Carolina Morace: «Tavecchio è lo stereotipo dell’italiano approssimativo, scelto per il posto sbagliato»

di Paola Ciccioli

Carolina Morace: è stata giocatrice ad altissimi livelli, allenatrice di club maschili e femminili, commissaria tecnica e commentatrice sportiva

Carolina Morace: è stata giocatrice ad altissimi livelli, allenatrice di club maschili e femminili, commissaria tecnica e commentatrice sportiva

Cominciamo dalla fine. Andrea Colombo, studente all’università Bicocca, per superare la seconda prova dell’esame di Psicologia delle influenze sociali concorda con me un tesina sulle donne nel calcio e la intitola “Il più maschilista degli sport”. Calciatore e, per così dire, cultore della materia, per approfondire l’argomento come si conviene contatta a Perth Carolina Morace che in Australia «guida un’accademia di calcio femminile». Lui le manda via mail alcune domande, lei risponde per iscritto in modo asciutto.

Ero già d’accordo con Andrea che avrei pubblicato il suo lavoro. Ma quando è esploso il caso Carlo Tavecchio, il candidato alla presidenza della Federazione italiana gioco calcio che straparla quotidianamente di donne, atleti di colore e assassinii eccellenti, ho dato un’acceleratina alla “messa in pagina”. Chiedendo ad Andrea di ricontattare Carolina Morace e di chiederle se volesse fare un  commento sul candidato Tavecchio e sulle sue improponibili dichiarazioni.

Ecco la domanda aggiuntiva:

«Le chiedo quindi se è gentilmente disposta a esprimere un parere sulle “uscite” di Carlo Tavecchio che ha detto “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili” e  “l’Inghilterra individua dei soggetti che entrano se hanno professionalità per farli giocare. Noi invece diciamo che Opti Pobà è venuto qua, che prima mangiava banane, e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”».

Con la puntuale risposta:

Morace 2

Carolina Morace ha debuttato in Nazionale nel 1978

«Conosco Carlo Tavecchio da tanti anni e posso dire che l’impressione che ho tratto è che non sia razzista di genere né di colore della pelle. Tavecchio rappresenta la cultura o non cultura della nostra società.
Le sue esternazioni, ritenute gravi e offensive dai media e dalle più alte cariche sportive italiane e internazionali, lo hanno sorpreso e, sicuramente, ferito.
Tavecchio non ha considerato la portata negativa delle sue parole e ciò indica che le sue affermazioni fanno parte della sua normalità quotidiana e di tutti quelli che lo sostengono.
Tavecchio ha cercato di fare qualcosa per il calcio femminile, magari senza troppa convinzione, ma questa sua politica, questo suo modo di esprimersi rappresentano lo stereotipo dell’italiano di una certa età e con  una cultura certamente approssimativa.
In Italia sono tante, troppe, le contraddizioni e le ingiustizie, e abbiamo il primato mondiale nello scegliere le persone sbagliate nei posti sbagliati.
Grazie Carolina».

Andrea ha svolto questo lavoro extra accademico (l’esame e il relativo voto tondo sono già archiviati) mentre era affannato a preparare gli zaini perché oggi doveva partire con gli scout. «Tra l’altro vado in mezzo ai boschi», ha ansimato al telefono, spiegandomi preoccupato che non sarebbe stato nelle condizioni di dirmi se Carolina Morace avrebbe risposto e, se sì, di girarmi il suo parere su questa molto poco edificante candidatura al vertice della Federazione che governa, oltre che il più maschilista, anche il più seguito e miliardario tra gli sport (almeno in Italia).

Tutto, invece, è andato a buon fine.

A domani per l’intervista di Andrea Colombo alla prima donna che nel nostro Paese ha allenato una squadra di calcio maschile.

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