Serenità è farsi trascinare nei ricordi dalle nuvole, cullata dal chiacchiericcio dei figli

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia, a Sassari, ricorda, riflette e scrive (la foto è del figlio Francesco Cianciotta di cui lei ha delineato un bellissimo ritratto per il nostro blog)

Mariagrazia, a Sassari, ricorda, riflette e scrive (la foto è del figlio Francesco Cianciotta al quale lei ha dedicato un bellissimo ritratto sul nostro blog)

Narrano le cronache famigliari che all’età di 5 anni chiesi a mia Nonna: «Nonna, tu che sei un’antica romana, all’epoca tua, quando tu eri piccola, c’era il velluto?».

Ecco, a dir la verità, non ricordo perché fossi così intensamente interessata all’esistenza del velluto in epoche antiche, ma posso dire che il mio ragionamento non faceva una grinza: Nonna è romana, Nonna è antica, e dunque è la persona giusta a cui rivolgermi per ottenere una risposta esauriente.

Attenzione! Antica, non vecchia…..le cose vecchie possono essere sostituite, le cose antiche no, vanno tenute in grande considerazione… È pure vero che le cose antiche prima di diventare tali sono passate per il vecchio….

Ho ripensato a questo episodietto quando un giorno mi son sentita dire dai figli:

«Tu sei una signora antica… tu hai ricordi di un mondo che non c’è più… Ricorda , mamma, racconta… ricordati e raccontaci».

Mbeh…… è stato piuttosto gratificante.

Col pensiero ripercorrevo tutto questo una mattina di agosto quando, in macchina, andavamo da Sassari a Stintino.

Nuvole in viaggio arrivando a Stintino. (La foto è stata postata su Facebook da Patrizia L'Astorina)

Nuvole in viaggio sopra Stintino. (La foto è stata postata su Facebook da Patrizia L’Astorina)

Il cielo non era proprio pulito, quel giorno. Qualche nuvoletta leggera leggera stava attaccata lassù, e il cielo sembrava un fondale di teatro. Era così bello da sembrare finto.

Chissà perché  quando qualcosa è veramente bella si dice che sembra finta….

Mi sentivo quasi cullare dal chiacchiericcio dei figli; non seguivo l’argomento del loro dialogare e forse non era importante, ma le loro voci mi rassicuravano.

Guardavo il cielo, segnato  dal disegno dei cavi della luce che passavano di traliccio in traliccio con una curva morbida: disegnavano losanghe, quadrati e poi lunghe linee parallele… e ancora sembravano incrociarsi e disegnando ancora triangoli, quadrati, losanghe… e anche i tralicci erano belli: alcuni sembravano alberelli di natale, altri sembravano omini con le braccia alzate verso il cielo, altri ancora mi facevano tornare in mente le piccole terracotte nuragiche rappresentanti la Dea Madre, viste  in un museo pochi giorni prima.

Stavo quasi per aprire bocca e comunicare le mie poetiche osservazioni ai figli ma mi sono fermata; ero sicura che sarei stata presa in giro. Ho lasciato perdere, dunque, e ho continuato a osservare il cielo e la campagna e a fare le mie considerazioni, silenziosamente.

Il fieno da poco era stato tagliato, e qua e là per i campi riposavano grosse balle di fieno, tutte perfettamente uguali, ma non poste in perfetto ordine geometrico, come  ricordavo io, quando l’erba veniva falciata  a mano e venivano lasciati quei grossi mucchioni che si chiamavano covoni, e si rimaneva in attesa che l’erba si asciugasse e diventasse fieno. Nel frattempo i contadini accendevano ceri a tutti i santi chiedendo un sole caldo e brillante. E c’era nell’aria un odore penetrante di erba tagliata.

E intanto continuavo a guardare il cielo disegnato dai cavi della luce e il disegno, man mano che proseguivamo, si faceva sempre più fitto e complicato e i tralicci erano sempre più numerosi…

Sempre di più, sempre di più fino a fermarsi alla centrale elettrica da cui in realtà partivano.Bella anche lei, la centrale elettrica,  complicata di attrezzature, di appoggi, di fili grossi… sempre più grossi, che andavano di qua e di là in un apparente e complicato groviglio.

… e poi poco distanti le belle pale eoliche che, arrampicate lassù, su un altissimo palo bianco, si muovevano dolcemente, mollemente, e con grande alterigia, alimentavano la centrale elettrica.

Pale eoliche sullo sfondo delle Saline di Stintino, in Sardegna.

Pale eoliche sullo sfondo delle Saline di Stintino, in Sardegna.

No!  tutto questo, né i fili, né i tralicci, né la centrale, né le pale eoliche, disturbavano la vista dei campi arati, delle viti, che correvano sulle colline, né dei grossi ‘ciuffi’ di fichi d’India… No davvero: anzi, la natura sembrava uscirne come rafforzata e sottolineata da tanta modernità.

A questo punto mi sono ricordata improvvisamente di una vecchia fotografia che qualche tempo fa, ravanando nel mitico scatolone delle foto, mi è capitata tra le mani.

In questa foto c’era mio nonno, con i suoi operai che piantavano un palo della luce durante i lavori di elettrificazione dell’Agro Romano.  I lavori erano commissionati da quella che oggi si chiama Enel, che quando io ero bambina si chiamava Società Romana di Elettricità e che all’epoca della foto in questione si chiamava Società Anglo-Romana…

«Figurati tu, quanto è antico è il fatto!» – ho ragionato, rifiutandomi però di fare  calcoli esatti.

Ho pensato solo che all’epoca di mio Nonno non c’erano ‘tralicci’ svettanti al cielo, ma pali, tronchi d’albero, da piantare nel suolo fermandoli bene con pietre e terra.

Quando tornerò a casa cercherò e ritroverò questa fotografia e la guarderò come una cosa preziosa , testimonianza di un tempo che non c’è più.

E la metterò in cornice per ricordare sempre questo magico momento di serenità.

 

 

 

Una Risposta

  1. Cara Mariagrazia, domenica (grazie all’artista Nicola Di Caprio) sono andata a vedere la mostra di Joan Jonas, classe 1936, all’Hangar Bicocca. Mi ha colpito molto, e mi ha fatto pensare a te e a quello che hai scritto in questo post, una installazione dal titolo: “The Shape, The Scent, The Feel of Things”. Ho chiesto una foto all’ufficio stampa e comunque, se vuoi, torniamo insieme a vederla. Non solo cinema! Un abbraccio

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