In Cineteca con Sylvia e le altre “poetesse”

by Elizabeth Winder*

Sylvia 2

“Sylvia”, della regista neozelandese Christine Jeffs, apre la rassegna “Poetesse” in programma dal 3 al 19 maggio al Museo Interattivo del Cinema di Milano. Un grazie per le immagini a Margherita Giusti Hazon dell’ufficio stampa (www.cinetecamilano.it)

Sylvia Plath committed suicide with cooking gas. She was thirty, and she will always be thirty, wearing her long hair braided in a brown crown round her head. Her skin had gone pale from insomnia and English weather – it was the nuclear winter of 1963 – London’s coldest since the days of King James when the Thames froze over.

But this is a different story, and a different Sylvia. Not that frozen February tundra of 1963, but ten years earlier, during a venomously tropical summer of record-breaking heat. Before the wet towels and baby buntings. Before the children and the books. Before London and Devon and the dour brown braid. Before the mugs of milk, the bread and the butter, the duct tape. Before the carbon monoxide and the oven, with its strange domestic witchery. Before she became an icon, before she was Lady Lazarus, she was Sylvia – a New England college girl with an internship in Manhattan.

Sylvia 1

Il film “Sylvia” è del 2003 e racconta la tragica storia d’amore tra Sylvia Plath e il poeta inglese Ted Hughes, suo marito, interpretati da Gwyneth Paltrow e Daniel Graig. Sylvia Plath, nata a Boston nel 1932, morì suicida a Londra l’11 febbraio 1963, un anno dopo essersi separata da Hughes dal quale aveva avuto due figli

The stark facts of Sylvia Plath’s suicide have led to decades of reductionist writing about her person and her writing. Pain Parties Work is an attempt to undo the cliché of Plath as the demon-plagued artist. This is a story of an electrically alive young woman on the brink of her adult life. An artist equally attuned to the light as the shadows, with a limitless hunger for experience and knowledge, completely unafraid of life’s more frightening opportunities.

All New York’s gory beauty shooting through her in a white-hot current. Someone vulnerable and playful, who loved to shop as much as she loved to read. This Sylvia has blond hair, a deep tan, one suitcase, several boyfriend, two black sheaths, and a ticket to New York City. Starting on June 1, 1953, she will join nineteen other college girls to work on Madison Avenue as a guest editor for a fashion magazine called Mademoiselle.

Silvia Plath per il blog

“Dolore, Feste, Lavoro”. “Pain, Parties, Work”, con queste tre parole, secondo la ricostruzione di Elizabeth Winder, Sylvia Plath descrive il suo mese da stagista nella rivista “Modemoiselle”. Il libro è il ritratto di una ventenne affamata di vita che parte da Wellesley, Massachusetts, e si immerge nella New York dei prima Anni ’50 dove le donne sempre più spesso vivono da sole, senza mariti e famiglie

*Nel titolo ho virgolettato la parola “poetesse” perché Maria Luisa Spaziani, ad esempio, guai a darle della poetessa! Lei era, e resta, poeta: niente maschile o femminile per chi compone in una lingua che chissà da dove viene (libero riferimento a Marina Cvetaeva) e chissà come riesce a emozionare. A Milano è in arrivo un appuntamento imperdibile per gli amanti dei versi e della settima arte: al Museo interattivo del cinema, gioiello ricavato dove un tempo c’era la Manifattura Tabacchi (viale Fulvio Testi, fermata Bicocca della linea lilla del metrò), dal 3 al 19 maggio si svolge la rassegna “Poetesse” – appunto – con film su Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Alda Merini, Amelia Rosselli. Per l’occasione sfodero quanto ha scritto l’americana Elizabeth Winder nell’introduzione del suo libro “Pain, Parties, Work. Sylvia Plath in New York, Summer 1953” (HarperCollins, 2013). Una biografia insolita che racconta una Plath ventenne, curiosa di tutto e vitale, ben lontana dell’icona della donna tormentata che si suiciderà dieci anni dopo con il gas. 

Intanto, anche l’Associazione donne della realtà è alle prese con la poesia (e non potrebbe essere altrimenti): a fine maggio torna in scena il recital “La sentencia de Amor…”, dedicato ai grandi autori ispano-americani. Ma ne riparliamo, oh sì che ne riparliamo. (Paola Ciccioli)

Una Risposta

  1. grandissima acquolina in bocca, Paola. Grazie.
    Angela

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