«Guardiamo avanti», rimettendoci in gioco dalla testa ai piedi

di Alba L’Astorina

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Il “vecchio” Centro Stile Moda di via Caposile

È come una ferita aperta lo squarcio che le ruspe del cantiere di via Caposile hanno lasciato nell’area a sudest di Milano dove una volta sorgeva la scuola per parrucchieri, Centro Stile Moda. L’enorme buco ha scoperchiato alcune palazzine colorate che per anni erano state celate agli sguardi indiscreti dei passanti dall’edificio della scuola, di cui ora rimangono solo macerie. Le loro finestre, come bocche spalancate, sembrano chiedere un intervento che chiuda presto quella crepa, come una fessura da cui entri troppa corrente o troppa terra. Dovranno aspettare ancora a lungo prima che la nuova costruzione le restituisca al loro antico riserbo, cancellando definitivamente ogni traccia del vecchio Centro Stile Moda.

Il cantiere in via Caposile

Il cantiere in via Caposile

Passo davanti al cantiere di via Caposile tutte le volte che vado a prendere la 93 alla fermata di porta Vittoria. Stefania, invece, che la Scuola per parrucchieri l’ha gestita per oltre 19 anni, non c’è più tornata. E come lei, neanche il padre, che aveva fondato il Centro Stile moda 35 anni prima. L’attività ha continuato ad esercitarla, insieme al fratello Alessio, nel negozio dei genitori di via Calvi, dove si sono trasferiti dopo la chiusura della scuola. È qui che vado a trovarli per farmi raccontare cosa ne è di quella esperienza, quasi due anni dopo.

Entrando mi colpisce un banchetto per lo scambio gratuito dei libri, nato dall’idea di una cliente e insolito da un parrucchiere, dove in genere circolano illeggibili riviste di gossip che però hanno lo straordinario potere di svuotare la mente dalle ansie dell’attesa. Anche i gesti dei commessi del negozio sembrano meno frenetici di quelli che vedo mediamente dai parrucchieri, più rilassati nella loro pur evidente operosità.

I libri in mostra dal parrucchiere

I libri in mostra dal parrucchiere

Accanto alla mensola dove Alessio taglia i capelli a un suo amico, un libro sulle fasi lunari rivela la sua passione per il satellite, nata per caso, un’estate in montagna, dove il papà della sua compagna, contadino da generazioni, pratica l’orto seguendo le stagioni della luna, convinto dei suoi benefici. Appassionato di alimentazione naturale, vegetariano da tempo, Alessio, ha subito immaginato che il calendario lunare potesse avere influenza anche sullo stato di salute dei capelli. Si è documentato e gli si è aperto un mondo di suggestioni che ha introdotto nella pratica professionale, barcamenandosi tra superstizioni e verifiche personali. Qualche elemento, se non rigorosamente scientifico, fondato su millenarie tradizioni c’è. È la pratica agricola, in particolare la viticoltura, a fare da modello. Si ritiene infatti che durante il periodo che va dalla luna nuova alla luna piena le radici assorbano dal terreno il nutrimento, la linfa sia in pieno movimento e le piante si sviluppino con maggiore forza. Dal plenilunio alla luna nuova, invece, i ritmi rallenterebbero per essere pronti a ripartire con la luna nuova. Le indicazioni lunari in campo prescrivono pertanto di agire in luna crescente per tutto ciò che deve crescere e svilupparsi in altezza; in luna calante, quando ci si auspica una crescita moderata o verso il basso (per esempio la semina di ortaggi da bulbo e da radice). Traslato nell’attività di parrucchiere, questo significa che i capelli vanno tagliati in luna crescente, o luna piena, per ottenere benefici effetti sul loro vigore e crescita, corposità e lucentezza.

Le fasi lunari andrebbero però conciliate con la costellazione zodiacale, così oltre alla luna crescente, per avere capelli folti è anche preferibile che si sia sotto la costellazione del Leone. O di Venere, se si voglia tagliarli. Venere pare propizia anche per chi deve fare la permanente. Invece, per la tinta, l’unica regola da seguire è di farla quando la luna è crescente, a prescindere dal segno in cui si trova in quel momento. Da evitare, invece, i momenti in cui la luna è in Capricorno o nei Pesci. Nel primo caso, infatti, è facilitata l’insorgenza della forfora, mentre nel secondo, la chioma ispida.

Alessio mi espone dettagliatamente tutti i benefici delle fasi e io non sono certa di aver annotato correttamente le sue spiegazioni. Mi tranquillizza la sua agendina privata con il calendario lunare, che segue solo su richiesta delle persone interessate. Anche perché, ammette, la cosa più difficile è conciliare le fasi lunari con il tempo dei clienti. Pare che siano soprattutto i maschi a essere maggiormente attratti dai potenziali benefici effetti della luna, ossessionati come sono da forfora e caduta precoce dei capelli. Penso alla linea maschile della mia famiglia e concordo con le preoccupazioni dei clienti di Alessio.

Sono invece certa che nella linea femminile, me compresa, da un po’ di anni la premura sia piuttosto che i capelli non crescano troppo in fretta, rivelando le bizzarre differenze di colore che l’età fatalmente comporta. Stefania sembra intuire le mie preoccupazioni mentre annuisce a tutte le dichiarazioni del fratello. Confermo la sensazione che avevo avuto di lei ai tempi della nostra prima intervista, come di una persona calata nel suo presente, che guarda avanti rimettendosi sempre in gioco. Da quando ha cambiato sede, anche lei ne ha approfittato per dedicarsi a una passione coltivata da tempo e scoperta per caso, apparentemente lontana dalla cura dei capelli e dalla pratica estetica in generale: la riflessologia plantare.

Tradizione terapeutica più solida della pratica lunare, ma altrettanto osteggiata in Italia, la riflessologia è una tecnica di micro-stimolazione di alcuni punti del corpo, applicata principalmente su piedi e mani, che si basa sull’ipotesi che in questi due arti si trovino riflessi tutti gli organi, le ghiandole e le parti del corpo. Secondo i suoi sostenitori, applicando il massaggio riflessologico si può avere un effetto o influire sull’organo, o sistema corrispondente, al riflesso stimolato. Ne avevo sentito parlare come di una pratica orientale, basata sui principi della medicina tradizionale cinese e che usa gli stessi punti del corpo dell’agopuntura. Non conoscevo invece il filone occidentale, che si rifà ai principi scientifici della medicina convenzionale occidentale e ad alcuni studi neurologici europei. Stefania ha studiato nei pochi centri che in Italia la insegnano e ha cominciato a praticarla quando era ancora aperta la scuola di via Caposile, per memorizzare i punti corrispondenti ai vari organi e verificare il beneficio dei suoi piccoli massaggi. È convinta che la cura dei piedi sia sottovalutata rispetto a quella dedicata a testa e a viso, considerando che è su di loro che grava tutto il peso del nostro corpo. Definisce la riflessologia una sorta di “risveglio degli organi”, che affianca alla cura dei capelli a cui di fatto il negozio è dedicato.

Alessio e Stefania Capua

Alessio e Stefania Capua

Torniamo al Centro Stile Moda dove ci siamo conosciute. Ero al mio secondo contributo per il blog, dopo il pezzo su mia madre, il primo in cui raccontavo gli intrecci tra storie personali e Storia. Ricordo che la loro vicenda mi aveva fatto riflettere a lungo sul dramma individuale e collettivo che si cela sempre dietro un’azienda che chiude: la perdita del lavoro e di una rete di relazioni costruite negli anni, la chiusura di un’istituzione del quartiere, la scomparsa di un punto di riferimento per i giovani che in quella struttura trovano un’opportunità.

Le dico che molte persone che avevano letto il pezzo mi hanno poi chiesto cosa ne è stato di Ines, di Marina e delle altre insegnanti. Lei è rimasta in contatto con tutti. Chi in pensione, chi impegnata in una attività privata, chi ancora in attesa di una collocazione adeguata. Anche molti ex studenti continuano a chiamarla. Qualche cliente che l’ha seguita nella nuova sede le porta foto del cantiere di via Caposile dove sorgeva la Scuola, pensando possa interessarla. Ma né Stefania né il padre hanno voluto mai tornare in quel posto, continuano a ricordare quella chiusura come una decisione sofferta sebbene necessaria.

La madre di Stefania assiste in silenzio alla nostra conversazione. Lei ricorda le varie vicissitudini che ha subito quell’area di Milano. Prima vi sorgevano dei palazzi, poi un cinema, quindi una banca, poi la scuola di parrucchieri e ora, di nuovo, delle case private. Ricorda che una volta al negozio era venuta una troupe televisiva interessata a ricostruire le alterne vicende del luogo. In quell’occasione la figlia si era prestata a fare da attrice in un documentario in cui qualcuno cercava la cassiera di un cinema, scoprendo che né la sala né la donna erano più lì.

«Forse c’è un filo conduttore tra le storie. Le cose si trasformano e un po’ finiscono. E noi», mi sorride, «guardiamo avanti».

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