Vita psichica dei cani

di Wisława Szymborska*

Collage © Fondazione Wislawa Szymborska

Uno dei collage di Wisława Szymborska: fa parte della mostra ” La fiera dei miracoli”, allestita da Sebastian Kudas nella sala Ercole del Palazzo d’Accursio di Bologna. Da oggi fino al 31 maggio (Collage courtesy Fondazione W. Szymborska http://www.istitutopolacco.it)

In questo libro sulle malattie canine troviamo una trattazione completa di quasi tutti i disturbi umani, dall’anemia all’itterizia. I cani soffrono e muoiono proprio come gli uomini. Si sforzano di tenerci compagnia persino in questo ambito. Naturalmente soffrono in maniera molto più discreta: non ci raccontano ogni dettaglio dei loro malanni, non sono vittima di insopportabili attacchi di ipocondria, e nemmeno si accorciano la vita fumando sigarette o bevendo vodka. Ciò non significa che da un punto di vista statistico la loro salute sia migliore di quella umana, dal momento che, oltre alle malattie comuni all’uomo, i cani sono afflitti anche da morbi specificamente canini. Non per nulla il libro ha più di quattrocento pagine e dà l’impressione di essere un’opera fondamentale al riguardo. Tuttavia non lo è. L’autore ha tralasciato le più frequenti affezioni tra i cani, vale a dire psicosi e nevrosi d’ogni sorta. Un tempo la scienza veterinaria non stava a perdersi dietro a cose del genere, adesso invece la vita psichica degli animali domestici è divenuta oggetto di specifiche ricerche. Peccato che a questo proposito nel libro non troviamo nulla. Verremmo senz’altro a sapere che, al nostro fianco, i vari Fido e Rex non se la passano benissimo. Per tutta una vita tentano di capirci, di adattarsi alle norme di comportamento che imponiamo loro, di cogliere nelle nostre parole e nei nostri gesti ciò che li riguarda. Si tratta di uno sforzo immenso, di una tensione continua.

da Alice Milani

«Amici bolognesi: stasera alle sei sarò a Palazzo d’Accursio. C’è una mostra dei favolosi collages della Szymborska, che vedrò per la prima volta dal vero. In genere stanno a Cracovia, quindi vale la pena fare un salto per vederli. In più ci saranno un bel po’ delle tavole di “Si dà il caso che io sia qui”, e poi spero che andremo a mangiare in un’osteria come Dio comanda». Questo ha scritto e documentato sul proprio profilo Facebook la graphic novelist Alice Milani

Ogni volta che usciamo da casa il cane sprofonda nella disperazione, come se ce ne fossimo andati per sempre. Ogni nostro ritorno costituisce per lui una gioia che sconfina nel trauma, quasi fossimo vivi per miracolo. Questo modo di dirci addio e di accoglierci ci commuove ma dovrebbe anche spaventarci. Quando partiamo per qualche settimana, non abbiamo modo di informare il cane della data del nostro ritorno o di consolarlo con una cartolina o una telefonata interurbana. Il cane è condannato per l’eternità a un’attesa disperata. E non è finita qui, vi sono centinaia di situazioni in cui il cane finisce con il perdere l’equilibrio in cui cerca di mantenersi, in bilico com’è fra le esigenze della sua natura e quelle di un mondo umano a lui estraneo. Prima o poi, infatti, cercherà di azzannare la propria coda, il che – a quanto pare – non è un giochino innocente, bensì il segnale che il nostro pupillo comincia a perdere il senso della realtà. Fra gli uomini, privi di coda, questo stadio della malattia è asintomatico.

 

Peter Teichmann, Gdy zachoruje pies [Quando si ammala il cane], traduzione dal tedesco di Władysław Kermen, Państwowe Wydawnictwo Rolnicze i Leśne [Edizioni Statali Agricole e Forestali], Warsawa, 1974.

 

Da Sebastian Kudas

Wisława Szymborska, premio Nobel per la letteratura 1996, in una immagine postata da Sebastian Kudas, curatore della mostra a lei dedicata a Bologna

*Fresco fresco di Biblioteca Sormani questo “Letture facoltative” (Adelphi, 2006) nel quale Wisława Szymborska scrive «di quei titoli che di solito vengono trascurati dalla penna dei recensori, ma che nelle librerie vanno “inspiegabilmente” a ruba: volumi di divulgazione scientifica, manuali di giardinaggio, fai-da-te e belle maniere, monografie su personaggi storici entrati nell’immaginario collettivo, dizionari specialistici, almanacchi e calendari». Libro quanto mai “giusto” visto che da oggi a sabato 14 maggio a Bologna impazza il Festival Wisława Szymborska  e una sessantina di studenti delle 13 cattedre di lingua e letteratura polacca in Italia hanno preparato per l’occasione le loro traduzioni proprio di questo volume. A me oggi è toccata una copia foderata con una copertina di plastica trasparente da chi l’aveva avuta prima in prestito. Eh, sì, maneggiare con cura. Chi, tra di noi, ha avuto un rapporto stretto con un animale – Szymborska in questo caso ci parla dei cani – sa che soltanto una poeta sublime come lei può spiegare in maniera così semplice e divertita cosa sia l’empatia. “Letture Facoltative” ci farà compagnia almeno un’altra volta prima di ritornare in Sormani.

Una carezza ai cani e ai loro amici (quelli che li trattano bene…).

(Paola Ciccioli)

3 Risposte

  1. grazie per la segnalazione: dal suo blog, si dedurrebbe che questo testo la poetessa premio Nobel lo avesse scritto direttamente in italiano, visto che non c’è alcuna indicazione relativa alla traduttrice.

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  2. Gentile Paola Ciccioli, interessante segnalazione, per cui la ringrazio. L’autrice di “Gente sul ponte” ha scritto questo elzeviro direttamente in italiano? Perché nel suo testo non vedo alcun riferimento al fatto che sia stato tradotto, e da chi….

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  3. Ha perfettamente ragione, chiedo venia. Integrerò dando il dovuto risalto al suo prezioso lavoro.

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