Palma Vitae, per le donne che vogliono ritrovare la propria vitalità dopo i maltrattamenti

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Ermelinda Palmeri durante la sua lettura. Tutte le foto sono state scattate con il cellulare da Saverio Bianco

di Angela Giannitrapani – da Selinunte

La palma è una delle piante che in natura esprimono perfezione. La sua chioma a ciuffo agita al vento i rami, come ventagli. Il fusto slanciato ha solo l’apparenza della fragilità: pronto a piegarsi alle sferzate delle intemperie, non si spezza e i suoi datteri nutrono, dando energia. La palma evoca la donna.

Questo dice Giusi Agueli, presidente dell’Associazione a sostegno della Donna di Castelvetrano, Palma Vitae ed è per questo che il logo dell’associazione ha una palma il cui fusto è un corpo di donna. È  appena nata, a metà maggio 2014 e già a fine agosto, in questa instabile e inusuale estate, si è presentata a un pubblico attento di donne e uomini raccolti in un posto speciale: il CAM di Selinunte (Campus Archeologico Museale di Triscina di Selinunte), ospitato nel ristrutturato Baglio Calcara.[1]

Ciò che colpisce di quanto dice la presidente è che l’Associazione non si propone solo di accogliere e aiutare le donne vittime di maltrattamenti e violenza, ma di usare una tale circostanza per ricostruire, o costruire addirittura, una solida struttura interiore nelle donne, fare riaffiorare la consapevolezza e la valorizzazione delle proprie capacità, della vitalità e dei valori di ciascuna perché si rafforzino e si possano radicare.

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La presidente Giusi Agueli e la vice presidente Marilena Campagna illustrano le finalità dell’associazione Palma Vitae

Un lavoro, dunque, non solo terapeutico o di prima emergenza, ma soprattutto di tipo culturale che vada più lontano e sia più duraturo. In questo programma, naturalmente, rientrano tutte le donne, anche quelle non pressate dalla drammaticità contingente, gruppi allargati nei quali chi chiede aiuto è pari a chi si propone di darne e chi lo dà ne riceve da coloro che lo hanno inizialmente richiesto. Una macchia d’olio che si allarga a tutto il territorio, con iniziative culturali e sociali mirate ma integrate, dove la distinzione tra vittime e non si assottiglia, accomunando tutte.

Bravissime lettrici hanno letto brani da vari testi attraverso i quali il pubblico ha assaporato l’idea stessa di donna, scritta da altre donne. Qualche danza di flamenco eseguita dalla ballerina Laura Bonfiglio Baile, antiche canzoni sefardite, altre tratte da testi misti in arabo e spagnolo, provenienti dal territorio attorno a Salemi e cantate dalla voce gitana di Alejandra Bertolino Garcia hanno attraversato un cielo nero e stellato.

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Il logo di Palma Vitae

E tutto il cortile dell’antico baglio, oggi centro di scavi, di restauro e di ricerca archeologica, ha risuonato di voci forti. Di voci di donna.

[1] Il Baglio Calcara, esempio elegante e funzionale di ristrutturazione conservativa, è un antico edificio agricolo con il caratteristico cortile sul quale si affacciano le varie facciate della struttura. Al centro l’usuale gebbia, vasca con mulino di pescaggio dell’acqua del pozzo, sovrastata da una ammiccante statua di donna a mezzo busto. Serviva ad annaffiare l’ampio uliveto, tuttora fruttifero. Ma, sotto le radici dei centenari alberi ritorti, la terra custodisce un immenso patrimonio archeologico, con reperti inumati, urne, vasellame e utensili. La fondazione Kepha lo gestisce in proprio e ne è la finanziatrice. Ma l’anima del Centro archeologico e museale è il suo direttore, Giovanni Miceli e, naturalmente, l’equipe di valenti archeologi, antropologi e disegnatori, ma anche di esperti scavatori che conoscono il terreno palmo a palmo.

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