Tutti intorno a Monica con la forza delle idee e la fantasia

di Angela Giannitrapani

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La giornalista Monica Lanfranco, al centro davanti al grande camino, insieme con gli ospiti accolti nella sua “Altradimora”. A destra si intravedono la scrittrice Angela Giannitrapani, autrice di questo post, e il marito Giampiero Masi

Cosa succede quando un gruppo di persone si ritrova in un antico casolare in mezzo alla campagna piemontese, in provincia di Alessandria? È facile averne un’idea andando a visitare il sito www.altradimora.it oppure partecipando ad uno degli incontri organizzati dalla padrona di casa Monica Lanfranco.

A me è successo qualche settimana fa. La cosa era stata organizzata per accogliere una nuova realtà editoriale, Anankelab, per parlare di donne, per conoscersi e confrontarsi con persone e gruppi che lavorano contro gli stereotipi e a favore di una società sempre più ampia ed accogliente. Monica, che dimostra dieci anni di meno di quelli dichiarati e che sembra averne dieci di più per le esperienze professionali e culturali che ha, è una donna che dilata la giornata e la vita seguendo tutte le sue attività, che a grappolo ne generano altre. Ma non sembra soffrire la fatica. Elisa Santini, responsabile di Anankelab, è una giovane editrice e imprenditrice che moltiplica creatività e intraprendenza, coniuga relazioni umane e strumenti digitali. Con due persone così gli ospiti potrebbero passare per un pubblico necessario alle altre due. Non è stato così. Non per me, almeno. Non mi addentro oltre nel profilo e nelle attività delle due donne, rimandando voi, se volete, a farlo. E resto sul pubblico.

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Di Angela Giannitrapani è stato appena pubblicato “Quando cadrà la neve a Yol” (Tra Le Righe Libri). Parleremo presto di questo suo importante libro, importante per varie ragioni: è in vendita a Milano nella libreria “Lirus” (via Vitruvio, 43).

Eravamo una ventina, la maggioranza donne ma non mancava qualche uomo, giovane e meno giovane. Ad apertura di incontro, Monica ci ha invitati a presentarci ed è stato quello il momento magico: una nonna con la nipote; due cugine più la sorella di una delle due; una giovane donna, molto bella e dall’aria salubre, che arrivando si è subito scusata perché sarebbe dovuta andare via alle 18 precise; un gruppo di quattro giovani (tre ragazze e un ragazzo) in rappresentanza di una associazione giovanile che opera nel sociale; una ginecologa che fa parte del gruppo Tessere le identità ; una ricercatrice precaria; la rappresentante di un’associazione per la salute sessuale femminile. C’eravamo anche noi, due autrici e un autore. Ciascuno impiega qualche minuto per dire il proprio nome e quello che fa. La nonna, deliziosa signora dal viso dolce e dai modi discreti, è stata giornalista ma glissa sul suo passato professionale per dire quanto le si è arricchita la vita quando la nipote e i suoi fratelli sono entrati nella sua famiglia, in seguito ad un’adozione. La nipote, diciottenne, è accoccolata ai suoi piedi su un cuscinone e spesso inclina una spalla contro le gambe della nonna. Ha i capelli rosso-bruni, crespi e foltissimi, gli occhi di un nocciola fluido e la pelle d’ebano. Molto timida, dice solo che ha diciotto anni, è studentessa e conclude la sua identità confermando che è nipote della nonna.

Ed ecco le due cugine: entrambe biologhe, una già laureata, è appassionata di vini e frequenta un corso di sommelier; l’altra studia ancora, in particolare la vite così diffusa in Piemonte, coltura antica e vitale, ne analizza le origini e l’evoluzione. Le due cugine mi appaiono simmetriche. La sorella di una delle due dice che è lì per caso e i giovani occhi sono intensissimi e il suo sorriso prelude ad entusiasmi futuri. Si presenta il gruppo giovanile della Estaciòn Esperanza e a turno dicono del loro impegno con gli alunni delle scuole, con gli anziani, della mancanza di fondi e di sede, visto che sono stati appena sfrattati dalla biblioteca comunale della piccola frazione in cui vivono. Mi chiedo che cosa si sono inventati al posto dei soldi e di una stanza per le loro riunioni. Non lo dicono e passano oltre, descrivendo le loro attività e relazioni, sorridendo ironicamente sulle difficoltà. Non mollano, aggiungono, perché nel paese e nelle frazioni limitrofe tutti li conoscono. È la loro forza.

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Chiara, di “Lettori d’assalto”, legge alcuni brani dei racconti  “Il Colore delle donne”, raccolta edita da Anankelab. Che, domenica 15 maggio, al Salone Internazionale del libro di Torino, ha organizzato un incontro su “Narrare di donne, di stereotipi, di libertà”. I dettagli dell’iniziativa (alla quale parteciperà anche Angela Giannitrapani) nella nostra Agenda “Oggi e dintorni”

Ecco ora la giovane donna che deve andare via prima: presiede il Consiglio comunale, è madre di un bambina e con il marito gestisce una fattoria dove allevano cani pastore. Viene da chiedere: solo? Ma lei, che parla velocemente, sempre sorridendo imbocca un tono conclusivo, come dire… «tutto qui». Si presenta la ricercatrice precaria, sotto una cascata di riccioli castani. Laureata in scienze filosofiche, ha lavorato nel progetto Normare la vita: biocontrollo e nuove tecnologie ma dice della sua ultima pubblicazione su sessualità e riproduzione. Ci presentiamo anche noi, due autrici e un autore ma di noi non voglio parlare. Dei nostri scritti legge qualche brano Chiara. Lei fa parte di un gruppo che si chiama Lettori d’assalto. Giovani attrici e attori che escono dai teatri e vanno per le strade a leggere brani di letteratura a sorpresa tra la gente in occasione di eventi o festività, fanno anche “letture sensoriali”, creando suggestioni inusuali in chi li ascolta. Sono presenti due mariti al seguito, che in questo consesso scelgono discrezione e profilo basso, come si suol dire, ma partecipano con ironia e complicità. Ci sono anche due mie amiche. Due nonne anche loro. Una strimpella sul computer, legge molto e cucina da dio. L’altra gusta altrettanto divinamente quello che offre la prima; i nipoti li vede tra una pubblicazione e l’altra delle sue grammatiche di tedesco e delle sue clip tedescopertutti su YouTube, dove dispensa gratuitamente sapere teutonico in perle di praticità comunicativa. Sono le ore 18: la bella donna si alza e si scusa ma, come già detto, deve andare. È l’ora in cui bisogna dare da mangiare alle pecore. «Le pecoree?!», chiediamo tutti in coro. Eh, sì, come si fa ad allevare cani pastore senza pecore? risponde lei sorpresa della nostra sorpresa. La sommergiamo di altre domande, quante pecore? e la ricotta? e gli agnellini? e la riproduzione? Lei risponde, sempre in piedi pronta ad andare. La sua bellezza di giovane donna e la sua aria salubre si spandono per la stanza con lo spessore di una vita spesa tra l’impegno politico-sociale e la natura.

Intensa, inimmaginabile, fantasiosa vita di provincia, vita di donne e di giovani. Impensabile, vero? Ma se non mi credete, posso fare i nomi.

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