La donna scappata dal marito: ora è lui che la accusa. Mentre il giudice l’ha allontanata dai figli

di Paola Ciccioli

Edward Munch, "L'urlo" (1893)

Edward Munch, “L’urlo” (1893)

Vi devo un aggiornamento sulla storia di cui ho scritto il 14 agosto quando, alla fermata dell’autobus, ho incontrato una donna che mi ha raccontato di essere scappata dal marito violento e cocainomane.

Chi ci segue sa che, qualche giorno dopo, non avendo più avuto sue notizie, sono andata a cercare la suora alla quale la donna, appena arrivata in treno a Milano da una città del Sud, aveva chiesto aiuto e l’indicazione di un centro per le vittime di violenza domestica.

Dopo settimane di silenzio, inframmezzate da segnali “incerti”, ieri ho avuto un lunghissimo colloquio con la legale che assiste la donna e sono venuta a conoscenza di fatti molto, molto, gravi. Come purtroppo avevo intuito, è arrivata la conferma di una situazione degradata e “a rischio” nella quale si stanno però ridisegnando – almeno in questa fase – ruoli e comportamenti.

Dalla legale ho infatti appreso che l’uomo ha denunciato la moglie per un reato gravissimo che lei avrebbe tentato di commettere ai suoi danni. Servendosi, per questo, di un ragazzino di 17 anni, cioè minorenne, che sarebbe già stato sentito dagli inquirenti. Nel frattempo, la magistratura ha deciso «l’allontanamento di lei dalla casa familiare» e dunque dai suoi tre figli.

Mi limito, oggi, a queste poche asciutte parole, scegliendo di continuare a non fornire alcun dettaglio che possa far risalire ai protagonisti di questa vicenda che, con il passare delle ore, sta assumendo i contorni anche della cronaca nera, “nera” in molti sensi.

Quando ci sono di mezzo bambini e adolescenti – i tre figli della coppia e il diciassettenne “testimone” – la mia scelta va nella direzione, sempre e ostinatamente, della loro tutela.

 

* Illustro questo post con l’immagine che più di ogni altra sintetizza il mio stato d’animo: l’angoscia dell”Urlo” di Edward Munch.

 

 

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2 thoughts on “La donna scappata dal marito: ora è lui che la accusa. Mentre il giudice l’ha allontanata dai figli

  1. cara Paola, immagino il riserbo che tu, dopo aver pubblicamente denunciato una storia di “ordinaria violenza” raccolta per strada per caso da una giovane donna, oggi sia tenuta ad avere nei confronti di questa vicenda, nel momento in cui essa sta diventando “cronaca” e chiama in causa testimoni, accuse, capi di imputazione, versioni differenti a confronto.
    D’altra parte, quando gli episodi di violenza si svolgono all’interno della propria casa, lontano da occhi che possano parlare, chiunque usa violenza si sente libero, le parole volano leggere anche se pesantissime. E’ quando cominciano ad esserci dei testimoni, come è il caso di una violenza denunciata o finita in prima pagina, che quelle stesse parole vengono pesate, negate, a volte usate contro chi ha osato denunciare. In una parola, si deve dar conto di parole e fatti.
    Fai bene a non voler dare ulteriori dettagli sulla vicenda, a tutela di tutti i suoi protagonisti, ma credo anche a tutela tua. Immagino l’angoscia per il degrado che, come fosse un velo, hai involontariamente scoperto. Un solidale saluto

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  2. E’ una storia molto molto delicata. E la sua gestione, confesso, non è semplice. Ho sentito di nuovo l’avvocata della donna poco fa, la questione è di competenza sia della magistratura civile che di quella penale che di quella minorile.

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