E così la “signora Vecchiottina” è riuscita (per amore delle nipoti) a domare anche lo smartphone

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con Babbo Natale

Tre immagini dal profilo Facebook di Mariagrazia Sinibaldi. Qui è a Roma, durante le vacanze appena terminate, mentre con sguardo fiero abbraccia il figlio Francesco Cianciotta nelle insolite vesti di Babbo Natale.

I figli, si sa, se sono bene educati, e con ciò si intende “tirati su con tutti i crismi”, i figli così, dicevo, sono gioielli preziosi. Dio ne guardi, però, se nel tirarli su una povera madre, oberata da preoccupazioni di vario genere, non è riuscita ad addentrarsi nei mille meandri di cui è composta la  buona educazione; quella “con tutti i crismi”… ecco… lì… allora c’è il patatracac.

Ma la signora Vecchiottina no, lei, non per vantarsi, li aveva allevati, i suoi figli,  alla buona educazione: evidentemente…oppure forse… o anche non si sa mai.

Insomma il fatto è questo.

Da più di un anno, (da quando cioè la nipote maggiore, quella di 24 anni,  aveva raccolto baracca e burattini e si era andata a piazzare in Australia), la nostra amica anelava ad un contatto più…umano con la nipote, anzi le due nipoti, più umano di quei brevi messaggini via Facebook, rapidi, freddi, concisi, gettati nell’aere e poi… chissà.

Mariagrazia con Stéphane

Mariagrazia con l’amico Stéphane che a giugno le ha fatto da guida nel viaggio in Canada. Davanti a loro un invitante piatto di astici. Mariagrazia Sinibaldi è la protagonista della prima bella iniziativa che l’Associazione donne della realtà si sta preparando a varare. Seguiteci per saperne di più.

E che diamine! Le sue nipoti… una in Canada e l’altra in Australia! La signora Vecchiottina  si era sentita defraudata di una parte di vita.

Guardava, la nostra signora,  con una certa macerante invidia tutto quel popolo della metropolitana, che viveva con una specie di saponetta in mano, e aveva sempre lo sguardo rapito.

Ecco che i suoi tre figli, allevati con tutti i crismi alla buona educazione, si erano rivelati tali e per il suo ottantunesimo compleanno le avevano regalato la saponetta!!! Eeeh, sì! Anche lei avrebbe potuto sbattere e strisciare sullo schermo e avrebbe potuto vedere e parlare con gli “occhi della vita sua”!

Aveva commesso, però, un madornale fatale errore: aveva chiamato il nuovo telefonino “attrezzo”. Apriti cielo!

«Si chiama  dispositivo… hai capito Ma’? DI-SPO-SI-TI-VO!!! Anzi, SMARTPHONE!!!».

La nostra amica aveva abbassato gli occhi e chinato la testa, di fronte a tanta violenza, e si era guardata i piedi, assorta, seguendo due paralleli ordini di pensieri: 1) Perché nei momenti cruciali si guardava i piedi? Di quale turba inconscia era indizio questo suo  atteggiamento? 2) Cosa sarebbe successo da adesso in poi volendo usare lo smartphone? Quanto duri sarebbe stati i tempi futuri?

I tempi duri, molto duri erano subito arrivati: i figli, spogliatisi del mantello della buona educazione, soprattutto quella “tutti i crismi”, con frettolosa precisione avevano impartito questi ordini: «Batti qua…striscia là…spingi in basso… guarda in alto…Vedi?… Capito? Fai esercizio!», e se ne erano andati via, lasciandola in gravi ambasce. Perché lei, poverina, non solo non aveva capito molto, ma, orrore, aveva dimenticato tutto. Il pensiero delle nipoti aveva avuto la meglio sullo sconforto e la signora Vecchiottina di buona lena si era messa al lavoro. Saggiamente, per prima cosa intraprese la strada del battere: qua e là… sopra e sotto… Poi cominciò a strisciare: dall’alto in basso… quindi da destra a sinistra… e non solo, ma anche in diagonale cosa che le era sembrata piuttosto impegnativa, finché (e per giorni e giorni la signora si era chiesta che cosa avesse fatto per ottenere tale esaltante risultato) finché, dicevo, era riuscita a beccare la sorella… E da questo momento in poi erano cominciate le esercitazioni, quelle vere e proprie.

Aveva chiamato parenti, amici e conoscenti mettendosi in attesa di sentire la musichetta che l’avvertiva che dall’altra parte qualcuno stava chiamando e lei avrebbe dovuto rispondere.                                                         Ma perché tale seconda parte le era così ostica? Aveva battuto, toccato, strisciato in attesa del fatale clic che l’avrebbe resa edotta che “al di là” c’era qualcuno che chiamava… e lei non riusciva a rispondere. Ma… cosa aveva toccato che meravigliosamente le aveva concesso di sentire una voce? Non lo sapeva… ma aveva continuare a pestacchiare e a ottenere risultati esaltanti.

Mariagrazia (Luca)

Questa foto è stata scattata il 31 luglio 2015 in Olanda dove la sedicente “signora Vecchiottina” è andata a giocare a booling con il figlio Luca subito dopo essere scesa dall’aereo. Negli ultimi tre anni Mariagrazia Sinibaldi ha raccontato sul nostro blog la sua vita infaticabile ed emozionante.

Bene, bene – si era detta la Signora Vecchiottina – dunque si può. E si era addentrata su un altro terreno, quello delle foto.

Questo, poi…ohdddio mio! Ce ne aveva messo di tempo, lei, signora Vecchiottina, a capire che era perfettamente inutile strizzare l’occhio sinistro cercare di vedere qualcosa con l’occhio destro poggiato sul forellino in alto a sinistra del retro dell’attrezzo. La cosa funzionava al contrario.

La nostra amica era stanca, il cervellone sembrava andato in pappa. «Troppo difficile  – si disse –  sì, troppo difficile… Ci penserò domani… a mente fresca».

Prese il suo prezioso smartphone e lo rispose con cura in una custodia di seta. Si avviò verso la cucina indirizzando i suoi pensieri alla succulenta cenetta che si sarebbe preparata. Era contenta: aveva, quel giorno superato parecchi ostacoli.

 

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2 Risposte

  1. «Molto simpatico questo racconto, non capivo dove voleva andare a parare e continuavo a leggerlo con tanta curiosità… Alla fine mi ci sono ritrovata………IO. Per le foto, però, ho ancora parecchio da imparare. Continuo ad ingraziarmi i figli con pranzetti e cenette, ma alla fine resteranno tutti a bocca asciutta. Con la mia grinta (poca) presto anch’io domerò lo smartphone regalatomi a Natale da mio marito, che purtroppo è anche lui poco “tecnico”, soprattutto da quando si è dedicato alla scrittura in dialetto che richiede tanto tempo».
    Ho trasferito qui questo simpatico (e a mio giudizio importante) commento che Eliana Ribes ha lasciato nel gruppo Fb di Donne della realtà.

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  2. mia cara Eliana, solo adesso ( e con l’aiuto telefonico della nostra comune amica Paola Ciccioli) ho capito che cosa devo fare per rispondere ai commenti che simpaticamente mi arrivano ad ogni mio ‘pezzetto’…e non oso chiamarli altrimenti. E questa è la mia risposta al tuo commento: c’è sempre da imparare e tu imparerai; l’unico vero problema ( almeno per me) è ricordare quello che ho imparato, perchè, siamo giusti, cretina non sono ma smemoratella sì….del resto lo sono sempre stata. In ogni caso, mi pare di capire che siamo sulla stessa barca …. facciamoci coraggio e affrontiamo col sorriso sulle labbra le complicazioni che questo nuovo ‘attrezzo’ ci procura visto che poi i vantaggi che ci offre sono tanti. Tanti auguri e buon lavoro Mg

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