Una canzone per Francesca, con quel “respiro a metà”

di Alba L’Astorina

Francesca e la sua chitarra on stage

Francesca e la sua chitarra on stage

Ricordo come fosse ieri il concerto di Patrizia di Malta e Francesca Ramos, al Cicip & Ciciap, quando il vivace circolo femminile milanese era ancora nella storica sede di via Gorani 9.

Patrizia, una lunga carriera di cantante, cominciata con il Gruppo Italiano, avevo già avuto modo di apprezzarla non solo per la sua notorietà, ma anche di persona. I nostri figli erano compagni di classe alle medie e per alcuni anni avevamo militato in un coro di genitori della scuola, da lei diretto, e che si ispirava, nel nome e in parte del repertorio, ma in maniera autoironica, ai Mamas and Papas.

Francesca, chitarrista e scrittrice già conosciuta al pubblico milanese (anche se il suo vero cognome era Betti), è stata invece una piacevole scoperta per me.

La locandina delle Soul sisters live a Milano aI Pois,1992

La locandina delle Soul sisters live a Milano aI Pois,1992

Di loro due insieme sul palco del Cicip & Ciciap mi avevano colpito la grinta e l’affiatamento, quella complementarietà che fa di due persone insieme qualcosa di più della somma dei singoli elementi.

Ho scoperto solo molto tempo dopo che quella del 2005, a cui avevo assistito, era una delle rare esibizioni che le due compagne d’arte e di vita (Patrizia ha sposato Andrea Betti, il fratello di Francesca, conosciuto proprio grazie a lei) si concedevano.

Tra il 1990 e il 1993 le “soul sisters” avevano fatto il giro di moltissimi locali italiani, in una fitto carnet di esibizioni dal vivo e si erano fatte apprezzare da un ampio pubblico per il modo originale con cui interpretavano un repertorio di cover italiane e straniere fatto di oltre 150 canzoni. Ma la loro carriera si era arrestata durante la maternità di Patrizia e a seguito della malattia genetica di Francesca, la sindrome di Kartagener, dovuta a un’alterazione della funzione e della struttura delle ciglia vibratili della mucosa respiratoria, che la predisponeva a frequenti infezioni polmonari e respiratorie.

Il peggioramento delle sue condizioni di salute si era manifestato proprio durante un loro concerto a Bergamo, drammaticamente interrotto, che aveva reso critica ogni sua ulteriore esibizione pubblica e l’aveva costretta ad abbandonare Milano alla ricerca di aria più pura.

io e lester calabriaHo capito allora che quel fiato spezzato, quella «brace in gola», che rendevano così graffiante la voce di Francesca, erano dovuti alla malattia con cui l’artista conviveva fin da piccola, quando, a soli 7 anni, aveva subito l’asportazione di un polmone. Il suo canto con un “respiro a metà” era però anche la modalità singolare con cui l’artista riusciva a “gridare”, a sé, al mondo, la consapevolezza di essere «temporaneamente eterna», almeno più degli altri.

Questa sua «abitudine a fare le scale», «ad alzarsi e a cadere», la sua condizione «asimmetrica, irregolare, scombinata, svuotata, storta, stramba», insieme al suo grande amore per una vita vissuta nella pienezza, senza schemi e con coraggio, segnano tutta la poetica dell’artista milanese: quella stampata nei suoi due libri, pubblicati proprio questi giorni da Baldini & Castoldi, quella scolpita nelle parole delle sue tante canzoni, rimaste in gran parte inedite.

Le varie facce di Francesca Ramos

Ricostruisco quello che non so di Francesca e che vorrei conoscere, nel corso di una chiacchierata a tre voci con Patrizia e il marito Andrea in cui, ciascuno a modo suo, cerca di tracciare un profilo della persona amata, rimescolando, con coraggio e generosità, tra ricordi e dolori.

IO E LESTER LUX 1990

Francesca e Patrizia al Lux nel 1991

Il sodalizio tra le due cognate era cominciato al Lux, un locale aperto dagli ex proprietari del Plastic e che oggi, come tanti storici locali milanesi, non esiste più. A Patrizia erano state proposte alcune serate e lei si era ricordata di quella chitarrista che aveva ascoltato suonare ispirandosi a Joni Mitchell e Bob Dylan negli ambienti musicali che frequentava. Aveva già provato a contattarla prima di allora, quando era alla ricerca di brani adatti alla sua voce. Ma i pezzi di Francesca, molto «narrativi», «impegnati», non erano sembrati adatti alla voce e alla personalità di Patrizia, mediterranea e solare, che amava poter giocare anche con la modulazione dei suoni, usando tutta la sua estensione vocale. Le serate al Lux erano sembrate, invece, una buona mediazione, un punto di incontro per poter cominciare a collaborare. «Sono andata a Vulcano per parlargliene», ricorda Patrizia, «mi bastava dire un nome di una canzone e lei la trovava subito anche se non la conosceva. Con lei ho raggiunto un’intesa che non ho avuto mai con nessun altro artista; un affiatamento totale, pur nelle nostre diversità. Le voci armonizzavano su due frequenze diverse, in modo naturale, senza provare praticamente mai».

Poi le strade si erano nuovamente divise. Patrizia si era dedicata alla musica elettronica, e Francesca aveva continuato a scrivere canzoni, alcune delle quali aveva anche pubblicato (come Genny, scritta a 17 anni e poi resa famosa dai Nomadi); altre aveva cercato di farle cantare ad altri, altre ancora aveva ritenuto, forse, poco degne di essere pubblicate, e le aveva messe nel cassetto.

Nei giorni successivi alla sua morte, rovistando per casa alla ricerca di tracce della sua presenza, come si fa quando non si riesce a capacitarsi dell’assenza di una persona cara e si annusano i suoi oggetti, Patrizia e Andrea hanno scoperto circa 40 canzoni di cui non erano (almeno non di tutte) a conoscenza. Su un foglio Francesca teneva anche traccia delle date delle registrazioni, che segnano un arco temporale che va dalla fine anni ’70 fino ai ‘90. Alcuni brani sono chiaramente incisi in qualche sala professionale, la maggior parte registrati da sola con strumenti poco complessi; in tutti è lei a suonare la chitarra, nel suo modo un po’ flamenco, un po’ rock, che aveva imparato da autodidatta. L’archivio ha svelato anni trascorsi a cercare parole, temi, suoni per una propria intima necessità, in un atto creativo che viveva di vita propria e non sempre cercava, o riusciva, a realizzarsi nel confronto con il pubblico.

Francesca e suo fratello Andrea da piccoli sulla spiaggia di Pesaro

Francesca e suo fratello Andrea da piccoli sulla spiaggia di Pesaro

Andrea procede cauto nel suo ricordo della sorella. «Chi fosse veramente Francesca è difficile da dire; parlando con le sue amiche, a volte veniamo a sapere di una o più lati del suo carattere che con noi non emergevano; sapeva essere spirituale, intellettuale, mistica, leggera, con Patrizia, ad esempio, emergeva il lato scanzonato, puerile, più rock, più semplice. Anche nella sua scrittura emergono tante personalità diverse; era sempre controcorrente, diffidava delle mode, anche la sua omosessualità non la viveva con militanza; nonostante avesse idee chiare sul tema, la considerava parte della sua vita privata, una condizione intima. Con nostra madre, nonostante il conflitto iniziale, aveva un legame molto simbiotico, al punto da essere vicine anche nel momento della morte, quasi contemporanea delle due».

Questa nota biografica ha dell’incredibile nella sua drammaticità. Nel febbraio del 2012, per due mesi, Andrea si era diviso tra le due coste dei mari italiani, da un capezzale all’altro, tra Pesaro e Viareggio, in un processo parallelo di abbandono della vita, in cui nessuna delle due donne avrebbe mai saputo che l’altra stava per morire. Incredibile come il post che è apparso, il giorno della morte di Francesca, sul profilo di Facebook di Roberto Saviano, che senza mai averla conosciuta scrive: «Amo una donna che fuma: due crimini in un colpo solo. Francesca Ramos si è spenta domenica notte. “Una come me” il suo bellissimo romanzo.» Oggi Saviano firma una generosa, spontanea, appassionata prefazione del libro del 2007, riedito da Baldini&Castoldi.

Una canzone per Francesca

Parliamo brevemente dei due romanzi di Francesca, oltre al primo, Una come me, lo stesso editore pubblica Diciotto ossa rotte, a cui la scrittrice aveva lavorato negli ultimi anni, e che esce postumo.

I due volumi sono al centro di una serata, martedì 25 novembre, che si tiene nella stessa libreria dove Laura Lepetit e Matteo Bianchi avevano già presentato Una come me, e dove Patrizia e Claudio Sanfilippo canteranno alcune canzoni tratte dal suo repertorio, per restituire un ritratto completo dell’artista fatto di “parole, storie e note”.

Ma non è possibile leggere i libri di Francesca Ramos senza aver ascoltato, almeno una volta, la sua voce, senza aver percepito quel respiro “a metà”, carico di una vitalità rimasta integra, che sostiene le sue parole, che ne sorregge l’anima. Quel respiro che è esso stesso anima, come mi ricorda mio figlio, musicista, con cui ascolto le canzoni di Francesca che Patrizia ha voluto condividere con noi.. E ora che lei non c’è più, bisognerà sperare che Patrizia, insieme ad Andrea riescano nel loro intento di pubblicare i brani che l’artista scriveva per se e che ha tenuto per anni nel cassetto. «Pensiamo ad un tributo musicale a lei, al quale invitiamo molti musicisti italiani. Finora ne abbiamo contattato una decina, abbiamo già diverse adesioni. Qualcuno ci ha detto di no senza neanche ascoltare le sue canzoni, qualcuno ha invece accettato con entusiasmo, si è appassionato al progetto.»

In questo, come in altri che mirano a tenere viva la memoria di Francesca*, Andrea sente il peso e la responsabilità di rendere pubblico quello che la sorella aveva messo in un cassetto, e si chiede cosa ne

Francesca ventenne

Francesca ventenne

penserebbe. In realtà, ricorda, lei ha fatto un sacco di provini, negli anni ’90, ha fatto tanti tentativi di far conoscere le sue opere, questo sembra dimostrare una voglia di comunicare. «A volte non è facile però capire quanto sia stato il mercato a essere poco interessato al tipo di musica di Francesca, e quanto, invece, fosse lei a non voler scendere a compromessi con il mercato». Non è facile rispondere, e forse la risposta va cercata ancora una volta nelle parole di Francesca, proprio in quel brano, Cielo nero, che in una strofa dice: «Una vita passata a cantare / ma che ragione c’è se per una vita non canterai / una vita passata a cantare ma una ragione c’è, appartiene a me non te la venderò» , e in quella successiva conclude: «Cielo nero la notte senza di te / è un’occasione per scrivere senza calligrafia da cuore a cuore / Una vita passata a cantare / ma che ragione c’è se per voce sola non canterai / una vita passata a cantare ma una ragione c’è, appartiene a te e te la regalerò.»

Chi desidera sapere di più di Francesca Ramos, può andare alla serata dedicata a lei, in occasione della pubblicazione postuma del suo libro, “Cento ossa rotte”, e la riedizione di quello precedente, Una come me, martedì 25 novembre 2014, alla Libreria Centofori di Milano, in piazzale Dateo 5, alle 18,30/19. Saranno presenti Laura Lepetit e Matteo Bianchi; Patrizia di Malta insieme a Claudio Sanfilippo canteranno alcuni brani di Francesca Ramos.

Chi volesse sentire la sua voce, segnalo una sua intervista video: in cui presenta il suo libro “Una come me”, Tartaruga edizioni, 2007


* Il ricavato del progetto-tributo musicale, ancora non realizzato, sarà destinato all’Associazione Discinesia Ciliare Primaria, che si occupa della malattia genetica di cui soffriva Francesca e che ha causato la sua prematura scomparsa.

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