«Anche Sant’Antonio aumenta gli oboli per le grazie. E vuole essere pagato sull’unghia»

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia compleanno

Bella, colorata, elegante: Mariagrazia Sinibaldi fotografata dal figlio Francesco Cianciotta la sera del 20 settembre scorso. La sedicente “signora Vecchiottina” sta aspettando gli ospiti per la festa del suo ottantesimo compleanno.

La signora Vecchiottina si avviò verso la cucina per prepararsi una straccio di cena. Diversamente dal solito aveva le spalle curve e uno strano senso di inutilità. Veramente era da qualche giorno che si sentiva così. Sulla porta della cucina si fermò improvvisamente, colpita da una domanda: ma dove erano finiti il suo ottimismo e la sua ben nota combattività?

Cosa aveva determinato questo stato di prostrazione?
Dimenticandosi completamente della cena, la nostra signora tornò indietro, si sedette sul divano e cercò di riprendere il filo di se stessa e cartesianamente cominciò a mettere in ordine, uno dopo l’altro, i fattacci che l’avevano colpita da quindici giorni a questa parte.

Tutto era cominciato la sera in cui era andata dal suo dottore per farsi fare una ricetta e anche per fare due chiacchiere con lui; perché il suo medico era una persona gentilissima e sempre pronta a fornirle la possibilità di una buona risata.

Approfittando della situazione la signora Vecchiottina si era lamentata di momenti (solo momenti, per carità di Dio!) di tanta stanchezza. Il dottore l’aveva guardata pensieroso e aveva detto: «mbeh, sa, signora… È anche un fatto fisiologico, del resto…». Ma si era interrotto improvvisamente e l’aveva guardata con sguardo feroce e aveva sbottato : «SIGNOOORA! Lei ha OTTANT’ANNI! Se lo vuole mettere in testa?».

Compleanno Mariagrazia

Mariagrazia illuminata dalle ottanta candeline

La nostra signora era rimasta scioccata, e aveva piagnucolato: «Ma io ho le botte di stanchezza…».
E lui: «E lei , le botte di stanchezza se le tiene!». (E meno male che non aveva aggiunto: «oh, ecco fatto»).
Tornata a casa, la nostra aveva preso 5 gocce di calmante per le sue ansie, aveva cenato, aveva preso il sonnifero, due paracetamolo per i suoi stramaledetti dolori (le ginocchia no, queste erano oasi di pace), un tazzone di camomilla ed era andata a letto. Ma la mistura infernale aveva sortito uno strano effetto: durante la notte aveva avuto un attacco di sonnambulismo, del quale si era resa conto essendo andata a sbattere contro lo stipite della porta del bagno.

L’indomani mattina si era accorta di aver nascosto, sotto l’effetto dell’attacco di cui sopra, un preziosissimo oggetto senza il quale non poteva andare avanti. A questo disastro aveva opposto una forsennata ricerca per tutta casa, compresa la lavastoviglie e i sacchetti della spazzatura, finché si era convinta di avere gettato l’oggetto quanto mai prezioso nel water e, per fare bene il lavoro, di aver messo in moto le sciacquone. A questo punto si era rivolta al suo Sant’Antonio, promettendo una congrua mancia. Ma non avendo ottenuto la grazia, dietro saggio consiglio della sorella, aveva aumentato la ricompensa. Ed ecco la grazia! Evviva! L’oggetto prezioso era stato rinvenuto sotto l’unico tappeto sotto il quale non era stato guardato.
La ricerca era durata 4 giorni.

Ma da questo momento in poi si era verificata una “strafila” di giornate che no, vortici di malaugurati inconvenienti, gorghi di irrimediabilità, tempeste di coincidenze di carattere negativo. Una vera e propria esondazione di calamità.

Ma povera signora Vecchiottina!… ma poverina! Ma poverella davvero la signora Vecchiottina!

Con Maria Elena

Il brindisi a una donna davvero speciale che, su questo blog, ha ricostruito i tanti tasselli della sua vita intensa. In primo piano, Maria Elena Sini, volotata appositamente da Sassari per la festa. E, in fondo a sinistra, uno dei tre figli di Mariagrazia, Luca, arrivato dall’Olanda.

Il giorno seguente il fortunato ritrovamento, ripensò a  quanto diceva sua nonna, donna religiosissima e degna di ogni rispetto. Diceva, appunto, a proposito di Sant’Antonio, che il santo in questione era venale e voleva essere pagato subito e sull’unghia.  Si era affrettata a cercare nelle chiese del suo paese la statua del santo con la cassettina per le offerte per il pane dei poverelli. Ma niente.
«Qui i casi sono due» – aveva ragionato – «o non esistono più i poveri, o sono rimasta sola a ricordarmi di Lui».
Il giorno dopo aveva preso la metropolitana e si era recata a Milano nella chiesa al santo dedicata, e devotamente ringraziando per la grazia ricevuta, aveva aperto il portafoglio e si era resa conto di non aver preso il denaro! «Poco male» – aveva detto la signora Vecchiottina tra sé e sé – «vado al bancomat. Ma, arrivata allo sportello, si era accorta di aver dimenticato a casa la tesserina! Era proprio il caso di dire MANNAGGIA! Era tornata a casa per ricominciare la stessa solfa il giorno dopo.
Era mercoledì, e correva il 6° giorno dalla famosa visita al medico.
Giovedì, tornata a Milano, versato il suo obolo al santo, chiedendo mille scuse per il ritardo, l’umore nero della signora Vecchiottina era risalito su, fino a raggiungere le vette del buonumore.
Venerdì era andata dal parrucchiere e poiché non si vedevano nubi fosche all’orizzonte, la nostra signora si era convinta che per il futuro tutto avrebbe filato liscio.
MA…
Il sabato, si era recata a Verona per partecipare a un evento. Arrivata alle 7 e tre quarti alla stazione di Lambrate (il treno sarebbe partito alle 8 e mezzo), aveva trovato la biglietteria chiusa e tale sarebbe rimasta fino alle 9,  e dunque aveva dovuto arrangiarsi con quelle infernali macchinette di cui si fidava pochissimo, anzi per niente. Il suo umore si stava rifacendo nero.
«Suvvìa» – si era detta, cercando di non farsi abbattere dalle avversità –  «è una piccola cosa». Il treno l’aveva acchiappato al volo.
Arrivata a Verona aveva sbagliato autobus e aveva dovuto fare una bella scarpinata a piedi per raggiungere la sua mèta, e meno male che aveva le ginocchia bioniche!
Alle 2 e mezzo, trovandosi alla stazione per il rientro a Milano, le avevano rubato il portafoglio. La signora Vecchiottina aveva cominciato a sentirsi  ” poverina… poverella”, ma poiché sia il bancomat sia l’abbonamento ai mezzi di trasporto sia il biglietto del treno erano nella tasca della giacca, serenamente la nostra aveva digerito l’inconveniente.

IO con Mariagrazia

Mariagrazia e Paola colte da Francesco Cianciotta durante il gioco della “spalla assassina”(la signora Vecchiottina dixit). Con Paola che tirava su la spallina del proprio vestito e la festeggiata che invece, zac, la tirava giù… Complicità tra donne sempre più amiche.

«Suvvìa» – si era detta ancora la signora vecchiottina – «è una piccola cosa, solo il disturbo di andare ai carabinieri per fare la denuncia, andare in comune per la nuova carta d’identità, andare alla Asl per rifare la nuova tessera sanitaria…».
L’indomani, domenica, era stato dedicato al riposo assoluto. L’unica cosa che aveva fatto era stato il bucato che però non era venuto troppo bianco, avendo, la signora Vecchiottina, mescolato insieme ai panni bianchi anche uno straccio rosso col risultato di aver trasformato tutto il bucato bianco in un bucato di un meraviglioso rosa confetto. Meraviglioso, sì, ma non bianco. «Vabbé» – si era detta la signora – «è una piccola cosa».
Lunedì mattina, di bon’ora, la signora aveva preso l’autobus e si era avviata alla stazione di carabinieri, ma, arrivata in loco, dopo aver fatto anche un bel pezzo di strada a piedi, aveva trovato che i carabinieri avevano traslocato e non si erano degnati di lasciare un cartello col nuovo indirizzo. Persone incontrate nei dintorni non avevano saputo fornire spiegazioni.
La signora Vecchiottina era tornata a casa sentendosi un po’ (solo un poco) sconfitta. Il pomeriggio l’aveva dedicato alla ricerca del nuovo indirizzo, scoprendo che i militari dell’Arma avevano scelto come nuova sede un luogo situato a a ca’ d’Iddio, senza fermate d’autobus nei dintorni!!!
La signora, a questo punto, era scoppiata a piangere e a singhiozzare, ma ormai era tardi e non si poteva fare niente; la nostra quindi, saggiamente, si era preparata lo straccio di cena di prammatica, e se ne era andata a letto col sonnifero e per di più il tazzone di camomilla.
Martedì, confidando nella forza della sua immaginazione e l’aiuto tecnico di Internet, aveva trovato la soluzione al suo problema: sarebbe andata a Milano, a qualsiasi stazione dei carabinieri situata vicina a una qualsivoglia fermata della metropolitana. Aveva persino telefonato alla stazione di via Moscova per avere conferma della validità di una denuncia fatta fuori sede. Avutane conferma, aveva deciso la spedizione per l’indomani. E così avvenne.
Giovedì era partita di per la spedizione finale. Era andata al comune di Cologno e, denuncia alla mano e fotografie scattate alla macchinetta automatica (del tipo chi l’ha vista), aveva richiesto una nuova carta d’identità e l’aveva ottenuta immediatamente.
Era quindi passata alla sede della Asl, tanto lontana (o così le era parso), e aveva richiesto una nuova tessera sanitaria, e anche questa era stata ottenuta immediatamente. La signora Vecchiottina tirò un sospirone di sollievo: era giunta al traguardo!
….MA….

La torta

Ed eccola la torta. Preparata e servita come sa fare «una vera signora». Definizione che Mariagrazia si è sentita ripetere appena ha emesso il primo vagito.

Arrivata a casa, pensò di riporre immediatamente tutte le carte e i documenti ottenuti in un vecchio portafoglio custodito nel primo cassetto del comò, aprì la borsa con un sereno sorriso e… dalla borsa era sparito tutto: denuncia, carta d’identità, tessera sanitaria.
Era giovedì 16,  domani sarebbe stato venerdì 17 e la signora Vecchiottina sarebbe rimasta a casa… a letto… non si sarebbe lavata, non si sarebbe vestita. Sarebbe stato, venerdì 17, un giorno inesistente, da non nominare. Da non pensare nemmeno. Sabato era sabato, domenica era domenica…
A lunedì ci avrebbe pensato lunedì. Lunedì era un altro giorno.

Ma lunedì ruppe il ferro da stiro,  l’animo della signora Vecchiottina era sotto terra, ma sotto sotto un bel po’.
MANNAGGIA… MANNAGGIA… MANNAGGIA.
Cominciò a piangere disperatamente, non ne poteva più dello stillicidio di disavventure cui era stata sottoposta da 15 giorni. «Ogni giorno una» – singhiozzava la nostra Vecchiottina, sentendo il peso dei suoi ottant’anni – «Ogni giorno una»!
E con lo stomaco pieno di tutti i tranquillanti in suo possesso, se ne andò a letto e dormì di sasso. Avrà avuto un attacco di sonnambulismo? «E chi se ne frega», esclamò furibonda
Martedì faticosamente, e senza alcun entusiasmo, rifece il giro che aveva fatto il giorno in cui aveva perduti tutti i suoi documenti e li ritrovò un po’ qua un po’ là.
Evidentemente Sant’Antonio aveva deciso che la signora Vecchiottina era stata abbondantemente punita per il ritardo, anche se involontario, nell’effettuare il dovuto pagamento. Peggio di Equitalia.

6 Risposte

  1. cara Mariagrazia, è esilarante il tuo racconto, mi ha fatto cominciare la giornata con un sorriso, complimenti!!

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    • Mannaggia Mariagrazia, mi hai fatto venire in mente la famosa catena di sant’Antonio e ora ho capito in realtà cosa è: quella che il santo ti rivolge se non sei puntuale col pagamento, e con tassi da usuraio! E poi mi hai ricordato di quella volta che in corsia d’ospedale una signora si è rivolta all’ortopedico per chiedere cosa dovesse fare la madre che aveva un male a una gamba… Signora, le chiese il medico, quanti anni ha sua mamma? E la signora rispose:”85 dottore!”. E il medico serio rispose:”signora, cosa deve fare… Dica a sua madre di ringraziare la Madonna!”

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    • ….però….sapessi che faticaccia!

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  2. epopea tragicomica…come la vita. grazie!

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  3. p.s. belle foto, bella festa, bella gente! Auguri

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  4. Mariagrazia è da conoscere… non sai cosa ti perdi: grazie a te!

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