milano

blogcartebollate

il blog di CarteBollate

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Impariamo la Costituzione

un articolo a settimana

Rage against the world

Noi vogliamo uguaglianza con ogni mezzo necessario

dubbi(e)verità

Dubbi e verità o Dubbie verità?

slanthings

we live in an age when unnecessary things are our only necessities

the POP CORNERS

Pop corn d'angolo

Se Non Ora Quando Milano

Se non le donne chi?

RIHLA SAIDA

photoblog of a restless wanderer

Libreria delle Donne Bologna

"C'è tutto ciò che c'è quando ha tutto ciò che ha dove c'è quello che c'è" (G. Stein)

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

giustizia mediazione civile

giustizia e mediazione civile

cronichlesofmari

the open diary of mari key

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: